Il foliage, la caduta delle foglie e il duro lavoro del lombrico

Mai come quest’anno si è sentito parlare di foliage. Non so se anche voi avete notato che trasmissioni radiofoniche e riviste anche molto leggere si sono occupate di questo fenomeno naturale molto di più degli anni scorsi. Sarà a causa del fatto che tutti stanno camminando di più (potendo fare viaggi meno lunghi) ma finalmente ci rendiamo conto di alcuni fenomeni naturali che ci capitano sotto gli occhi e a cui difficilmente avevamo dato importanza.
Intanto chiariamo cos’è questo foliage. Il foliage è il cambiamento di colore delle foglie degli alberi che da verdi diventano gialle, poi arancioni, rosse e marroni. Successivamente, o a volte prima del termine di questo passaggio, le foglie cadono a terra staccandosi dal ramo a cui sono collegate con il picciolo il quale, grazie a un cambiamento di assetto ormonale che avviene a fine dell’estate, inizia a seccarsi recidendo i vasi di collegamento e di passaggio della linfa tra l’albero e la foglia.
Prima della chiusura dei vasi che conducono la linfa, gli alberi recuperano dalla foglia tutte le sostanze nutritive ancora disponibili e solo successivamente la lasciano cadere.
La carenza delle sostanze sottratte (molti minerali tra cui il magnesio di cui è ricchissima la clorofilla che causa la pigmentazione tipicamente verde) ne provoca il viraggio al colore giallo e via via nella sequenza precedentemente citata. Gli alberi entrano quindi in dormienza preparandosi all’inverno.

Le foglie, una volta cadute, subiscono processi di degradazione più o meno rapidi a seconda della loro esposizione alla luce, all’umidità e agli organismi terricoli per cui vengono trasformate e ritornano ad essere sostanze organiche circolanti.
Tra i vari organismi che collaborano nella loro trasformazione ci occupiamo dei lombrichi che, spesso, vengono citati come indice di vitalità e biodiversità di un terreno. Sono tra gli organismi quelli che più instancabilmente e visibilmente lavorano (gratis!) per noi!

Ne parliamo anche per tranquillizzare coloro che all’interno del loro orto vedono sbucare, durante tutto l’anno ma soprattutto in autunno, delle piccole montagnole come quelle rappresentate nella foto e si chiedono quale sia il loro significato e quale individuo vivente devono sterminare.

Sono proprio i lombrichi a produrre queste montagnole. Anzi, a dire le cose con precisione alla quale ci siamo abituati, una specie particolare di lombrichi.
Bisogna innanzitutto precisare che esistono diverse specie di lombrichi e svolgono funzioni differenti tra di loro, oltre a vivere in spazi diversi del terreno.


Lombrico indicatore “evidente” di biodiversità

Per concludere comunque il discorso della fertilità e biodiversità, teniamo a precisare che una stima della loro numerosità permette di valutare lo stato di vitalità del terreno. In un terreno a pascolo o prato stabile possono esserci fino a 600 lombrichi per metro quadro! In un terreno gestito con metodo biologico si trovano circa la metà di individui a metro quadro rispetto al prato! In un terreno in cui si pratica aratura profonda possono trovare tra 5 e 20 individui per metro quadrato.
Questo conferma quanto a volte l’uomo sia poco efficace ed efficiente, svolgendo operazioni poco opportune perché lasciando lavorare i lombrichi si otterrebbero risultati simili, anzi, migliori rispetto a quelli dell’aratura, anche se sicuramente più lenti.


Perché i lombrichi sarebbero meglio degli aratri?

I lombrichi percorrono il terreno attraversandolo nei e tra i vari strati, ingerendo tutto quello che incontrano lungo la loro strada. Tutti i detriti vegetali che incontrano, infatti, passano attraverso il loro sistema digerente e vengono finemente sminuzzati grazie all’azione meccanica che svolgono le particelle di terreno mangiate con la frazione organica.
Inoltre, con il prezioso contributo dei microrganismi inghiottiti con il terreno (dato che i lombrichi non hanno flora microbica intestinale propria) la frazione minerale e vegetale vengono elaborate arricchendosi di una grande quantità di acidi organici che consentiranno l’espulsione di deiezioni estremamente ricche di sostanze vitali e biostimolanti.


Quanti tipi di lombrico esistono?

Esistono diversi tipi di lombrichi e li possiamo raggruppare in tre grandi gruppi. Il primo è di quelli che vivono nello stato superficiale del terreno dov’è presente una forte attività di decomposizione e si trovano in grande quantità sul letame e sul compost in via di maturazione. Sono le specie dei cosiddetti epigei.
Ci sono poi le specie degli endogei che vivono nutrendosi di radici morte e si spostano sostanzialmente in senso orizzontale rispetto al profilo del terreno.
Quelli che classicamente invece formano i cumuli sopra detti sono specie che si spostano soprattutto in verticale scavando gallerie lungo il profilo del terreno e nutrendosi del materiale organico che recuperano dalla superficie e portano in profondità (specie aneciche).
Queste gallerie in un terreno indisturbato, possono durare diversi anni anche se sono state attraversate da un lombrico una volta sola. Le funzioni di queste gallerie sono molteplici e vanno dalla capacità di scambiare rapidamente gas atmosferici con il soprassuolo (mantenendo ossigenazione agli strati sottosuperficiali del terreno permettendo attività biotiche estese, oltre alla capacità di assorbire più rapidamente l’acqua offrendo anche una funzione di drenaggio rispetto alle piogge eccessive.

Ma le funzioni principali sono legate alla forte attività di decomposizione della sostanza organica, avviando in forma rapida il processo di attacco dei microrganismi responsabili della formazione dell’humus stabile aggregato alle argille e della liberazione delle sostanze nutritive per le radici delle piante. Inoltre sono in grado di rompere la suola di lavorazione dei terreni e facilitano lo sviluppo della struttura a micro e macropori.

Lavorazioni meccaniche eccessive del terreno e l’utilizzo di concimi chimici sono alla base della riduzione dei lombrichi nel terreno. Quegli stormi d’uccelli dietro ai trattori nelle fasi di aratura, secondo alcuni molto scenografici, sono in realtà uno straordinario massacro di vitalità poiché i volatili sono molto voraci di lombrichi che vengono esposti alla loro caccia.
Altro motivo per ripensare drasticamente le attività agricole in funzione dei loro effetti. Basterebbe, ad esempio, arare in orario notturno evitando così di richiamare uccelli sul terreno. Ma troppo spesso il cervello rimane in stand by…


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