Invito alla catastrofe

Per le cose della natura si usavano termini superlativi come: magnifico per un tramonto, sublime per l'alba, orrido per un burrone, sconfinato per il mare. E' possibile, quando si è circondati dalla natura selvaggia, provare "panico", quel sentimento che i greci attribuivano all'azione del dio Pan.

 Perdere l'orientamento, essere sopraffatti dal terrore di non più dominare l'ambito che ci orizzonta, perdere l'equilibrio sentirsi precipitare o risucchiare nello spazio gravitazionale, l'emozione di trovarsi difronte all'intero universo, sono tutte esperienze che l'uomo contemporaneo non può più fare se non in rare e costose occasioni, in luoghi rarefatti e protetti dall'Unesco.

Oggi, da ogni parte, vediamo i segni di un rassicurante degrado, che ci fa sentire a casa propria in ogni luogo della terra, discariche ovunque! Lo spezzettamento in frammenti di qualsiasi cosa: montagna, pietra, città, casa, albero, segatura, dettagli ripetuti all'infinito, cumuli di ogni mercanzia che un tempo erano segnali di abbondanza, ricchezza favolosa, perché rarissimi o meglio esistenti solo nel paese di "cuccagna" oggi sono ripetuti ad ogni capannone, che si riproduce simile a se stesso ai margini delle strade del mondo senza "panico".

Da "Pan", tutto. L'immagine dell'intero è perduto non si trova o meglio è sostituita artificiosamente. Proviamo ad entrare in quelle enormi trappole per  eroici consumisti , come un "Iper – mega – super – mercato". Si entra e non si sa come e quando si potrà uscire, il labirinto è evidente,  anche se attenuato da "fili d'Arianna"  che promettono di condurti nella stanza del tesoro. La caverna è strepitosa, rigorosamente buia (senza luce solare), ma illuminata di luce propria, come nell'immaginario fantasmatico oro e gemme brillano.

Monumenti di scatolame, piramidi di barattoli di ogni mercanzia industriale, accatastati oltre ogni lecita dimensione, per destare la meraviglia dell'abbondanza e della felice e facile preda da prelevare. Oltre ogni umana necessità le offerte si susseguono in un vortice di richiami di cose sempre più inutili e per questo desiderabili. Messe in ordine per categoria e prezzo, lucidate ed etichettate, infiocchettate, confezionate, incartonate e colorate sono esattamente le stesse merci che si trovano nelle discariche, quei luoghi immondi che apparentemente nessuno vuole, ma che stanno diventando il modello estetico delle nostre città.

Chi non ha speranza per il futuro, chi non vuole prendere a cuore nulla, chi non si ama e quindi odia il prossimo è invitato a visitare il luogo dove si rappresenta " la catastrofe", la grande discarica lucidata è speculare all'egoista che non vuole avere responsabilità dell'ego.


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