Effetto comico
Per Aristotele il ridicolo sarebbe «ciò che è fuori tempo e fuori luogo, senza pericolo» (con pericolo ci sarebbe il tragico).
Emerson (Ralph Waldo Emerson, 1803-1882, filosofo, scrittore e saggista statunitense, influenzò Friedrich Nietzsche e quindi il pensiero europeo) dice: «L’essenza di ogni barzelletta, di ogni commedia, sembra essere un onesto o benintenzionato essere mezzo e mezzo; una non-esecuzione di ciò che si pretendeva di eseguire, mentre a gran voce dà a vedere che farà una notevole performance. L’ostacolo posto all’intelletto, l’aspettativa frustrata, la rottura della cromata continuità dell’intelletto, è commedia; e si annuncia fisicamente nei piacevoli spasmi che chiamiamo risata».
L’essenza del comico sta nella «falsità » dell’uomo che «si arrende alla sua apparenza; come se un uomo si dimenticasse completamente di sé per trattare la sua ombra sul muro con segni di infinito rispetto». Il comico è quindi nella percezione (specie se improvvisa e inaspettata) del «mezzo uomo», dell’uomo incompleto, che fino a un momento prima si credeva uomo maturo e rispettabile.
Emerson offre un’occhiata sull’intrinseca comicità dell’intera nostra condizione: «Non facciamo nulla che non sia risibile ogni volta che lasciamo il nostro sentimento spontaneo. Tutti i nostri piani, le nostre amministrazioni, le nostre case, i nostri poemi, se paragonati alla saggezza e all’amore che l’uomo rappresenta, sono egualmente imperfetti e ridicoli».
L’effetto comico nel nostro presente s’è trasformato in tragedia. Due mezzi statisti: uno, che esalta il corruttibile truffaldino presente nell’italiano tipico, aggirandosi per un ventennio «nudo» come un re favoloso; l’altro, che esalta le magnificenze dell’onestà , del risparmio energetico, della decrescita, dell’intelligenza non convenzionale, della salvaguardia del pianeta, dell’agricoltura biologica, della giustizia sociale con relativa distribuzione delle risorse, dell’economia sana contrapposta alla truffa finanziaria, tutto in un’accozzaglia che chiama tsunami, che tutto deve travolgere del vecchio mondo politico senza distinzioni, quindi senza lucidità .
Il carnevale è arrivato: il califfo corre a nascondere le pubenda dai giudici, forse non torna più; il trono è libero, ma il giullare ha il suo effetto comico grandioso, rifiuta e sposta l’attenzione al prossimo carnevale dove potrebbe fare, anziché il re, il dittatore (100% dei voti). La commedia, quando non è una pausa, separata dalla realtà , diventa tragedia.
Con evidenza, milioni di votanti hanno manifestato contro ogni programma, compreso anche quello formidabile del comico, sprecando il loro voto con facile comicità . La risata non c’è: come mai?
La tragedia incombe, eppure ci sono migliaia di persone che da decenni lavorano, studiano, spendono la loro vita per realizzare quella visione del mondo «intelligente», ecologica, quindi economica. Sapendo per esperienza che nessuna rivoluzione potrà aiutarli, nessuna dittatura (del proletariato, fascista o comica) potrà abbreviare il percorso verso la coscienza delle cose ben fatte.
Biolcalenda aprile 2013

