Le nuove costruzioni possono raggiungere un altissimo livello di sostenibilità, essendo nuove per l’appunto, possono venir realizzate con le migliori e più recenti soluzioni per il risparmio energetico. Ma, prima ancora di pensare a quale materiale usare per costruire, prima ancora di pensare a come aumentare l’efficienza energetica, prima ancora di scegliere le più recenti tecnologie… mi domando: costruire un nuovo edificio sarà davvero sostenibile?
Se da un lato siamo in grado di realizzare edifici che permettono di risparmiare moltissima energia rispetto al passato, dall’altro non è forse vero che “Il risparmio migliore è non comprare affatto”?.
Negli anni scorsi l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sui consumi energetici: cappotti termici, caldaie a condensazione, pompe di calore… Ci siamo concentrati sul “come costruire”, ma mentre le case diventavano sempre più efficienti, anche il peso dell’energia incorporata è cresciuto in proporzione.
In altre parole, alla luce della sostenibilità, vale la pena investire moltissimo nella costruzione per poi consumare pochissimo negli anni a venire? È possibile individuare un giusto equilibrio?
Cercando dati su questo argomento ho scoperto che esistono molte ricerche su questo tema e in questo articolo cercherò di riassumerne i dati più interessanti per giungere a una conclusione concreta e a tratti inaspettata.
Energia incorporata e operativa
In tutte le ricerche si evidenzia che: l’edificio si compone principalmente di due tipi di “spese energetiche”, cioè l’energia incorporata e quella operativa.
Per un’analisi della sostenibilità a 360° non possiamo fermarci allo studio dell’energia usata per far funzionare l’edificio giorno dopo giorno (energia operativa), ma dobbiamo tenere conto dell’energia spesa ancor prima che l’edificio entri in funzione (energia incorporata).
Le attuali normative tengono conto solo dell’energia operativa e purtroppo non fanno mai un rapporto tra energia incorporata spesa e energia operativa risparmiata.
A titolo esemplificativo l’energia incorporata comprende: estrazione e lavorazione delle materie prime (legno, cemento, acciaio, ecc.), produzione e trasporto dei materiali fino al cantiere, costruzione (macchinari, attrezzature, cantierizzazione), manutenzioni straordinarie e sostituzioni di componenti durante la vita utile, demolizione, smaltimento o riciclo alla fine del ciclo.
L’energia operativa comprende: riscaldamento e raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, ventilazione e condizionamento, illuminazione e apparecchi elettrici…
È l’energia che continuiamo a pagare e a consumare per decenni, durante l’intera vita utile dell’immobile.
Costruire o ristrutturare?
Ho consultato sei ricerche* che confrontano la nuova costruzione con la ristrutturazione (le ricerche selezionate contengono esplicitamente nel titolo principale il confronto tra ristrutturazione (Refurbishment e/o Retrofit) e nuova costruzione (New Construction e/o Reconstruction). Nelle ricerche si è utilizzato principalmente il metodo LCA (Life Cycle Assessment o Valutazione del ciclo di vita).
La casistica è variegata, le ricerche si sono svolte: in luoghi diversi (USA, Paese nordici EU, UK, Cina), in climi diversi (in alcuni casi lo stesso edificio è stato posizionato a diverse latitudini), su edifici reali oppure modelli, un orizzonte temporale che va dai 50 ai 75 anni oppure il recupero dell’energia impiegata da un minimo di 3 anni fino a oltre 100.
Infine gli interventi presi in considerazione riguardano sia ristrutturazioni pesanti che leggere, edifici adibiti ad abitazioni oppure a uffici.
Nonostante tutta la varietà dei casi studiati è emerso un unico risultato evidente e inconfutabile: la ristrutturazione è risultata sempre la scelta più sostenibile.
Il dato più interessante è che l’energia incorporata, quindi quella impiegata per costruire, rappresenta dal 30% al 50% (per le case Passive) del totale, perciò non c’è efficienza energetica che possa giustificare l’investimento energetico iniziale in termini di materiali, trasporti, costruzione…
Nelle ricerche che hanno comparato anche diversi livelli di ristrutturazione è emerso un dato che mi ha stupito: le ristrutturazioni leggere sono spesso le più sostenibili, mentre via via che si aumenta l’efficienza energetica si rischia di superare la soglia della sostenibilità.
Puntare sul materiale o sul progetto?
Il peso dell’energia incorporata nei materiali per la costruzione è talmente elevato da far pendere l’ago della bilancia sempre e comunque a favore della ristrutturazione, ciò si verifica anche nel caso in cui siano utilizzati materiali sintetici al posto di quelli naturali.
Ne emerge quindi un dato che turba: la nuova costruzione deve essere valutata con estrema attenzione. Essa può diventare sostenibile solo se verranno utilizzate le migliori tecniche progettuali a disposizione.
Sarà necessario progettare un sistema integrato che sia: compatto, perfettamente orientato, con elementi di bioclimatica, materiali disponibili nelle vicinanze e con un utilizzo minimale di cemento armato (l’incidenza dell’uso del cemento armato per la parte strutturale è del 30% circa sul bilancio dell’energia incorporata).
La nuova costruzione, oppure la demolizione e ricostruzione ha sempre un impatto ambientale superiore a qualunque decisione sui materiali: riutilizzare una struttura significa non sprecare l’energia e le emissioni già incorporate nelle fondazioni, nei muri, nelle coperture.
Conclusione
La sostenibilità non è mai una questione di “questo materiale sì, quello no” in modo isolato, né si dovrebbe basare solo sul calcolo dei consumi energetici operativi.
Prima bisogna decidere se dare una seconda vita a ciò che esiste (scelta progettuale macro).
Poi, qualsiasi intervento, ristrutturazione o nuova costruzione, dovrà essere guidato da un progetto che integri materiali, impianti e soprattutto strategie bioclimatiche.
È per me un monito, inaspettato ma vero… prendere la decisione di costruire una nuova casa porta con sé una grande responsabilità.
Al di sopra di tutto c’è la progettazione, intelligente e integrata, anche quando si tratta di progettare un “non intervento”.
*Per la bibliografia completa delle ricerche selezionate, consultare 8plan.net

