Abitare bioecologico 4

La tecnica di costruzione delle murature 2
Se a quanto detto  nella 1a parte (abitare bioecologico 3)) si aggiunge la formazione di ponti termici creati dalla struttura in cemento armato, si otterrà nell'ambiente una proliferazione di muffe e funghi.

Se poi associamo un rivestimento isolante sintetico e poco traspirante l'opera negativa si completa.

Analizziamo alcune murature ritenute ecologiche: in terra cruda, di pietra, in laterizio.
Due sono le tecniche principali per formare murature in terra cruda: utilizzando mattoni di terra mescolata a paglia ed essiccati al sole o adoperando il pisé (terra battuta, realizzata comprimendo la terra cruda, di solito impastata con paglia che sarà il tema di un prossimo articolo, analizzata più in dettaglio).
I mattoni in terra cruda non sono molto diffusi nel nostro Paese, ma possono trovare diversi impieghi nella realizzazione di un edificio. Possono essere usati per realizzare murature perimetrali perché la loro consistente massa termica fa sì che contribuiscano all'accumulo di calore nelle ore più calde della giornata, calore che viene restituito di notte, quando la temperatura si abbassa. I mattoni in terra cruda sono anche dotati di ottima fonoassorbenza, che li fanno consigliare nella costruzione di tramezzi: in commercio, si trovano mattoni in terra cruda che, impiegati in un tramezzo di 11,5 cm, isolano acusticamente come un muro di trenta centimetri costruito in mattoni cotti forati.

La tecnica del pisé proviene probabilmente dal Medio Oriente, dove si è particolarmente sviluppato, per poi diffondersi fino alle valli marocchine, dove ancora oggi si trovano splendidi insediamenti edificati utilizzando la tipica terra rossa battuta.
Marrakech è circondata di possenti mura in terra battuta. Questa è indubbiamente una tecnica che esige esperienza: la realizzazione delle murature richiede la trasformazione diretta del materiale in cantiere, il che rende necessaria la presenza di un esperto e una buona organizzazione dei lavori, supportata da manodopera in grado di eseguire alcune operazioni con sufficiente abilità.
Poiché il materiale va compattato allo stato umido, è indispensabile saper attentamente considerare i tempi di essiccamento, eseguendo i lavori esclusivamente nelle stagioni calde, così da poter avere la garanzia che l'essiccamento sia completo prima delle ghiacciate invernali.
Sono evidenti le difficoltà che tale tecnica incontra nelle nostre regioni, ma, trovando un giusto compromesso, si avrebbero elevati vantaggi: l'abbattimento del costo della materia prima, dei trasporti, dei consumi energetici, l'annullamento quasi totale dell'impatto ambientale, un buon accumulo termico che contribuirebbe alla regolazione igrometrica del microclima interno.

I muri in pietra, assai comuni un tempo perché ritenuti il non plus ultra della solidità e decisamente affascinanti, sono uno dei modi più antichi con il quale l'uomo ha realizzato le sue abitazioni.
Tuttavia, diversamente da quanto si possa ritenere, non sempre l'uso della pietra costituisce la soluzione ideale per la realizzazione della muratura. Infatti, si deve rilevare che la capacità isolante della pietra viva non è considerevole e il freddo e il caldo sono contrastati solo in parte, tanto che i locali potranno risultare o troppo caldi in estate o troppo freddi in inverno. Inoltre, anche se la pietra risulta resistente agli agenti atmosferici, può assorbire l'umidità con relativa facilità e creare preoccupanti problemi di infradiciamento dei muri.

Il laterizio (o mattone cotto) rappresenta probabilmente la soluzione più in sintonia con le esigenze odierne e, data l'opportunità di reperire materiali certamente affidabili, alla portata di tutti. Il mercato è ricco di proposte e, nel valutare le caratteristiche del materiale più indicato alla realizzazione di un edificio secondo criteri bioecologici, è opportuno tenere conto di alcuni importanti elementi.
Oltre all'inerzia termica, al peso, alla lavorabilità e alla resistenza meccanica del laterizio che si intende impiegare, è bene conoscere la materia prima impiegata e il processo di produzione, valutare la permeabilità di vapore, la capacità di isolamento termico, la resistenza al gelo, l'inalterabilità fisica, l'isolamento acustico, la resistenza al fuoco. Non sono da sottovalutare anche la forma, la possibilità di riduzione dei ponti termici, la presenza eventuale di radioattività e l'elasticità d'impiego.
Tra i laterizi forati più diffusi in bioedilizia, i blocchi porizzati con l'utilizzo di materiali naturali possono essere considerati tra i più validi. La microporizzazione è ottenuta aggiungendo all'argilla dell'impasto segatura di legna o pula di riso: in fase di cottura del laterizio, la segatura o la pula bruciano e lasciano il posto ai micropori. Così i blocchi risultano caratterizzati da un'alta densità di micropori che, creando un'infinità di piccolissime camere d'aria, ottimizzano le proprietà isolanti, termiche e acustiche.

(Riflessioni sul corso di Bioarchitettura "Costruire ed abitare bioecologico" organizzato dalla Biolca  nel periodo ottobre 2005 – giugno 2006)


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