Il gruppo dei partecipanti al corso di "Raccoglitore in ambito erboristico" in visita all'azienda Remedia a Sarsina

È tempo di scelte

Scrivere un articolo per un mensile significa fatalmente rischiare di essere “fuori tempo”. Abbiamo mandato in tipografia il numero di marzo qualche giorno prima che l’esercito russo invadesse l’Ucraina.

A chi lo ha ricevuto ai primi di marzo, mentre l’Italia intera assisteva attonita al deflagrare di una guerra sanguinosa, sarà parso irragionevole se non grottesco sentirsi invitare a una riflessione sul futuro della nostra associazione. Come se i problemi del mondo non fossero ben altri, e ben altre anche le ricadute sulla nostra vita quotidiana.

Eppure, a ben guardare, lo sfasamento temporale e l’incombere di nuove minacce non solo non toglie forza alle domande che abbiamo provato ad avanzare ma forse le rende persino più urgenti. La guerra in Europa, quasi alle porte di casa (come trent’anni fa con i Balcani…), i timori che tornano a riaccendersi per una possibile minaccia nucleare o un “semplice” incidente, vengono ad aggiungersi drammaticamente a quanto abbiamo sperimentato in questi ultimi due anni segnati dalla pandemia.

La corsa a riaprire le centrali a carbone ci dimostra quanto fragili fossero i buoni propositi in materia di lotta al cambiamento climatico. Il ruolo che i social media stanno giocando in questo conflitto è l’ennesima prova di quanto la governance di settori cruciali della società sia sfuggita di mano ai governi e sia ormai detenuta da società private capaci di influenzare e condizionare oltre ogni limite i processi democratici e della conoscenza.

Può una piccola associazione assumersi il compito di risolvere problemi epocali? No, è chiaro, ed è evidente che il solo pensarlo rasenterebbe la pazzia. Ma è altrettanto chiaro che nessuno può esimersi dal guardarli in faccia, quei problemi, e tentare quantomeno di cooperare alla loro soluzione. In questo senso, crediamo opportuno rinnovare l’appello a tutti i nostri soci e lettori perché ci aiutino a capire come procedere, per quali obiettivi, lungo quali sentieri, nello sforzo di rimanere un luogo di “educazione permanente” che tragga la sua forza dalla “cultura” e si impegni a promuovere una reale “sobrietà dei bisogni” (come ben recita il sottotitolo di questa rivista).

Attendiamo, e desideriamo, i vostri contributi: scriveteci, telefonate, troviamo occasioni di confronto di
persona per avanzare assieme nella discussione. Purtroppo il divampare della guerra sta avendo anche
gravi ripercussioni su tutta la filiera produttiva, e non solo alle pompe di benzina. L’aumento del costo dell’energia e delle materie prime, tra cui anche la carta, era iniziato prima ed è accelerato in queste ultime
settimane fino a rendere purtroppo insostenibile lo scenario per tanti piccoli attorni del mondo della cultura e dell’editoria. Anche i costi di Biolcalenda sono diventati proibitivi, addirittura superiori tra stampa e spedizione alla quota associativa.

Ecco perché ci troviamo costretti a trasformare questo giornale in un bimestrale, a partire dal numero di maggio.

È un grande sacrificio, quello che chiediamo ai nostri lettori, che speriamo comunque possa aiutare la nostra associazione a superare questo momento drammatico per riprendere con rinnovato slancio il suo impegno culturale. Verso dove, e in quali forme, vogliamo però che ci aiutiate davvero a stabilirlo assieme.

L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA

Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
La natura mensile di Biolcalenda rende impossibile reagire in tempo reale agli eventi di questi giorni. Le notizie confuse e la propaganda martellante da entrambe le parti complicano ulteriormente il nostro compito di informare i nostri soci e lettori sulla guerra in atto in Ucraina. L’unica certezza è quella codificata nell’articolo 11 della costituzione italiana, per questo ci sentiamo di dissentire con forza alla decisione del nostro stato di fornire armi e supporto di qualsiasi tipo al conflitto in corso.


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