Natura e architettura 2

Il disboscamento mistico.
Ma come mai noi occidentali siamo arrivati a considerare il mondo come tutta riserva di materiale a nostra disposizione? Chi ci ha dato il permesso? Come abbiamo perso, se mai l’abbiamo avuto, ogni tipo di rispetto per l’ambiente?

Possiamo facilmente rilevare un deciso scollamento fra uomo e natura, fortemente praticato nel nome del cristianesimo, dove la natura è vista come sede dell’irrazionale, del male e quindi una cosa da sottomettere, da combattere, dalla quale stare in guardia. Intorno al Cinquecento, il "pensiero magico" che si faceva portavoce di un sentimento dì unità con la natura veniva perseguito sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Protestante, l’intera storia dell’inquisizione si potrebbe leggere come il tentativo di eliminare fisicamente ogni traccia di quegli antichi culti che avevano nella natura, nel rapporto con la terra e  gli alberi la loro origine. Quando i missionari cristiani iniziarono la loro opera di conversione, uno dei loro primi compiti fu quello di proibire i culti che si rendevano agli alberi e di distruggere i boschi sacri. Ma non furono loro ad iniziare l’opera di "disboscamento mistico".

I DRUIDI E IL GRAAL
Lucano narra nella sua Farsaglia di come, ricevuto l’ordine di distruggere un bosco sacro nei dintorni di Marsiglia, nessuno dei soldati di Cesare osasse sferrare il primo colpo di scure contro quegli imponenti alberi fino a quando Cesare stesso abbattendo una quercia secolare disse loro "Ormai nessuno di voi esiti ad abbattere la selva, ritenete il sacrilegio compiuto da me".
Tra gli storici romani sono innumerevoli i racconti di questo tipo e riguarda in particolare la Gallia e la Bretagna, luoghi delle popolazioni Celtiche che avevano conservato una spiritualità che concepiva la natura come indissolubilmente legata all’uomo e avevano nei boschi, nelle pietre, nelle fonti i luoghi di maggiore culto. I romani, in Irlanda, non arrivarono mai, ci arrivò invece san Patrizio, nel quinto secolo, che si vide costretto ad allearsi ai capi spirituali dell’epoca, i fili, eredi dei druidi e dei bardi.
Seconda la leggenda, in Irlanda, erano arrivati molto tempo prima, intorno al 1200 a.c. i Tuatha De Danaan, portandovi quattro doni: la lancia, la spada, la pietra e la coppa, i simboli della leggenda del Graal  che, due millenni più tardi, servirà a tramandare, in maniera simbolica e nascosta dall’evidenza, il culto della Dea.
I Tuatha De Danaan letteralmente "il popolo della Dea Dana", secondo una delle ricostruzione più accreditate, arrivarono in nave in Irlanda, dopo essere passati da Spagna, Sardegna (Shar Dana) ed essere partiti da Creta.

SOGGIOGATE LA TERRA
Creta, intorno al 1200 a.C., non era ancora stata raggiunta dai nuovi culti che avevano cominciato ad espandersi con forza in Europa a partire dal 4000 a.C..
Portata dalle popolazioni guerriere, aveva cominciato a sostituirsi alla spiritualità che presenziava quei luoghi da sempre, (una spiritualità che aveva nella terra, negli alberi, nelle fonti, nelle pietre le sue più riconosciute manifestazioni, una spiritualità che aveva un segno nettamente femminile: la Dea) con una spiritualità che aveva i propri Dei guerrieri maschi: al culto della Dea si sostituì quello dei maschi, fu un passaggio lento ma inesorabile.

 Un passaggio fondamentale per noi occidentali si verificò con la nascita dell’idea del Dio unico, maturata in Medio Oriente e codificata nell’Avesta e nella Bibbia, i cui primi testi non sono antecedenti al 1500 a.C. Qui si trova una delle radici dello scollamento tra uomo e natura: "Dio li benedisse e disse loro: – Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra: soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra" – Genesi, 1,28.   E’ avvenuto il passaggio. L’uomo  non è più parte della natura, ne è al di sopra, Dio stesso gli ha dato il permesso di soggiogare la terra ed ogni essere vivente.
In questa prospettiva, quello che accade dopo il 4.000 a.C. è storia recente, il passaggio è ormai avvenuto, si tratta di perfezionare alcuni dettagli, e soprattutto di soggiogare e far scomparire i culti precedenti e la maniera migliore per neutralizzare qualcuno non è eliminarlo, ma trasformarlo in qualcos’altro. Così la Dea diventa Era, Giunone, Diana e poi nel cristianesimo, per la geniale intuizione di San Bernardo, si incarna in Maria, la Madre.

ROCCE, FONTI, ALBERI, FORESTE, PRATERIE
Ma com’eravamo prima che accadesse questo?
Siamo abituati a fare iniziare la nostra storia esattamente da quel periodo. Prima, secondo le narrazioni in voga, non c’è nulla, o meglio, la preistoria, l’uomo primitivo che si nutre di bacche e si ripara dalla natura avversa. Questa è la ridicola narrazione di chi è venuto dopo. Secondo alcune ultime scoperte dell’archeologia ed alcune ricerche della mitologia, è ragionevole pensare ad un periodo lungo migliaia  di anni in cui la figura principale alla quale si riferiscono culti e credenze, almeno in Europa, è una figura femminile alla quale ormai ci si riferisce come alla "Dea". Questa figura non va intesa come un doppio femminile del "Dio" al quale siamo "abituati"; occorre un piccolo sforzo, occorre concepire un sistema in cui mondo e uomo non sono separati. come abbiamo visto prima. Noi siamo cresciuti, come specie, in unione completa e  simbiotica con quello che ora definiamo "la natura". Non ne eravamo staccati. Ogni nostro gesto, azione, parola, pensiero era in risonanza e in connessione con il resto dell’universo. E il nostro universo, per migliaia e migliaia di anni, era formato da rocce, fonti, alberi, foreste, praterie.

IL RITORNO DELLA DEA
Ora, siamo nel mezzo di un cambiamento epocale. L’elettronica ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, i nostri modelli di comportamento non sono più quelli dell’uomo sedentario, che ha avuto nella città e nella rivoluzione industriale il proprio culmine. Le nostre città sono fluide, fatte di rapporti reali con persone distanti, ci stiamo abituando ad un modello che è sempre più mobile, ci spostiamo fisicamente e ancor più virtualmente, stiamo abbandonando il modello sedentario, acquistato dopo il 4.000 a.C per riavvicinarci a quello mobile che abbiamo avuto per i millenni precedenti. E in questo momento, la Dea e le sue foreste stanno tornando con il loro fascino arcaico e futuribile. Quello che continuiamo a chiamare in modo scorretto e avvilente "il verde" non solo è fondamentale, ma costituisce esattamente il nostro ambiente corretto, quello nel quale siamo cresciuti, quello che ci può dare il meglio, quello che ci può restituire, dopo millenni, il senso del sacro.

 


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