Una prospettiva per il futuro

La scomparsa di Silvano Parisen è giunta come un fulmine a ciel sereno nelle nostre vite. I tanti messaggi ricevuti, la commossa partecipazione al suo funerale, sono il segno tangibile del grande bene che Silvano ha saputo seminare nel corso della sua vita.

In chi ha avuto la fortuna di conoscerlo rimarrà il ricordo di un uomo mite, elegante nei modi, rispettoso delle persone, animato da profondi ideali e capace di trasmetterli col suo esempio.

Per noi della Biolca, il dolore e lo smarrimento sono se possibile ancora più forti. Perché questa associazione era la “sua” associazione, la creatura a cui ha dedicato negli anni tempo ed energie, in tutti i modi possibili. In tanti ci siamo chiesti subito: come andare avanti senza Silvano? Chi potrà colmare il vuoto di pensiero che ci lascia e al tempo stesso rispondere al mare di incombenze che un’associazione richiede per funzionare con la stessa efficacia e il medesimo entusiasmo? Sono domande che chiedono una risposta in tempi celeri, se davvero desideriamo che un progetto nato alla metà degli anni Settanta e sviluppatosi in tante forme lungo questi decenni abbia un futuro. Ma non sono le uniche domande che oggi bussano alla nostra porta, e forse nemmeno le prime. Un’altra, ancor più delicata, richiede di essere affrontata e risolta: cosa vogliamo che sia, questo futuro?

La Biolca è stata fin dalla sua nascita un punto di riferimento e un modello per migliaia di persone che attraverso questo giornale, i corsi organizzati, la presenza alle fiere, le pubblicazioni, le cene, le conferenze hanno incontrato non solo il pensiero steineriano, la cucina vegetariana e l’agricoltura biologica e biodinamica, ma sono state coinvolte in un laboratorio di riflessione sull’uomo, sui suoi stili di vita e il suo rapporto con l’ambiente che lo circonda.
Per molti, è stato il trampolino da cui prendere lo slancio per dar vita nel proprio territorio ad altre realtà, che fossero associazioni, aziende agricole, negozi, siti internet in cui mettere a frutto quanto imparato. Per altri magari è stata solo una parentesi nel fluire di impegni ed esperienze. Ma per nessuno, crediamo, è stato tempo perso. E adesso, cosa succederà?
“Dalla cultura un’educazione permanente per la sobrietà dei bisogni”, si legge sotto la testata di Biolcalenda. Non è solo uno slogan, ma un programma di vita alternativo a quello che la società massificata dei consumi ci propone. E se il punto d’arrivo, la sobrietà dei bisogni, inizia a farsi strada tra quanti si interrogano sulle cause del cambiamento climatico e sulle storture di un modello capitalistico che passa di crisi in crisi senza trovare la forza di riformarsi, “cultura” ed “educazione permanente” sono le grandi escluse oggi dal dibattito pubblico. Eppure è da lì, e solo da lì, che può partire un autentico cambiamento.
Noi ne siamo convinti. Ma sentirci e saperci dalla parte del giusto non basta. Anzi, a volte rischia di portarci in un vicolo cieco.
Certo il futuro non sarà una semplice ripetizione del passato. Le formule di ieri già non bastano per l’oggi e non serviranno per il domani. L’eredità dei padri va sempre vivificata e attualizzata, mai imbalsamata e ripetuta stancamente, se vogliamo che non si estingua, che abbia ancora la forza e l’efficacia necessaria a parlare alle generazioni che oggi si affacciano al mondo adulto.
Se questo è sempre vero, crediamo lo sia a maggior ragione in questo momento storico. Due anni di pandemia – quale che sia il giudizio che vogliamo dare del Covid, delle scelte sanitarie, delle politiche adottate dal governo – hanno segnato una cesura profonda che è destinata a rimanere segnando un “prima” e un “dopo”.
Basta guardarsi attorno per verificarlo, senza lasciarsi ingannare dagli annunci sul mirabolante aumento del Pil. Dal punto di vista economico ci lasciamo alle spalle migliaia di imprese ed esercizi commerciali chiusi e decine se non centinaia di migliaia di nuovi disoccupati. Il mondo della cultura (cinema, teatri, musica) è in ginocchio, il mondo della scuola si è dimostrato clamorosamente inadeguato a garantire il benessere dei nostri ragazzi, il mondo dell’associazionismo si è ritrovato paralizzato così come tante altre realtà di aggregazione sociale a partire dalle parrocchie.
Ma soprattutto – ed è la cosa di cui meno si ha il coraggio di parlare – già tocchiamo con mano l’esplodere di problemi psicologici, l’aumento del numero di suicidi, l’acuirsi delle solitudini, il crescere di tensioni e divisioni nella società. I bambini e i giovani, in particolare, sono le grandi vittime sacrificali di politiche che, in nome di discutibili strategie di prevenzione, hanno cancellato i sorrisi dai volti, proibito la condivisione di giochi, tempi e spazi, impedito ogni forma d’incontro per lunghi mesi, allentato i legami familiari fin quasi a spezzarli, trasformato persino un abbraccio in un attentato alla salute pubblica.

Quali saranno gli effetti di tutto ciò, nel lungo periodo, sarà da vedere. A un’associazione come La Biolca l’attuale scenario pone due ordini di problemi che è indispensabile affrontare con il contributo di quanti hanno a cuore il cammino fin qui svolto.
C’è un problema di ordine materiale ed economico che rischia di diventare assillante nel breve volgere di pochi mesi: sono diminuiti i corsi che è stato possibile organizzare, sono diminuiti gli stessi partecipanti, sono diminuite di conseguenza le iscrizioni e/o i rinnovi, è diminuita la pubblicità raccolta attraverso Biolcalenda perché tanti nostri sponsor hanno incontrato grandi difficoltà e a volte sono stati costretti a chiudere la propria attività.
Non sono diminuite invece le spese, anzi stiamo facendo i conti con una impennata dei costi di riscaldamento ed energia elettrica per la nostra sede e degli aumenti della tipografia. E non sono diminuiti, in aggiunta, i disservizi di Poste italiane che penalizzano gravemente tutti i periodici con ritardi e mancate consegne che finiscono per allontanare i lettori.
I problemi economici, però, possono essere affrontati e superati. Forse non tutto è sostenibile, forse potremmo chiedere ai nostri soci un contributo straordinario. Le soluzioni possono essere diverse, ma l’aspetto economico non deve spaventarci al punto di gettare la spugna.

Quel che davvero conta, oggi, è tornare a interrogarci sul “perché” e sul “come” proseguire il cammino. Cosa intendiamo per “cultura”? Attorno a quali valori e a quale idea di persona vogliamo costruire il nostro progetto? Quali forme di “educazione permanente” consideriamo efficaci? E quale senso vogliamo dare all’espressione “sobrietà dei bisogni”?

Forse, dovremmo domandarci anche a quali bisogni dell’uomo d’oggi e della società in cui viviamo possiamo tentare di offrire una risposta. E, certo, dovremmo domandare a noi stessi per primi come sentiamo che le nostre vite possano riprendere il loro corso: nell’associazione, certo, ma prima ancora in famiglia, nel quartiere o nel paese in cui abitiamo, nei luoghi che frequentiamo.
Servono risposte efficaci, concrete, convincenti per rimetterci in marcia. E serve il coraggio di guardare in faccia la realtà, senza avere paura di arrivare anche a dare per concluso il lungo cammino della Biolca, dovessimo scoprire che è questa la scelta giusta da fare.
Un’associazione, un giornale, una conferenza – se ci pensiamo – alla fine non sono l’obiettivo ma gli strumenti per raggiungerlo. L’invito che ci sentiamo di fare, a tutti i lettori e i soci, è allora di aiutarci a rimettere a fuoco l’obiettivo.
Cercheremo nei prossimi mesi le forme più opportune per farlo. Speriamo che in tanti vogliate accompagnarci in questo impegnativo cammino.


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