vivisezione

La sperimentazione animale: un errore metodologico

«Se è vero che la maggior parte dei medici difende la vivisezione, è altrettanto vero che i più non sanno cosa difendono, perché non sospettano lontanamente l’inerente fallacia e crudeltà». (Hans Ruesh – Imperatrice Nuda)

Se avessi letto queste parole appena laureata avrei detto, senza ombra di dubbio, che erano sicuramente pronunciate da un folle. Negli anni seguenti ho dovuto fortemente ricredermi e rendermi conto di quanto, le parole di Ruesh, rispondessero a verità. Col tempo, approfondendo la questione e avvantaggiata dal fatto di essere un medico, ho dovuto rivedere tante mie vecchie posizioni che erano talmente rigide da potersi definire quasi un dogma. Oggi ho fatto mie le parole di Ruesh, e credo giusto continuare a divulgarle e a difenderle. Tanti altri medici, ricercatori, biologi, veterinari, e altri professionisti di area scientifica, hanno fatto il mio stesso percorso e sono arrivati alla mia stessa conclusione: la Sperimentazione condotta su Animali èantiscientifica. Ecco perché nasce OSA: Oltre la Sperimentazione Animale. Andare oltre la sperimentazione animale vuol dire impegnarsi per incentivare, promuovere e utilizzare modelli di ricerca del XXI secolo e abbandonare finalmente un modello di ricerca obsoleto rivelatosi, senza ombra di dubbio, fallimentare.

Oggi, pur ampiamente dimostrata la inattendibilità e la inutilità della sperimentazioneanimale, paradossalmente, questa non accenna a diminuire. Diventa quindi un imperativo morale ed etico parlarne ed occuparsene, da addetti ai lavori per la salvaguardia della salute umana e per evitare di continuare a credere in un “modello” di ricerca che si è dimostrato essere fuorviante, pericoloso e antiscientifico. La sperimentazione animale si fonda su alcuni pilastri che la rendono intoccabile: l’ermetica segretezza, lontano dalla reale verifica scientifica; la gente comune, ben indottrinata da una propaganda orchestrata ad arte, che colpisce nel cuore delle fragilità umane, si rifiuta di pensare che eminenti scienziatipossano essere in malafede; apporta facili guadagni all’establishment chimico-farmaceutico-accademico; di contro occuparsene, per contrastarla, necessita di tempo, volontà, tenacia, abnegazione e ci si scontra con enormi difficoltàe resistenze nel trovare spazio nei comuni mezzi di informazione.

In questo mio contributo vorrei iniziare immaginando un ipotetico “scambio di opinioni” con relative argomentazioni, fra chi crede in questo metodo di ricerca e chi invece, come noi di OSA, vi si oppone.

Partiamo dalla terminologia. I fautori del “modello animale” preferiscono parlare di sperimentazione animalein quanto sostengono che il termine vivisezione, usato dagli oppositori, viene da questi utilizzato per “suscitare reazioni emotive“. Premesso che il termine accettato a livello internazionale, è “vivisection”, chi si oppone alla vivisezione preferisce utilizzare questo termine non tanto per suscitare reazioni emotive, ma per evitare il termine “edulcorato” di sperimentazione animale, visto che quello che viene fatto sugli animali in laboratorio è a tutti gli effetti vivisezione.Avendo scelto di utilizzare la stessa terminologia come gruppo di “esperti” sull’argomento, continueremo a parlare di sperimentazione animale. Analizzerò quindi gli aspetti più salienti del contendere tralasciando, volutamente in questa sede, gli aspetti etici della questione animale, non perché meno rilevanti, ma perché la nostra mission, come OSA, è di trattare l’argomento solo sul piano scientifico.

Come primo punto esaminiamo il problema della “affidabilità”del modelloanimale. Gli stessi ricercatori che utilizzano il modello animale sostengono e non possono onestamente non ammetterlo, che i risultati ottenuti nell’animale non sono direttamentetrasferibili all’uomo”e che “gli animali vengono utilizzati come modello, in base alle similitudini e somiglianze con l’uomo”. Questo primo punto trova entrambe le posizioni in quasi “armonia”: gli antivivisezionisti hanno da sempre sostenuto che i risultati ottenuti sugli animali non sono trasferibili all’uomo. Rimane una sottile divergenza dal punto di vista scientifico che è però sostanziale. Parlare di similitudini e di somiglianze preoccupa molto e mette subito in allerta in quanto nessuna estrapolazione, in base a similitudini, può rispondere al rigore scientifico. Basti pensare ai criteri discientificità molto rigidi cui deve rispondere un determinato protocollo di ricerca clinica. Non è ammessa alcuna “similitudine”, bensì dati validi in termini statistici, omogeneità del campione, criteri di inclusione, esclusione, obiettivo primario, obiettivisecondari, che siano chiari e ben definiti e il campione, pur riferendosi all’uomo, deve essere il più omogeneo possibile, pena inficiare in partenza lo studio di ricerca.

I fautori della sperimentazione animale sostengono che ilmodello animale,anche se imperfetto, si possa migliorare. Ma viene subito da obbiettare che sono secoli che questo modello viene utilizzato senza essere mai stato “validato” (BMJ 28/02/2004). Un metodo scientifico per essere definito tale andrebbe prima validato, ma questo per la sperimentazione animale, non è mai avvenuto! La verifica di validazione scientifica viene invece imposta al fine di validare i modelli di ricerca alternativi al modello animale. Tra l’altro la storia della vivisezione a tutt’oggi non ha portato a nessun miglioramentodi tale modello di ricerca. Anche se “difettoso” è stato sempre utilizzato nonostante le dichiarazioni discordanti, sulla reale efficacia, da parte di innumerevoli scienziati. La storia della medicina è ricca di opinioni di medici, clinici, fisiologi, anatomisti, chirurghi che a gran voce, andando contro corrente, si sono espressi contro tale metodo. Da Ippocrate a Leonardo, i fisiologi Charles Bell e H. Bigelow (Harvard), il grande clinico Augusto Murri. Il dott. Gennaro Ciaburri, voce quasi solitaria tra gli anni 30 e 50, si espresse con coraggio denunciando la crudeltà e l’efferatezza oltre che l’inutilità della vivisezione. Il capolavoro della anatomia descrittiva “de humani corporis fabrica”di Andrea Vesalio nulla deve alla vivisezione. Di innumerevoli esempi ne è piena la storia della medicina. Continuiamo la carrellata citando altri scienziati e uomini di cultura, come Einstein, Gandhi, Goethe, Voltaire, Mark Twain, Hans Ruesch, ecc. Vorrei dare voce soltanto a due di loro: un grande chirurgo dell’ottocento, periodo in cui la vivisezione era in auge, ed un grande medico dei giorni nostri. Le loro parole saranno meglio di qualsiasi commento.

Il primo, un eccellente ginecologo, Lawson Tait che arrivò ad operare 2000 laparotomie, e che nel 1868 a soli 21 anni, compì la sua prima ovariectomia, e poi appendicectomie, isterectomie, e la prima colecistectomia della storia della medicina, fiero oppositore della vivisezione, dopo averla praticata precedentemente, così si esprimeva: «Io mi rendo conto perfettamente di far parte di una minoranza nella mia professione dichiarando la vivisezione inutile come metodo di ricerca, ma ritengo che nemmeno uno su cento dei miei colleghi ha mai approfondito la questione, novantanove credono alle affermazioni del centesimo, il quale, a sua volta, non ha studiato la materia dall’unico lato che possa dare una risposta attendibile: quello dell‘esame storico, non basta esprimere un’opinione».

L’altro grande scienziato è il prof. Pietro Croce. Per anni lavorò al dipartimento di ricerche del National Jewish Hospital della Colorado University di Denver e poi al Toledo Hospital. Primario dal 1952 al 1982 del Laboratorio di analisi chimico-cliniche di Microbiologia e di Anatomia patologica dell’Ospedale L. Sacco di Milano, libero docente dell’università di Milano, membro del College of American Pathologists, per anni anche lui aveva praticato la ricerca sugli animali perché ci credeva. Dopo trent’anni giunse però ad una conclusione: «Ho eseguito esperimenti su animali per molti anni. Obbedivo ad una ammuffita logica positivista che mi era stata imposta durante gli studi universitari e che a lungo mi ha condizionato negli studi successivi. Il positivismo scientifico: la sola logica possibile nella ricerca medico-biologica. Con la mente affollata di nozioni apprese “ex cathedra”, dai libri, dalla pratica in ospedali italiani ed esteri, cercavo di dare un ordine al mio pensiero, mi sforzavo di disporre su un filo logico le figure di un puzzle uscito difettoso dalla fabbrica: le tessere non combaciavano tra loro; ne uscivano figure sbilenche, separate da vuoti incolmabili, in un incastro che alla minima scossa si sfasciava sparpagliandosi in un disordine caotico.

Mi dissi allora: ci deve essere qualcosa di sbagliato nel pensiero e nella prassi medica. E questo qualcosa deve essere fondamentale ed elementare allo stesso tempo, capace di minare tutto alla base e di vanificare ciò che gli consegue. Un errore metodologico, dunque … Un modello sperimentale dell’uomo non esiste … persino individui della stessa specie sono dissimili tra loro. Nessuna sperimentazione condotta su una specie può essere estrapolata a nessuna delle altre, uomo compreso. L’aver creduto che tale estrapolazione fosse legittima è la causa principale degli insuccessi e, talora, delle catastrofi che ci vengono inflitte dalla medicina moderna, specialmente nel campo farmacologico».

Migliaia emigliaia sono i medici e gli scienziati che si sono espressi contro la sperimentazione animale. Scientific American (1997) ha definito «i modelli animali nel migliore dei casi sono una buona imitazione delle condizioni umane, ma nessuna teoria può essere approvata o respinta sulla base di una analogia». Il BMJ (28/02/2004) ha pubblicato un lavoro di un gruppo interdisciplinare di ricercatori, che conclude sulla “inattendibilità dei test condotti su animali”, “spesso dannosi” e comunque da “sospendere fino a quando non saranno validati”. Sempre il BMJ in questi ultimi anni, ha adottato la scelta editoriale di non pubblicare articoli di studi di ricerca condotti su animali. La rivistaNature (2005) definisce la ricerca su animali «cattiva scienza perché non predittiva per l’uomo». Il National Research Council degli USA, ha definito gli animali “modelli inadeguati” (Toxicity testing in the 21st centur: a vision and a strategy). Nel rapporto si legge: «La tossicologia si sta avvicinando ad un evento epocale, di quelli che hanno dato un nuovo corso alla storia della scienza, come la scoperta della penicillina, quella del DNA, la nascita del primo computer. Essa è in procinto di avvalersi delle rivoluzioni avvenute nella biologia e nella genetica … le prove di tossicologia saranno trasferite da un sistema basato sullo studio dell’animale intero ad un sistema basato principalmente sui metodi in vitro, questi ultimi essendo in grado di valutare i cambiamenti nei processi biologici con l’osservazione di cellule, preferibilmente di origine umana … è necessario un radicale cambiamento di paradigma che consenta uno screening ad ampio raggio delle sostanze chimiche, per ridurre i tempi e i costi dei test e garantire una base più scientifica per la valutazione degli effetti sulla salute e sull’ambiente». Le maggiori agenzie di controllo USA hanno lanciato un progetto quinquennale di tossicologia molecolare, applicando le indicazioni del NRC con un protocollo d’intesa firmato al congresso annuale dell’Associazione Americana per l’Avanzamento delle Scienze.
Se si continua ad applicare un metodo vecchio come nessun’altra tecnologia dovremmo chiederci come mai. Diventa quindi un obbligo morale porsi delle domande che a tutt’oggi non hanno mai avuto risposta. (segue)

Biolcalenda di dicembre 2015


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