Desiderare l’impossibile

Mai come oggi vale l’affermazione che c’è un enorme bisogno di arte nella vita di ognuno: la sua portata profondamente ispiratrice, quale fonte inesauribile di suggerimenti per molti mondi che non sempre sono così riconducibili all’arte.

Per Zygmunt Bauman ne “L’Arte della vita” la nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo, come ogni artista quale che sia la sua arte, porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da confrontare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano oltre la nostra portata, e standard di eccellenza irritanti per il loro modo ostinato di stare ben al di là di ciò che abbiamo saputo fare o che avremmo la capacità di fare.

Le sfide difficili, che sembrano impossibili a noi persone sempre troppo impegnate, che sembrano così lontane dalla “semplificazione” cui siamo tentati, sono in realtà quell’impossibile che nel più profondo del nostro cuore vorremmo raggiungere, che desideriamo ma che, per paura, rifiutiamo per vivere ostinatamente la nostra esistenza fatta spesso di abitudini, comfort, paure.

Fare della propria vita un’opera d’arte significa, nel suo più alto significato, cercare il bello e il buono, contribuire a generare armonia nel mondo, vivendo pienamente gli impegni di ogni giorno, con fatica e costanza, ponendosi obbiettivi e cercando di superarli. Opera mai facile e comoda, ma è l’espressione più alta del vivere nel mondo.

Sostiene il teologo Vito Mancuso: Io penso che tutto alla fine sia una questione di arte. Anche la libertà è arte, è una particolare manifestazione artistica: quella dell’arte di vivere.

L’arte non si produce per necessità, essa ci permette a seconda del nostro coraggio, di liberarci dai condizionamenti della natura e della società ed essere quindi artefici della nostra esistenza, di poter entrare a contatto con le realtà, con il mistero, che è anche dentro di noi, così che si può avvertire la bellezza dei fenomeni della vita anche se questi possono essere intrisi di sofferenza e di dolore.

Arte, cultura, politica.

Le iniziali polemiche sulla Biennale di Venezia mettono in evidenza la necessità della cultura di essere libera da ogni gesto politico, da ogni forma di “cattura” da parte del potere costituito.

La presenza di Russia e Israele ha spaccato il mondo in due. Neutralità della cultura o stretto legame tra arte e morale?

È evidente che in questo tempo segnato da equilibri internazionali labili, l’arte non può essere esente da ripercussioni.

Vania Colasanti, giornalista e scrittrice sostiene: Senza nulla togliere alla libertà di espressione artistica, che credo sia un diritto di ogni essere umano, penso che oggi boicottare Paesi che si macchiano di brutalità sia un modo per arginare la barbarie.
Motivo per cui non confinerei il divieto di partecipazione alla Biennale solo alla Russia,
ma lo estenderei anche agli Stati Uniti
.

Visitare mostre di vario genere, scoprire luoghi insoliti, conoscere popoli.

Viaggiare con il desiderio di esplorare per comprendere.

Vivere con intensità il motto che fu di don Lorenzo Milani I Care: mi prendo cura di te perché non provo indifferenza, perché voglio il tuo bene, perché rifiuto l’emarginazione, così come la ricchezza e i suoi privilegi non mi appartengono.

Rifiutare l’egoismo delle abitudini, l’aridità del principio di convenienza, l’idea che tutto si rapporti al denaro e alla sua forza.

Avere invece visioni: sulla vita che si vorrebbe, sui rapporti con gli altri, sull’idea di comunità.
Sull’accettazione dell’incertezza come habitat naturale della vita umana, che tutto non sia deciso definitivamente, che la programmazione non diventi una condizione necessaria.

Cercare l’impossibile per mettere alla prova l’artista che è in noi.

Una vita d’impegno a superare sé stessi.

Mai egli si sentì felice come in quell’ora: gli pareva che la sua anima fosse luminosa come il cielo, grande come il mare (Grazia Deledda).


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