Il compost – terza parte

Nell’immagine è possibile valutare il comportamento di un fertilizzante umificato (che ha raggiunto una forma stabile) ed un fertilizzante che non ha subito il processo di umificazione.

Le proprietà colloidali che caratterizzano l’humus svolgono un’azione cementante tale da impedire la dispersione e la cessione delle sostanze minerali e dei vari componenti (contenitore a destra nel quale il liquido si mantiene limpido).

Si tratta di contenitori in vetro riempiti con acqua a temperatura ambiente. L’acqua svolge la funzione di solvente. Nel contenitore a sinistra è stata inserita una manciata di stallatico pellettato, mentre nel contenitore a destra è stato inserito un ugual quantitativo di letame ben compostato (umificato).
Nel caso delle sostanze non umificate vi è una rapida dispersione dei componenti, sia nella soluzione circolante che sotto forma gassosa (sprigionando odori), i quali risultano facilmente solubili all’interno della soluzione acquosa. Vi è una concreta differenza nella colorazione dell’acqua tra i due contenitori dovuta alla diversa concentrazione di sostanze disciolte.
Si tratta di un comportamento che prescinde dalla percentuale degli elementi nutritivi.
Ovviamente bisognerà tenere conto delle differenze tra un terreno argilloso ed uno sabbioso, poiché il primo per sua natura potrà tamponare gli effetti negativi dovuti alla dispersione della soluzione. Più elevato è il contenuto di argilla, maggiore sarà la capacità di scambio cationico (CSC) e dunque l’attitudine a trattenere principi nutritivi e acqua. Ciò va a mitigare la lisciviazione dell’azoto. Anche per questo motivo i terreni argillosi risultano i più produttivi, se correttamente gestiti.

Un terreno sano, vitale e biologicamente attivo svilupperà al suo interno le migliori condizioni per l’umificazione della sostanza organica.

“…Si dovrà comprendere che il concimare, e tutto quanto vi si connette, deve consistere nel conferire al terreno un certo grado di vitalità…
…non si giunge veramente all’elemento terrestre, ma al massimo a quello liquido, quando si usa una concimazione minerale, puramente minerale. Con concimi minerali possiamo ottenere un effetto sull’elemento liquido della terra, ma non giungeremo mai alla vivificazione del vero e proprio elemento solido della terra. Perciò le piante che sono cresciute sotto l’influsso di concimi minerali mostreranno una crescita che tradisce una sollecitazione soltanto nell’ambito dell’elemento acqueo e non di una terra vivificata…

dall’acqua che poi filtra nella terra non proviene nessuna vivificazione…”

Rudolf Steiner, 12 giugno 1924 (O. O. 327, Editrice Antroposofica)

Proprietà chimiche delle argille e dell’humus (calamite negative):

caolinite 3-5 meq/100g
illite 10-40 meq/100g
montmorillonite 80-150 meq/100g
vermiculite 100-150 meq/100g
sostanze umiche 300-450 meq/100g

La vitalità del suolo e la sua biodiversità insieme all’equilibrio dell’agroecosistema ed alla sua biodiversità (organismo agricolo) pongono le basi per un sano sviluppo della pianta.
L’uomo ha sì la capacità di alterare e sconvolgere gli equilibri naturali, ma dispone anche delle facoltà che gli permettono di ripristinare questi equilibri anche ad un livello superiore. Dispone della facoltà di generare nuova vita ed equilibri superiori grazie alla capacità di riflessione e di pensiero. Il preparato 500 consente di ottenere un terreno che per molti aspetti è forse migliore del suolo naturale.
L’agricoltura biodinamica nel suo insieme permette di generare nuovi equilibri e nuove forze rigeneranti e rigenerate in modo da trasformare quella che ad oggi risulta una attività impattante ed energivora (agricoltura industriale) in una attività in grado di salvaguardare al meglio e tutelare le future generazioni. La globalizzazione ha contribuito in maniera significativa, purtroppo, alla comparsa di nuovi parassiti. Questo fattore, unito all’innalzamento delle temperature medie, ha determinato la proliferazione di nuovi parassiti invasivi e particolarmente aggressivi in grado di colpire più colture. Forse da un lato queste problematiche rappresentano un segnale chiaro che sta ad indicare la necessità di un cambiamento di rotta.

Nel creare un organismo agricolo si favorisce l’instaurazione di reti e relazioni ecologiche che permettono di ottenere un certo grado di stabilità ed equilibrio. Ciò è tipico dei sistemi naturali più maturi ed evoluti. Contrariamente, la moderna agricoltura industriale ha prodotto agroecosistemi estremamente semplificati e per questo immaturi ed instabili. Da qui la necessità di massicci interventi correttivi tramite antiparassitari e antifungini.
Nella pianificazione della moderna azienda agricola industriale viene meno quella complessità che è caratteristica della vita nel suo insieme.

Una delle più importanti relazioni ecologiche che è stata sacrificata nel nome del profitto industriale è quella tra radici e micorrize. Quella con le micorrize è una delle associazioni simbiotiche più virtuose e vincenti che la pianta possa instaurare. Si tratta di scambi che avvengono tra radice e funghi particolari presenti nel suolo dove questi (i funghi) ricevono elementi nutritivi elaborati dalla pianta grazie alla fotosintesi la quale in cambio riceve elementi minerali assorbiti e metabolizzati. Le micorrize consentono inoltre di mobilizzare alcune forme di nutrienti che la pianta non sarebbe in grado di assimilare. Dunque le consociazioni tra microrganismi terricoli e pianta svolgono una funzione biostimolante sin dalle prime fasi di sviluppo, con notevoli vantaggi per le autodifese dei vegetali che saranno più resistenti e vitali.
Questi meccanismi, oltre a migliorare l’assorbimento dei nutrienti, favoriscono lo sviluppo radicale. Grazie al preparato 500K e l’uso di sane concimazioni è possibile stimolare queste relazioni (rinunciando ovviamente all’uso della chimica).

IL PROCESSO DI COMPOSTAGGIO E I “4 ELEMENTI”

Possiamo scorgere nel processo di compostaggio un percorso a ritroso rispetto allo sviluppo della pianta in relazione ai 4 elementi aristotelici.

Nel processo di compostaggio si manifesta da subito l’elemento fuoco, prima fase nella quale si libera l’energia solare assimilata dai vegetali tramite la fotosintesi (fase del calore).
Ciò avviene tramite l’attività dei microrganismi. Poi si ha una fase legata all’elemento aria nella quale si liberano gas. Ovviamente queste perdite gassose devono essere ridotte al minimo grazie ad un corretto allestimento dei cumuli. La temperatura cala gradualmente.

Successivamente, nella fase legata all’elemento acqua, il cumulo riduce il proprio volume poiché si libera una parte dell’umidità contenuta nelle cellule vegetali. In questa fase compaiono in quantità gli insetti decompositori (anello fondamentale della catena del detrito).

L’ultima fase è legata all’elemento terra (maturazione finale). Vi è la costituzione dell’humus, sostanza perfettamente compatibile con il terreno e substrato ideale di sviluppo per le radici.

Ognuna di queste 4 fasi non ha un inizio ed un termine netto, ben delineato e marcato, ma si compenetrano a vicenda una nell’altra (si sovrappongono).


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