Dicembre

Nel ciclo annuale, Dicembre porta con se, sempre, come in scatole cinesi, la fine dell'anno solare, il solstizio con l'inizio dell'inverno, il Natale e l'abete consacrato al giorno della nascita del Fanciullo divino. La terra espira, si fa rigida e fredda, il sole riduce la sua luce e calore. Le piante smettono di proliferare e si riducono ad uno stato comatoso. L'inverno è la stagione che favorisce nell'uomo l'attività introversa del pensiero a discapito dell'attività fisica estroversa.

Nel ciclo annuale, Dicembre porta con se, sempre, come in scatole cinesi, la fine dell'anno solare, il solstizio con l'inizio dell'inverno, il Natale e l'abete consacrato al giorno della nascita del Fanciullo divino. La terra espira, si fa rigida e fredda, il sole riduce la sua luce e calore. Le piante smettono di proliferare e si riducono ad uno stato comatoso. L'inverno è la stagione che favorisce nell'uomo l'attività introversa del pensiero a discapito dell'attività fisica estroversa. L'ultimo mese dell'anno ci consente di volgerci ai ricordi degli avvenimenti trascorsi, belli o brutti comunque superati, ma che vanno elaborati per essere "sale", nutrimento, per la nostra vita futura. La ricerca del calore interno, riparato, evoca il calore della concentrazione accanto al fuoco e alla sua luce, sostitutiva della luce cosmica di cui si è in attesa. Il passato, la storia, le favole per i bambini, sono adatte a questo mese, come la raccolta e l'immagazzinaggio dei prodotti della terra.

Nell'alfabeto arboreo druidico, dove ogni lettera prende il nome da un albero o da un arbusto di cui è l'iniziale, l'abete bianco – ailm – corrisponde alla prima lettera. Fin dall'antico Egitto l'abete fu considerato un albero della Natività, non meno antico della palma perché era la pianta sotto la quale era nato il dio Biblos, il prototipo dell'Osiride predinastico egiziano. In Grecia l'abete bianco – elàte – era sacro alla dea Artemide, cioè alla luna, protettrice delle nascite. Portava lo stesso nome dell'abete bianco Elàte, la dea della luna nuova detta anche Kaineìdes, da Kainìzo, rinnovare, recare cose nuove. Nel calendario celtico l'abete era consacrato al giorno della nascita del Fanciullo divino: giornata supplementare che seguiva al solstizio d'inverno. Il legame fra l'albero e il solstizio è documentato nei paesi scandinavi e germanici, dove nel medioevo ci si recava poco prima delle feste solstiziali nel bosco a tagliare un abete che, portato a casa, veniva decorato con ghirlande, uova dipinte e dolciumi. Intorno all'albero si trascorreva la notte allegramente: un'usanza radicata, se nel XV secolo Geiler von Kayserberg, un predicatore della cattedrale di Strasburgo, condannava gli eccessi orgiastici di quella notte passata intorno all'abete. Condanna da rinnovare oggi per tutte le festività natalizie trasformate, anziché nella festa della luce e della nascita della coscienza individuale, dell'Io, nella più immonda e sfrenata orgia consumistica che ottenebra la coscienza e distrugge in poche ore quantità inaudite di energia, di risorse, di cibo, inutile e dannoso. Comportamento obbligatorio, imposto da una ritualità sociale che si identifica, non più in Cristo, ma nel dio "Denaro". "Demone" che si impone e sostituisce tutte le antiche celebrazioni.


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