Gianni Tamino: È tempo di bilanci

2018: Quale bilancio?

Com’è stato il 2018 per la Terra? Se il nostro pianeta potesse risponderci, direbbe che ha la febbre alta e che sta proprio male! Da quando si fanno misurazioni della temperatura, gli ultimi anni sono stati i più caldi per la Terra, e anche quest’anno, sulla base dei primi nove mesi, è tra i primi quattro più caldi a livello mondiale, con 0,77 gradi in più rispetto alla media del secolo scorso, ma il più caldo di sempre in Europa, con 1,86 gradi sopra la media storica.

Certamente non sta bene l’Italia con 1,53 gradi sopra la media storica, cioè più di un grado e mezzo, che secondo l’ultimo rapporto dell’ l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) non si dovrebbe superare su scala mondiale entro la fine del secolo, se si vogliono evitare eventi drammatici. Purtroppo dal rapporto dell’IPCC emerge con molta forza che “stiamo già vedendo le conseguenze di un riscaldamento globale di quasi 1°C quali, tra gli altri, l’aumento di eventi meteo estremi, innalzamento del livello del mare, diminuzione del ghiaccio marino in Artico”. Proprio in Italia abbiamo avuto tra fine ottobre ed inizio di novembre la conferma di questa preoccupazione: una trentina di morti nelle varie regioni, dal nord al sud, frane ed allagamenti un po’ ovunque, Venezia sott’acqua e circa 14 milioni di alberi distrutti dalla forza del vento e delle acque, solo a nordest del paese.

Il rapporto inoltre riscontra che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiederebbe “rapide e lungimiranti” transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana. Le emissioni di CO2 nette globali prodotte dall’attività umana dovrebbero diminuire di circa il 45% rispetto i livelli del 2010 entro il 2030, raggiungendo lo zero intorno al 2050. Ma purtroppo le scelte dei governi in varie parti del mondo, a partire dal rilancio del carbone da parte di Trump, hanno fatto aumentare le emissioni anche dopo gli impegni assunti a Parigi nel 2015.
Disastri come quelli avvenuti in Italia, i tornado sempre più frequenti nei Caraibi e negli Stati Uniti, lo scioglimento dei ghiacci al polo nord, che nei prossimi anni potrebbe, d’estate, essere quasi completamente libero dal ghiaccio, non sembrano sufficienti a far cambiare le politiche ambientali, territoriali, energetiche ed agricole dei governi dei principali paesi del mondo.

Ritornando all’Italia, quello che è successo tra ottobre e novembre non è solo colpa dei cambiamenti climatici, ma anche della mancata programmazione e della non messa in sicurezza del territorio, sempre più cementificato e senza interventi a difesa delle foreste e delle nostre acque. Si parla tanto di grandi opere, spesso inutili e dannose (cementificazione e dissesto ambientale), ma i vari governi che si succedono non hanno fatto e non fanno l’unica grande opera necessaria: la messa in sicurezza del territorio nazionale, una spesa in prevenzione di circa 8-10 miliardi che, oltre a creare un gran numero di nuovi posti di lavoro, potrebbe farci risparmiare i circa tre miliardi di euro che ogni anno ci costa il dissesto idrogeologico. Ma non basta: la distruzione dei boschi e delle foreste, riducendo l’assorbimento di CO2 da parte delle piante, aumenterà l’effetto serra e i conseguenti cambiamenti climatici, con ulteriori danni e vittime. La febbre del pianeta rischia di compromettere seriamente la produzione agricola e abbassare la produzione di colture fondamentali come quelle di grano, riso e mais. L’aumento delle temperature globali, associate ad un agricoltura sempre più chimico-dipendente, sta infatti rendendo i parassiti sempre più voraci e numerosi, tanto che si stima un aumento delle perdite globali di raccolto fino al 25% per ogni grado in più di riscaldamento del pianeta, soprattutto nelle zone temperate.

Ma il 2018 deve essere anche ricordato come l’anno in cui abbiamo esaurito le risorse rinnovabili della Terra già al primo di agosto (overshoot day), ma in Italia le risorse le abbiamo esaurite addirittura il 24 maggio; ciò significa che stiamo intaccando le condizioni di vita delle prossime generazioni. Dovremmo ricordarci quando dichiaravano i nativi americani: il pianeta lo riceviamo in prestito dai nostri figli, non in eredità dai nostri genitori!

Disastri ambientali ed esaurimento delle risorse stanno alterando drasticamente i diversi habitat, con una perdita gravissima di biodiversità: i ritmi di estinzione delle specie viventi è da 100 a 1000 volte superiore rispetto all’epoca pre-umana e ogni settimana scompaiono decine di specie. Circa un quinto delle specie italiane sono a rischio e sicuramente contribuisce a questo disastro il crescente inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo; in particolare l’inquinamento marino, minacciato da tonnellate di plastica che si dissolvono in strutture microscopiche (microplastiche) che penetrano in ogni organismo vivente.
Di fronte a questo bilancio dell’anno che se ne sta andando, ognuno di noi, oltre a chiedere a chi ci governa politiche più rispettose dell’ambiente e della salute, deve fare la sua parte con stili di vita coerenti, consumi sobri sia per il cibo come per ogni altro acquisto, a partire dal rifiuto degli imballaggi in plastica e soprattutto di tutti gli oggetti usa e getta, per tentare di lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo ancora vivibile.


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