La patata, pianta erbacea della famiglia delle solanacee è originaria dell’America meridionale, più precisamente delle Ande dove era coltivata già nel periodo precolombiano, probabilmente più di 2000 anni prima della conquista dell’America. Varie specie selvatiche di Solanum da tubero erano presenti anche nell’America del nord. Si pensa che la coltivazione domestica della specie sia avvenuta in relazione alle eccezionali condizioni climatiche e geografiche che caratterizzavano la zona delle Ande nella quale ebbero inizio gli insediamenti delle popolazioni migrate dal nord.
Sugli altipiani delle Ande crescono molte specie di Solanum selvaticum e tra queste il Solanum Andigenum con la sua varietà Solanum Tuberosum: la nostra patata.
La coltivazione della patata negli orti delle ville di campagna avviene da parte di un ceto urbano intellettuale, soprattutto dalla fine del ‘700 superando i pregiudizi che consideravano la patata un cibo insicuro, se non addirittura tossico. Importante per la diffusione della patata è anche l’opera dei Carmelitani scalzi e dei Certosini che la impiegarono come alimento negli ospizi e negli ospedali. In tutta Europa però, per quasi due secoli, venne considerata una curiosità botanica o una pianta da appartamento. In Italia la patata arriva dalla Spagna dopo la metà del 1500. Dal 1591 è coltivata nell’orto botanico di Padova e nel 1608 in quello di Verona. Alla fine del settecento tutte le accademie agrarie del Veneto ne raccomandavano la coltivazione. Nella seconda metà dell’ottocento la patata entrò veramente nella produzione del nostro paese divenendo parte dell’alimentazione degli Italiani. La coltivazione della patata negli orti e nei campi, principalmente nelle zone di montagna e collina, costituiva una delle fonti di alimentazione della popolazione contadina. Attualmente l’utilizzo della patata come ingrediente principale nella produzione di pane e prodotti da forno, nonché gnocchi e paste ripiene e contorni vari è entrato nella quotidianitÃ
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