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Barba di becco, Tragopogo

Tragopogon pratensis L. Asteraceae

Fioritura: aprile-giugno
Parti raccolte: radici, foglie
Tempo di raccolta: primavera (radici, foglie)

 

 

Bussoletta Botanica
Come riconoscerla
Erba perenne con radice grossa e oblunga, fusto eretto, liscio, alto circa un metro, poco ramoso; le foglie sono semplici, lineari, acute, ripiegate a metĂ ; i fiori sono numerosi e riuniti in una infiorescenza grande, gialla, solitaria che si trasforma in un globo piumoso di colore bianco, che verrĂ  disperso dal vento.
Il nome del genere rinvia a due parole greche “trago” = caprone e “pogon” = barba, con allusione alla forma del seme che, osservato di lato, ricorda vagamente la testa di un caprone.

Dove osservarla
Incolti erbosi, luoghi aridi e sterili, margini delle strade, argini dei canali.

Frammenti di etnobotanica
Usi alimentari: le radici amare, cotte in acqua, e le foglie fresche si mangiavano in insalate e frittate miste con altre specie spontanee quali il radicchio selvatico (Cicorium intybus L.), il dente di leone (Taraxacum officinale L.).
Usi domestici: con le radici, essiccate e macinate, si produceva una farina utilizzata per fare il pane.
Usi medicinali: le radici lessate erano mangiate come lassativo e il decotto assunto oralmente come depurativo dell’organismo e per abbassare la glicemia e la pressione sanguigna.

Ricetta orale
Raise amare (di Tragopogo)
Te ciapi do brancĂ  de raise e te le tai a tocheti. Te le miti a cusinare in te ‘na pignata con de l’aqua e po te ghe sonti ‘na scianta de sale e de pevaro. Ogni tanto te mini torno tuto e, se te voli, te ghe miti un paro de ovi sbattui. A te vien fora ‘na fritaja che te poi magnare insieme con ‘na salatina de rucola. Se te ne scolti noialtri veci te poi magnare ben anca sensa spendare tanti schei.
(ArquĂ  Petrarca, aprile 1963, Cristofano, anni 58, contadino)

Ricetta Storica
L’insalata è in uso per una certa consuetudine, che manifesta utilità e gusto; e il suo condimento è semplice aceto, sale, e olio; se bene alcuni giungono il mosto cotto, che dà a lui qualche gratia.
(Salvatore Massonio, in “Archidipno ovvero dell’Insalata e dell’uso di essa”, 1627)

 

 

 


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