L’editoriale di Giugno

Il Nemico
Spesso la realtà supera la fantasia. Immaginate un “Impero” privato che ogni anno ha entrate corrispondenti a 500 miliardi di dollari (superiore alla maggior parte degli stati nazione del pianeta). Le agenzie di rating le danno un voto di solvibilità superiore al Tesoro degli Stati Uniti. Infatti negli ultimi sessanta anni è stata la multinazionale con i più alti profitti e con il massimo valore in Borsa. Soprattutto è una potenza sovrana indipendente, con una politica estera autonoma e, un’organizzazione interna, simile a quella di un grande apparato militare. 

Un colosso capace di esercitare un potere di veto non solo sui governi del Terzo mondo, non solo sul Congresso di Washington, ma persino sulla scienza, e la ricerca tecnologica, quando contrarie ai propri interessi. Sostiene i regimi dittatoriali che opprimono i loro popoli, si reggono sul potere delle armi e le violenze di massa.

In alcuni casi l’Impero privato si è opposto ai governi occidentali o alla Banca mondiale, che premevano sui vari dittatori perché destinassero, almeno in parte, i proventi “minerari” per l’istruzione e le cure mediche, anziché all’acquisto di armi. Esemplare è la sua lunga guerra contro la scienza. Un’operazione condotta per anni in modo segreto, usando come schermo dei “centri studi” pseudo-indipendenti, potenti agenzie di lobbyng, comitati di azione per il finanziamento dei politici. Un’offensiva organizzata con metodi “militari”, una potenza costruita sulla segretezza aziendale, severe regole di sicurezza interna equiparabile alle scatole nere che sono le agenzie di spionaggio delle superpotenze.

Contro gli scienziati climatologi furono messi a disposizione mezzi pressoché illimitati al servizio di una vasta campagna di disinformazione, depistaggio, denigrazione: con l’obiettivo di promuovere una “contro scienza”, con un bacino di esperti alternativi, cioè scienziati negazionisti disposti ad assecondare gli interessi della multinazionale. La campagna iniziò nel 1993, ma ebbe un’accelerazione con un aumento dei mezzi a partire dal 1997, in coincidenza con gli Accordi di Kyoto. Anche altri potentati delle energie fossili, dell’automobile si opposero a Kyoto, ma la campagna della “nostra” fu unica per il suo attacco alla scienza. Cominciarono a finanziare ogni sorta di gruppi e associazioni neoliberiste, piccoli e grandi, tutti uniti nella stessa strategia: sfidare la validità della scienza sul cambiamento climatico, mettendo in dubbio sia le responsabilità dell’inquinamento industriale sia l’esistenza stessa di un riscaldamento da CO2.

Finanziando generosamente piccoli gruppi di scienziati “scettici”, spesso privi di competenze e qualificazioni specifiche, offrendo loro campagne di comunicazione e relazioni pubbliche, dando a queste “voci” un peso sproporzionato nel dibattito scientifico, ottenne un risultato. Riuscì a creare l’impressione nei mass media e nell’opinione pubblica che la comunità scientifica era lacerata da una tremenda controversia, laddove invece questa controversia era marginale e in via di superamento.

La beffa finale, riguardo al cambiamento climatico, è che la Exxon – Mobil (questo il nome dell’impero privato) ne trarrà benefici immensi. Le sue équipe geologiche hanno studiato da tempo gli effetti del riscaldamento del pianeta, anticipando di anni che lo scioglimento dei ghiacci artici avrebbe reso più facile sfruttare quei giacimenti sottomarini. Ora la Exxon ha annunciato un patto con Putin, che apre l’accesso alla zona russa dell’Artico, e riserve sottomarine pari a molti miliardi di dollari. Dunque la Exxon sfrutta il cambiamento climatico, per profitto, ma lo nega, per profitto, come informazione ai cittadini che non devono cambiare le abitudini di consumo micidiali per sé e l’ambiente. Quando un tribunale internazionale condannerà questo impero privato a ripagare i danni, sarà troppo tardi, non ci sarà nessuno a riscuotere. Al termine “nemico” (ne’miko, non amico) andrebbe aggiunto, dell’umanità.

Biolcalenda Giugno 2012


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