Il monastero di Fudenji e il Gohan Taiten - Biolcalenda di giugno 2021

Il monastero di Fudenji e il Gohan Taiten

Cari amici, questo mese voglio raccontarvi di un luogo davvero speciale e magico. Si trova vicino a Fidenza e si chiama Fudenji.

È un monastero buddhista secondo la scuola Zen Soto, fondato nel 1984 dal Maestro Fausto Taiten Guareschi, abate del Tempio per molti decenni e ancora oggi riferimento imprescindibile, anche se ha lasciato l’onere di governo del Tempio alla badessa Marosa Ryuko Agnoli.

Ho cominciato a frequentare il Tempio nel 1993, al ritorno dagli Stati Uniti, dove avevo avuto modo di approfondire sia l’esperienza di ristorazione, a New York e Los Angeles, che le mie personalissime aspirazioni personali di lettore di Jack Kerouac (de “I Vagabondi del Dharma)” e di altri autori della cosiddetta controcultura americana. Letture che mi avevano lasciato il desiderio di approfondire il buddhismo Zen.
In quel viaggio volli appunto approfondire i miei personalissimi interessi. Cercai quindi un posto dove poterlo fare e soggiornai per qualche giorno presso il Sonoma Mountain Zen Center vicino a San Francisco.
Lo Zen, che come mi disse un compagno americano di meditazione (“it sticks”, si attacca) mi si appiccicò addosso. Ricordo di quei giorni ad esempio un pranzo, molto particolare, consumato in silenzio, alla domenica.

Nel silenzio di quel pasto, il primo per me di una lunga serie (tutti i pranzi rituali a Fudenji si offrono in silenzio), la bontà di un piatto a base di arance cotte al forno si è affondata nella memoria: il gusto e l’olfatto si offrono al nostro mondo esperienziale in modo più incisivo di qualsiasi ragionamento e il silenzio è un amplificatore dei nostri sensi, che vengono sempre in qualche misura “disturbati” dalla pur piacevole conversazione a tavola.

Ma il vero battesimo dello zen l’ho ricevuto una volta tornato in Italia a Fudenji, il tempio immerso nello splendido paesaggio delle colline parmensi, che il Maestro Taiten ha voluto facendone anche un centro culturale e di dialogo interreligioso e con le istituzioni locali.
La strada intrapresa da Taiten Guareschi è stata infatti quella di incorporare il suo mondo biografico e relazionale con il suo personale incontro con lo Zen, tramite il Maestro Taisen Deshimaru: costruendo destino da un destino.

Il Tempio si può visitare, seguendo delle regole, che chi vuole può consultare su www.fudenji.it
Lo consiglio caldamente, è una esperienza davvero unica!
I pasti cucinati e serviti a Fudenji non sono sempre rituali, dipende dal tempo dell’anno, dal fatto che si tengano o meno delle Sesshin (ritiri di meditazione) o altro ancora. Ma ci sono dei punti fissi. Innanzitutto le modalità di gestione della cucina, che è uno Spazio Sacro.

Come Sacro è il ruolo del Tenzo, l’addetto alla cucina, la seconda figura più importante nella gerarchia organizzativa del Tempio, dopo l’Abate. Ci sono dei modi per entrare, delle precise ritualità, dei modi per cucinare e per fare le cose. Ci sono dei tempi precisi e dei suoni rituali.
Sembra strano come tutta questa formalità generi, alla fine, lo spazio nel quale si aprono le porte della libertà, eppure è così. Ed è così in tutta l’esperienza della giornata di Fudenji.
Nello spazio vincolato da regole è la libertà interiore e la creatività che possono spuntare, nel “silenzio” che offre la rigidità delle pareti, protetti dalla continua distrazione del mondo.
È possibile, certo, non è garantito, perché il mondo possiamo continuare a portarcelo dentro.

Ma continuo a raccontare del pasto nel Tempio: un passaggio rituale che avviene ogni mattina è quello della cosiddetta “colazione”, quando viene servito caldo il riso alla giapponese, il gohan, con zenzero e verdure fermentate assieme a gomasio, semi di sesamo e sale tostati.

Questa offerta viene fatta ai praticanti seduti in meditazione dal mattino presto, dopo l’apertura della giornata e dopo aver indossato l’abito rituale: “Magnifico di libertà abito/senza confini di gioia campo/del Tathagata la parola dispiega/Salva libera” si recita in italiano e giapponese.
Dopo viene servito il Gohan, in passaggi rituali e formali, in silenzio. Utilizzando le ciotole del monaco, chiuse nel fazzoletto che funge da tovaglia. Si aprono e si dispiegano sulle ginocchia piegate, quindi si mangia, si attende il tè e l’acqua per la pulizia, si netta il tutto e si richiude.
Nella piena consapevolezza di quel che è il nostro agire.

Vuota la stanza
qui non c’è traccia
del mio passaggio.
Così va bene!

Ecco per voi le due ricette ispirate a questo “mondo”
La prima è proprio il Gohan.
La seconda ricetta parte da qui. Questo riso è come il pane, per la cucina giapponese, si usa dappertutto, anche nel sushi. Allora ve lo propongo in questa ricetta, che nasce da una unione di culture e si ispira, in modo molto libero, ai natali fidentini del Maestro Taiten, si chiama Gohan Taiten.

Le ricette

Gohan - Biolcalenda giugno 2021

Gohan
Biolcalenda di giugno 2021

Gohan Taiten - Biolcalenda giugno 2021

Gohan Taiten
Biolcalenda di giugno 2021

 


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