Limite

La parola che deriva dal latino (limes – itis) forse da limus ‘obliquo’ cioè “linea di confine naturale”, non ha attendibili corrispondenze precedenti o fuori dall’ambito italico.

Curiosamente i Romani che sembravano non avere limiti alla loro espansione e che crearono un impero tra i più espansi della storia, osservavano con attenzione il limine (limen – inis = soglia, limitare) o il limitare e persino il limbo (limbus ‘lembo’ nel senso di marginale). Avevano una divinità a esaltare il mistero tra dentro e fuori, tra l’aldiquà e l’aldilà: Giano bifronte, il dio della soglia.

Sappiamo tutti quanto sono pericolose, per sé e per gli altri, le persone a cui manca il senso del limite, in genere si dice che abbiano un egoismo sconfinato, appunto. L’egolatria, sostituto relativamente recente dell’idolatria, in cui l’io diventa idolo da adorare, esaltare, celebrare, portare in processione, malattia infantile, molto umana, che si manifestò, forse per la prima volta, in quel popolo collerico che costituì l’Impero di Roma. Se Roma aveva un alto senso del limite (ogni Cesare aveva il suo Bruto), oggi sembra perduto, perché il potere è rappresentato dal Denaro, divinizzato oltre ogni etica, estetica ed eros. Nessuno può mettere un limite al denaro, il denaro giustifica ogni massacro, ogni degrado, ogni nefandezza, ogni illegalità, ogni perversione della realtà. Se continua in questo modo, il dominio del Denaro “demoniaco”, arimanico, che oscura ogni intelligenza, ogni scienza, ogni economia, l’umanità intera è perduta. La natura, lo stesso pianeta terra, dovrà intervenire per eliminare dalla sua superficie un parassita che non ha più limiti, che ha disimparato le leggi dell’economia. E’ stretta la relazione tra economia ed ecologia (essere vivente e suo ambiente); quando, accecati dal profitto, distruggiamo l’ambiente, l’essere vivente muore. I tempi della natura sono più ampi dei meccanismi costruiti dall’uomo (un motore si spegne immediatamente se si interrompe il flusso), un fiore reciso contiene ancora un “etere” vitale che lo fa spegnere lentamente, così l’uomo che recide sistematicamente i suoi legami con le leggi naturali sopravvive ancora un poco, ma in realtà s’è suicidato. Dobbiamo urgentemente imparare, addestrandoci al “senso del limite”: per poterlo fare dovremmo sviluppare il “senso della fine”, come la vista è in relazione con la luce, così i nuovi sensi si sviluppano in relazioni inscindibili. Se il denaro esce dal sistema economico, provoca la morte dello stesso, se l’economia esce dal sistema ecologico provoca la morte dell’ambiente, quindi dobbiamo imparare a vedere i limiti e non superarli. Il degrado che nel presente coglie l’uomo è la cecità della fine, meglio dire la perdita del fine: a quale scopo avere più denaro del necessario, più ricchezza, più potere; la perdita di uno scopo, del fine, ci porta all’irrazionale, oltre il limite.

Biolcalenda Dicembre 2011


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