La fine del progresso

Tra il XVIII e il XIX secolo l'umanità si convinse che il "progresso" rappresentato principalmente dalla rivoluzione industriale, ma con notevoli conferme nell'ambito della medicina (chirurgica), della politica (rivoluzione francese), nell'agricoltura (J. von Liebig), avrebbe risolto ogni cosa.

Sarebbe bastato attendere che ricerca scientifica e le sue ricadute tecnologiche facessero il loro lavoro e in relativamente breve tempo ogni problema sarebbe stato superato. Gli esempi erano molti ed entusiasmanti. Le filande inglesi all'inizio del ‘700 erano costituite da una folla di operai che lavoravano come schiavi anche sedici ore al giorno, pagati pochissimo (nemmeno vitto e alloggio) tanto che furono costretti allo sciopero. La chiusura delle fabbriche costrinse molti di questi operai a morire o emigrare.

Alla riapertura le filande assunsero solo gli operai più esperti, pagandoli meglio, ma costringendoli a turni di lavoro massacranti. Di sciopero in sciopero gli operai diventavano sempre meno, ma erano sempre più specializzati e tecnicamente in grado di far miglioramenti ai telai meccanici. Alla fine del secolo le fabbriche tessili inglesi erano in grado di produrre senza operai, giorno e notte, con macchine che utilizzavano l'energia dell'acqua e programmate con schede metalliche perforate, la presenza umana si limitava a qualche "ingegnere" con il compito di apportare miglioramenti e tenere lubrificati i meccanismi. Produzione enorme, costi abbassati, merci in grado di invadere il mondo provocando il crollo delle economie basate sul lavoro umano, come quella indiana.

Londra agli inizi del 1800 era una delle maggiori metropoli del mondo, ma inquinata dallo sterco di cavallo allora unico e maggior mezzo di trasporto. Il Tetano virus che intacca il sistema nervoso era molto diffuso, bastava un taglio non sufficientemente ossigenato e la morte nel dolore era inevitabile. Lo sterco di cavallo è la principale fonte di Tetano. Le prime vetture a motore, furono viste come la soluzione "pulita" al trasporto e quando raggiunsero intorno alla metà del secolo i trenta chilometri all'ora, la velocità di un cavallo in corsa, l'entusiasmo andò alle stelle.

Era chiaro a tutti, borghesi o proletari, capitalisti o marxisti, che il progresso non si poteva fermare e avrebbe risolto tutti i problemi liberando l'uomo dalla fatica e trasformando la terra nel miglior mondo possibile. Oggi è evidente a tutti la fine del sogno, se non fermiamo questo tipo di progresso l'umanità, come la conosciamo, è morta. Il problema è diventato il progresso, è diventato sinonimo di moltiplicazione dei problemi non la loro soluzione. Come non progredire verso la catastrofe finale.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *