La terra 07

La terra e il lavoro umano

La Terra, come elemento, ha la caratteristica di essere dura e resistente, e questo suo carattere può suscitare un sentimento di ostilità. Nella pratica del lavoro umano questa ostilità si trasforma in creatività e dà modo agli impulsi più profondi della psiche di manifestarsi e di sfogarsi nella manipolazione delle varie materie.

La terra, come elemento solido, ha quindi la funzione di stimolare il lavoro e il lavoro svolge un’azione terapeutica sull’uomo, in quanto gli dà coscienza delle proprie possibilità e dei propri limiti e contribuisce a regolare il suo equilibrio psichico.

Il senso di sicurezza e di stabilità che proviene dall’esperienza del lavoro, si può sperimentare anche attraverso la contemplazione della materia in sè.

La visione di un paesaggio, nella sua bellezza statica, può infondere un sentimento di appagamento e di serenità. Di fronte ad una montagna rocciosa, alta e possente, che sfida tutte le intemperie, l’uomo può sentirsi corroborato nel suo desiderio di sicurezza e di stabilità. La roccia che resiste impavida alle bufere di vento o ai marosi del mare, diventa il simbolo del coraggio, della forza che si oppone alle avversità della vita. Diventa anche il simbolo di una fede incrollabile che resiste a tutti gli attacchi delle passioni.

Un grande scrittore come Goethe ha trovato nelle rocce, nella contemplazione delle rocce, delle grandi lezioni di stabilità. Nelle sue opere si sente la sua passione per il granito che egli considera come la roccia primitiva. Il granito ha per lui il significato di “ciò che è più profondo e più alto”(1). Seduto su un’alta vetta senza vegetazione si compiace dicendo: “Qui ti trovi direttamente a contatto con le regioni più profonde della terra… In questo istante, le forze profonde… della terra agiscono su di me insieme con gli influssi del firmamento”. Scrive anche: “Le rocce, la cui potenza eleva la mia anima e le dona forza”. La roccia di granito sembra non soltanto il piedistallo del suo essere glorificato ma sembra anche conferirgli un’intima solidità.

Nella sua stessa grana, il granito racconta la stabilità del suo essere. Sfida qualsiasi penetrazione, qualsiasi scalfitura, qualsiasi usura. Immaginare il granito come fa Goethe, non vuol dire soltanto ergersi a essere incrollabile, ma vuol dire anche promettere a se stessi di rimanere intimamente insensibili a tutti i colpi, a tutte le offese.

Un’anima debole, difficilmente immagina una materia dura. L’immaginazione coinvolge la partecipazione profonda dell’essere. Le parole che designano le sostanze rocciose diventano esse stesse dei vocaboli duri: quarzo, diaspro, feldspato, porfido, granito. Si trasferisce nel linguaggio l’esperienza delle mani che hanno avuto a che fare con la terra dura, con la roccia.

Nella letteratura si trovano innumerevoli tracce del grande sogno di appartenere alla roccia. Quante opere, quante storie, quante favole sono ambientate in un castello costruito nella roccia e testimoniano il senso di sicurezza e anche il coraggio che viene stimolato dal vivere in mezzo alle pietre. Del resto la prima casa dell’uomo, il suo primo rifugio era una caverna scavata nella roccia.

(1)Josef Durler: “Il significato delle miniere in Goethe e nel romanticismo tedesco”


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