La via del cuore

La vita sulla terra non è una vita animale ma vegetale. Le piante costituiscono il 99,5% del pianeta, gli animali sono 0,5 % all’incirca, le piante possono vivere senza l’uomo ma l’uomo non può vivere senza piante. Le piante sono le “materie prime” fondamentali per l’alimentazione, per l’energia, per i materiali, per la sintesi dei farmaci. Le piante hanno una personalità, possiedono i cinque sensi come noi, si scambiano informazioni e interagiscono con gli animali.
Per sopravvivere adottano strategie mirate, hanno una vita sociale, sfruttano al meglio le risorse energetiche. Sono capaci di scegliere, imparare e ricordare, sentono perfino la gravità. Le nostre recenti conoscenze della vita delle piante, hanno permesso la nascita di nuovi e affascinanti settori di ricerca, fra i quali, il più recente è sicuramente quello della neurobiologia vegetale.

Uno dei centri di ricerca più avanzati al mondo è il LINV (Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale), presso il polo scientifico dell’Università di Firenze e diretto dal prof. Stefano Mancuso. Oggi viene riconosciuta la presenza di una speciale area sensoria e di elaborazione posta nell’apice radicale delle piante, lunga circa un millimetro, composta da cellule che usano dei neurotrasmettitori per comunicare. Alberi e piante hanno una sorta di percezione sia di se stessi che dell’ambiente che le circonda.

Esiste quindi una somiglianza funzionale e strutturale delle cellule che compongono il sistema nervoso animale e vegetale, e, a quanto pare, ci sono ragioni per pensare che questo non sia dato dalla casualità (…se esiste la casualità in natura!), ma da un’intima connessione originaria tra tutti i viventi.

Il filosofo ed esoterista Rudolf Steiner formulò cento anni fa la teoria della triarticolazione, relazione medicamentosa tra uomo e pianta. Questa relazione appare evidente tra il cervello dell’uomo con la radice della pianta (uomo riverso): entrambe queste parti sono in comunicazione con l’esterno e creano strutture complesse attraverso la selezione precisa ed intelligente dei dati più utili. Se Goethe e Steiner sono ancora ricordati per le loro opere, dobbiamo rendere omaggio forse ad una delle più grandi menti della biofisica, ai più sconosciuto, Jagadish Chandra Bose (Mymensingh,30 novembre 1858 – Giridih,23 novembre 1937).

Egli è stato un fisico e botanico indiano, pioniere della radio (molto prima di Marconi). Scoprì le microonde. Bose fu il primo ad accorgersi dell’esistenza di una specie di sistema nervoso delle piante. Bose basandosi su solidissime prove sperimentali, dimostrò come le piante utilizzassero segnali elettrici per la comunicazione fra i vari organi e avanzò l’idea che le piante fossero da considerarsi esseri intelligenti, capaci di apprendere dall’esperienza e di modificare il loro comportamento in maniera adeguata.

I suoi esperimenti provarono “l’unità dei meccanismi fisiologici della vita”. Fondamentalmente, i meccanismi elettromagnetici scoperti da J. Chandra Bose che permettono la vita dell’animale e dell’uomo, sono gli stessi che reggono quella vegetale. Ogni pianta emette e riceve segnali elettromagnetici su tutte le frequenze dei nostri organi, dimostrando così di possedere cellule, gruppi cellulari, o funzioni che risuonano in maniera identica.

A questo punto sorgono naturalmente alcune domande: E se tutto quello di cui abbiamo bisogno fosse già qui? Se le più grandi sorprese fossero nascoste nelle cose più semplici? Se fosse la natura a darci tutto l’amore di cui abbiamo bisogno? Queste sono le domande che mi hanno spinto a cercare ed osservare la natura con un diverso atteggiamento. Questo mi ha portato a sviluppare nuove metodiche di ascolto e osservazione ed ho scoperto che molte verità sono più vicine di quello che immaginiamo. Verità che emergono attraverso nuove prese di coscienza, nuove percezioni, dove scienza e spirito sono un unico indivisibile, la Via del cuore.


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