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L’editoriale di maggio 2014

Perdere

Dal latino “perdere” composto di “per” nel senso di”al di là” e “dare” (che da per acquisito il senso peggiorativo di dare invano). Tra i composti e derivati: disperdere, perdita, perdizione. Per avvicinarsi al significato di “perdita” dal latino “perditus” in senso figurato sconfitta; morte; diminuzione, esaurimento.

Il termine “perdere” viene usato a proposito o a sproposito. Un primo approccio ci fa intravedere che non può contenere la sconfitta, se non, nel solo caso, della morte.

Può perdere chi è nell’abbondanza non nella miseria, altrimenti non perde, ma muore, lascia la vita senza sconfitta senza apparente ragione. E’ così per milioni di esseri umani in modo particolare i bambini che hanno “perduto” la madre. Si interrompe quella catena, di per, perdere, perdersi, perdurare, per – donare, per – dare. Il senso è un non senso che tutto pervade fin dalla nascita che, giorno dopo giorno, per tutta la vita gioca con la perdita inconsapevole del piccolo egoista, che non coglie la generosa perdita per amore.

Il discorso sembra farsi difficile, si intreccia e contorce quindi giova un esempio: “Avete presente una leonessa con il suo cucciolo (di leone): nella fase dello svezzamento si nota una madre che gioca con il suo cucciolo, dà e sottrae, ma alla fine la madre perde sempre, solo così vince la vita del cucciolo”. Ci si dovrebbe domandare se siamo in grado di perdere, chi lo può fare, quale l’orizzonte in cui operare, questo ci dovrebbe indurre ad ampliare i confini, la nostra visione del mondo.

L’altra considerazione che si evidenzia è la forza, l’abbondanza, la magnificenza e la straordinaria prolificità della natura che garantirebbe una perdurante perdita di risorse, di cibo, di calore e persino d’amore. La Terra, ancora lei, vestita di Natura, che la rende eterica e portatrice di un sentire universale verso tutte le creature viventi, compreso l’uomo, l’unico portatore del “male”, in una eterna sfida, in cui solo la Madre perde, fino a quando? Nonostante le nostre preghiere “liberaci dal male”, sembriamo ben lontani dal volerci liberare dall’egoismo, la sopraffazione, dal successo per morte altrui, la ricchezza nello sfruttamento,  la vittoria nella morte della Madre.

In questo l’uomo, in generale, ma anche tanti piccoli uomini in particolare che potremmo chiamare per nome e cognome, dimostrano d’essere piccoli cuccioli inconsapevoli e ingenui, non in grado di cogliere il male che non sanno trasformare in coscienza.

La catena del debito che ci lega ai nostri progenitori non si spezzerà mai, se continueremo ad esaltare come eroi, santi e nobili, uomini degni di gloria imperitura, esseri che hanno ferito profondamente la propria Madre, costringendola a perdere per farli sopravvivere nel male.  Da quando l’uomo ha perduto il rapporto gratuito con la natura ha perduto il senso della vita. Non più quantità di vita, ma quantità di denaro, quindi finito il denaro finita la vita. Il denaro non può perdere, quindi uccide.

Biolcalenda maggio 2014


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