La Terra 13

Lo Stagno

Il suo nome deriva probabilmente dal celtico ystaen, da collegare al greco stenos che significa forza, al tedesco stein e l’inglese stone che significano tutti e due pietra. In latino si trova stammum e stagnum, due sinonimi che servono ad indicare sia lo stagno che la palude, la distesa d’acqua. Già nell’etimologia del nome si possono cogliere due aspetti contrastanti di questo metallo: la durezza, che dipende dalla sua struttura cristallina e che trova espressione nell’unione con altri metalli, in particolare il rame, e la malleabilità che gli permette, assieme al piombo, di formare una lega facilmente fusibile che viene utilizzata per la saldatura.

Lo stagno, come Giano, mostra così un doppio volto: in lega con il rame, gli conferisce durezza e dà origine al bronzo, in lega con il piombo fornisce una lega che, una volta fusa, possiede la fluidità necessaria per colare e insinuarsi fra i pezzi da saldare.

Del bronzo tutti sappiamo del grande utilizzo che ne fu fatto in tempi passati: utensili, armi, opere d’arte caratterizzarono una grande epoca dello sviluppo dell’umanità la cosidetta “età del bronzo”. Attualmente lo stagno è più usato nell’industria alimentare per la fabbricazione di recipienti atti a conservare gli alimenti. Questo metallo, infatti, non è tossico per l’uomo e già in passato veniva utilizzato per fabbricare stoviglie e anche, in forma di foglio, per avvolgere gli alimenti; funzione, questa, soppiantata dal foglio di alluminio, più leggero e più resistente.

In natura lo stagno si trova principalmente sotto forma di ossido, la cassiterite. E’ un minerale poco appariscente e poco vistoso. Anche la chimica dello stagno è molto semplice: i suoi composti sono ossidi e cloruri. Inoltre lo stagno non ha simpatia per l’acqua. La cassiterite è assolutamente secca e i composti prodotti in laboratorio hanno la tendenza a rifiutare l’acqua piuttosto che assorbirla. Tutte caratteristiche che pongono lo stagno in antitesi con il rame. Questo, infatti, aveva la prerogativa di legarsi con molti elementi, formando una serie di minerali dai colori più smaglianti e aveva una particolare simpatia per l’acqua, partecipando con essa ai processi del vivente.

In compenso lo stagno ha la capacità di suscitare il colore là dove viene richiesto. Una goccia di soluzione stannica in un estratto acquoso di fiori, di per sè incolore, provoca la comparsa di un magnifico color porpora. Per questo motivo, già nell’antichità, lo stagno fu un’ingrediente insostituibile come colorante e fu usato per tingere lana e seta, ma ancor oggi è molto usato nelle tintorie.

I principali giacimenti di stagno si trovano in prossimità dell’equatore. Se la terra girasse su se stessa attorno ad un asse perpendicolare alla sua orbita, i giacimenti formerebbero una cintura equatoriale di stagno con due sottili strisce a nord e a sud della linea equatoriale. Anche Giove, il pianeta dello stagno, unico fra i pianeti, gira su se stesso attorno ad un asse perpendicolare al piano dell’ellittica.


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