L’editoriale di Febbraio

QuantitĂ 
La perdita della “misura” è uno dei problemi che sconvolgono la vita degli individui e, a quanto sembra, degli Stati Nazionali contemporanei. Quali siano le cause di questa “acquisita incapacità” non è cosa semplice da definire. Qualcuno può ritenere che la causa sia il fenomeno della globalizzazione che, rompendo i confini tradizionali degli Stati, delle dogane, imponendo la “libera” circolazione delle merci, ha rotto un rapporto, quasi visibile, tra merci e territorio.


L’inganno, il trucco illusorio, sta nella definizione di “libera” a una cosa che per propria natura non può esserla: sia la “circolazione” sia le “merci” sono per definizione imbrigliate, eterodirette, incanalate, condizionate, spesso imposte. Assistiamo alla scomparsa dei limiti, che nel secolo scorso erano evidenti: ideologici oltre che fisici, territoriali e culturali, mentre ora sembrano, solo a pronunciarli, blasfemi.
Qualcosa di nuovo sta avvenendo nell’evoluzione umana, una sorta di sconfinamento: alla scomparsa dei limiti corrisponde una perdita della “misura”, così connessa con la visione scientifica del mondo. Solo ciò che è misurabile è concreto e verificabile, contrapposto al vago sogno o all’ancor più indefinibile visione spirituale, spesso sinonimo di illusione, oppio, cibo per allocchi.
Eppure il dominio incontrastato della quantità governa il mondo, ma è senza limiti, misurabile all’infinito, teoricamente, in eterno. Il Denaro quando non è dentro un sistema chiuso, un corpo sociale, un territorio, una nazione, una federazione, una organizzazione mondiale, un pianeta, governato in modo da impedire che si accumuli e al contempo garantendone la circolazione e il valore, in corrispondenza alle leggi economiche, diventa una mostruosa divinità, un demone scatenato.
Rudolf Steiner paragona il denaro al sangue nel corpo umano, pregi e difetti sono simili. Se si accumula eccessivamente in un organo provoca anemia all’intero organismo e necrosi, se esce dal corpo, ugualmente il sangue denaro provoca la morte. Il denaro è pericoloso come il sangue. Il Denaro-sangue, può diventare come una divinità, assolutista, piramidale, crudele, terribilmente sanguinaria; può annullare ogni pietà, ogni altro valore che non sia se stesso, provocando morte e/o esaltazione ossessiva, in ogni uomo che ne sia dominato.
Facilmente, quando l’uomo subisce l’alienazione tipica del Denaro, perde il contatto con la realtà, la natura delle cose e sentirsi, esso stesso, una divinità sentendosi senza limiti, sopra ogni legge, come il suo padrone (simbiosi possessore posseduto), oppure, alla sua perdita (distacco più o meno momentaneo dal Denaro), schiacciato, portato alla disperazione e al suicidio, per la perdita di “valore” quantitativo. L’alterazione che è evidente, nell’attuale stato di crisi mondiale, è la disperazione dei ricchi più che dei poveri. Certo, chi non possiede non è posseduto, protesta, sciopera, manifesta sostanzialmente per la vita, non tanto per il denaro. In una società in cui la piramide dei valori è quantitativa, la base quasi senza quantità, a un’ulteriore perdita, si sente espulsa dal contesto sociale. Il dramma è esaltato dalla contraddizione tra l’inerzia consumistica esasperata oltre ogni limite, per garantire la ricchezza di pochi e la pochezza dei mezzi concreti per garantire i consumi minimi indispensabili a molti.
Come uscire senza cambiare paradigma? Il nostro pianeta è tondo non infinito. La quantità è limitata. Dobbiamo liberarci dai demoni possessivi. Tornare alla natura e crescere sì ma in coscienza. La misura umana è la salvezza, ma non la troviamo in banca, non è acquistabile in nessun mercato globale. La lucidità necessaria per contrapporre alla quantità la qualità deriva dalla sobrietà dei gesti quotidiani. Come mangiamo, come vestiamo, abitiamo, ci moviamo: domandiamoci se sono degni dell’uomo o di un posseduto?

Biolcalenda Febbraio 2012


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