Attesa

In attesa che la guerra in Iraq …, che la crisi economica …, che il riscaldamento del pianeta …, che nuove fonti di energia pulita …, che i potenti “si decidano a mettersi d’accordo” …, ecc…, le attese del mondo contemporaneo sono infinite. Forse perché il mondo contemporaneo è sostanzialmente una promessa favolistica. C’è disoccupazione? Allora si promettono un milione di posti di lavoro, anche se la realtà industriale attuale non ha bisogno di lavoranti, anzi ha bisogno di eliminare il lavoro umano.

Il lavoro umano costa, lo stipendio, nell’area ricca del pianeta, non serve per mantenere vivi i lavoratori come succede in Cina o in aree emergenti del pianeta, ma è indispensabile per alimentare il consumismo e quindi l’industria, che però non ha bisogno di uomini ma di schiavi. Le macchine sono degli ottimi schiavi, consumano solo energia, ma lavorano giorno e notte senza protestare. Nell’800 si favoleggiava che le macchine avrebbero liberato l’uomo dalla fatica del lavoro ora, che la promessa si sta realizzando, ci accorgiamo che (liberano) eliminano l’uomo dal lavoro, ma non dalla fatica di vivere. Tutti capiscono che ciò che ci vuole è il Denaro, non conta come ottenuto: vinto alla lotteria, ereditato, vinto in “borsa”, negli affari più o meno sporchi, rubato. Tutti hanno capito, anche gli immigrati, che non è lavorando che si ottiene Denaro. Ebbene, in attesa che tutto ciò termini, perché tutto termina, cosa facciamo?

Nel Bagawhat Gïta, frammento del Maabarata, ‘Grande poema’ indù, si racconta che il principe Ariuna era schierato, sul suo carro da guerra, alla testa dell’esercito in attesa della battaglia. L’auriga, che in realtà era Krisna, in attesa della battaglia o della morte, lo istruisce sullo Yoga. Ebbene questo insegnamento che ci proviene da un’antica saggezza è ciò che ognuno di noi deve fare. Tutti siamo in attesa, la vita è come una sala d’aspetto; qualcuno è appena arrivato e dovrà attendere a lungo, per altri la partenza è imminente, per tutti c’è il problema “d’ingannare l’attesa”. e non lasciarci ingannare. Il futuro non deve svuotare il presente, questo è il grande inganno che il mondo contemporaneo cerca di imporci con straordinaria efficacia e, troppo spesso, ci riesce convincendoci di sprecare il tempo dell’attesa in un modo qualsiasi, vuoto, assente, così tanto per fare, consumistico appunto. Il tempo dell’attesa, invece, è tutto ciò che abbiamo per dare senso, unicità, un valore che trascende passato e futuro, il tempo dell’attesa è la nostra vita, non rendiamola inutile. Facciamo ciò che siamo certamente in grado di fare ed è molto. Se siete ancora incerti, rientrate in voi stessi e ascoltatevi.


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