Guerra e Intelligenza Artificiale

Anche quest’anno, come negli ultimi anni, potrei cominciare questo editoriale di fine anno facendo l’elenco dei gravi problemi che affliggono il nostro Pianeta e la nostra salute: dai cambiamenti climatici che stanno peggiorando di anno in anno, alle nuove forme di inquinamento come PFAS e microplastiche, ormai presenti ovunque, che respiriamo e ingeriamo con acqua e cibo, alle polveri sottili che non diminuiscono, al consumo di risorse e di suolo che stanno compromettendo la biodiversità della Terra e così via.

Ma questa volta voglio soffermarmi su due emergenze che non rischiano solo di peggiorare la situazione ambientale, ma di mettere in discussione il futuro dell’Umanità: mi riferisco alle guerre e alla bellicosità dei governi da una parte e all’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA) dall’altra.

Secondo il Global Peace Index vi sono circa 56 conflitti armati nel mondo, oltre a quelli più noti in Ucraina e Palestina: senza contare le conseguenze per le popolazioni, con morti e distruzioni, le guerre hanno un fortissimo impatto sull’ambiente. Il settore militare mondiale è responsabile del 5,5% delle emissioni di gas serra, mentre le spese militari globali sono passate, dopo i conflitti ucraino e palestinese, da 2240 miliardi di dollari nel 2022 a 2718 nel 2024 e sono in ulteriore crescita.

Purtroppo c’è una continua rincorsa all’aumento delle spese militari da parte di molti stati nel mondo: si pensi all’aumento proposto in sede Nato e al programma RearmEu in ambito europeo (centinaia di miliardi di euro destinati al riarmo). Per capire l’impatto sull’ambiente di queste spese, basta pensare che, secondo una ricerca condotta dalla Durham University e dalla Lancaster University, l’esercito americano è uno dei maggiori inquinatori climatici della storia, consumando più combustibili liquidi ed emettendo più CO2 rispetto alla maggior parte dei paesi.

Le spese militari e i sussidi per i combustibili fossili, con l’aggiunta di alcune imposte ambientali, se dirottate a favore dell’ambiente, sarebbero “più che sufficienti a finanziare la mitigazione, l’adattamento e il fondo perdite e danni” causati dai cambiamenti climatici, afferma il rapporto Climate Collateral (2022) sul rapporto fra spese militari globali ed emergenze del clima.

Per salvare il Pianeta dobbiamo uscire dalla logica bellicista e dalla logica di una continua crescita economica, per realizzare invece una cultura di pace, ovvero fare pace oltre che tra gli uomini, anche con l’ambiente e con gli altri esseri viventi: ciò significa realizzare un disarmo ecologico. Del resto l’unico modo per realizzare, parzialmente e per un tempo limitato, un’economia di crescita una volta raggiunti i limiti imposti dall’ambiente, è quello di distruggere e ricostruire, come già avvenuto all’indomani delle guerre (si ricordi l’espansione economica realizzata in Europa dopo la seconda guerra mondiale). L’economia di crescita è un’economia che porta alla guerra.

L’altro pericoloso impatto per il nostro futuro deriva dall’Intelligenza Artificiale, che utilizza strumenti di statistica computazionale, privi di qualunque capacità di ragionamento di tipo umano, ma in grado di imitare in modo efficace abilità complesse, ritenute di pertinenza del nostro intelletto. Da una parte l’IA non è in grado di comprendere il significato delle proprie risposte, ma dall’altra può produrre rilevanti impatti su democrazia, lavoro, ambiente, oltre a far crescere i rischi di conflitti e la crudeltà delle guerre.

Infatti grazie all’IA, diventa molto più efficiente per i governi e le loro strutture, oltre che per le aziende multinazionali, per internet e i social media, attuare progetti di controllo delle scelte dei cittadini (come votare, cosa comperare, come comportarsi e cosi via), oppure attuare politiche di controllo dei lavoratori nelle fabbriche, ma soprattutto questi strumenti sono fondamentali per le moderne strategie militari.
È ben noto che i regimi autoritari possono, e lo stanno già facendo, usare l’IA per sorvegliare e intimidire i propri cittadini, ma anche le democrazie, utilizzando questi strumenti, stanno diventando sempre più autoritarie, a scapito del ruolo fondamentale che devono avere i cittadini.

Inoltre l’IA è direttamente responsabile delle emissioni di carbonio derivanti dal consumo di energia da fonti non rinnovabili e di milioni di litri di acqua dolce. Secondo l’azienda finanziaria Goldman Sachs, l’IA richiede un forte aumento di energia nei centri di elaborazione di dati (data center), pari, entro il 2030, all’attuale consumo energetico di Portogallo, Grecia e Paesi Bassi messi insieme. La previsione di questo forte incremento è anche una delle ragioni della crescente richiesta di ricorso all’energia nucleare in varie parti d’Europa, Italia compresa.

L’Intelligenza Artificiale sta rapidamente trasformando il carattere delle guerre: si pensi all’uso di droni autonomi e di tecnologie per il riconoscimento facciale, come il sistema Lavender usato a Gaza, che, però, prevede da 15 a 20 vittime collaterali per ogni miliziano colpito. Purtroppo uccidere con la freddezza dell’IA rende sicuramente più semplice fare un massacro: occorre che la società sviluppi conoscenze e capacità critica per esercitare un controllo dal basso su queste tecnologie.

La guerra e tutti gli strumenti che la favoriscono e la rendono sempre più disumana come l’IA, devono essere messi fuori dalla storia, sviluppando programmi per costruire una cultura di pace che esalti la via “dell’uguaglianza nella diversità e della diversità nell’uguaglianza”, come affermava Ernesto Balducci, e che realizzi quanto diceva Maria Montessori: “Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace, si educa alla competizione e questo è l’inizio di qualsiasi guerra; quando educheremo a cooperare ed essere solidali l’un l’altro, quel giorno, educheremo per la pace”.


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