Umanizzazione fuori posto

Il rapporto uomo-animale ha subito grandi cambiamenti nelle diverse epoche storiche in stretta correlazione con i cambiamenti sociali, economici e culturali delle società umane. A tutt’oggi esistono, come sempre, enormi differenze nel modo di approcciare il "mondo animale" non solo nelle diverse nazioni ma addirittura, da regione a regione.

E’ chiaro che deve essere accolto in modo favorevole la forte sensibilità che le nuove generazioni dimostrano molto spesso verso gli animali, con il correlato desiderio di protezione per un mondo che viene percepito come sofferente e in pericolo. Ecco allora che la nascita di innumerevoli associazioni con il primario scopo di prendersi cura e difendere da soprusi animali di ogni tipo vanno viste in modo positivo come il segnale di una evoluzione della sensibilità umana nella direzione giusta.

Tuttavia un retto rapporto con l’animale presuppone anche un equilibrato rapporto emotivo dell’uomo con il mondo che lo circonda cominciando dai propri simili. Intendo dire che senza avere avuto la possibilità di sviluppare un mondo di pensieri e sentimenti armonici rivolti ed educati alla percezione del giusto, del buono e del bello diventa arduo per un individuo sostenere un equilibrato rapporto con i propri simili, prima e con i nostri parenti più prossimi (anima-li) poi. Assistiamo sempre più spesso a manifestazioni d’isteria "protezionistica" verso i nostri amici a quattro zampe che sono, nei fatti, più patologici che altro. Penso all’estremismo di certi gruppi di "animalisti" che arrivano ad affermare pubblicamente, senza pudore, che non esiterebbero ad uccidere un uomo se trovato a commettere violenza (vera o presunta) su di un animale: siamo alla patologia sociale chiaramente, ma è un sentimento patologico, per quanto estremo, che si sta diffondendo in modo preoccupante.

Da dove nasce? Secondo me, soprattutto dal deficit d’amore che sempre più bambini subiscono da parte di genitori devastati da ritmi e modelli di vita assurdi che lasciano sempre meno tempo per manifestare ai figli sentimenti di tenerezza e protezione. Così è spiegabile in parte che adolescenti più o meno annoiati vengano cooptati in campagne violente in "difesa" di qualcosa usando sempre più spesso linguaggio ed azioni aggressive ben lontane da finalità di protezione e salvaguardia della natura. Ma non è solo questo! Molto spesso mi imbatto in proprietari che chiaramente hanno un rapporto squilibrato emotivamente con il proprio animale. Persone che attribuiscono un valore umano, se non maggiore, al proprio "botolino". Sono spesso soggetti emotivamente disturbati con  una valutazione dei fatti e delle cose della vita totalmente avulsa dalla realtà oggettiva. Credono di trovare nell’anima-le una sorta di alter-ego  arrivando ad una ingiusta e triste "umanizzazione" di ogni espressione o comportamento dell’amico a quattro zampe.

Qui l’anima-le perde, a mio avviso, la sua dignità proprio perché è stato fatto diventare altro rispetto a quello che dovrebbe essere il suo posto naturale. Cioè un grande aiuto, fatto di dolcezza, disponibilità estrema, dedizione al suo amico uomo e che gli permette di  vivere con più leggerezza la durezza di vita quotidiana. Un essere vivente che, fatto crescere, per esempio, con un bambino, lo aiuta a rapportarsi con la vita che lo circonda, con il mondo esterno in modo diretto e armonioso.
Un essere bellissimo in grado di provare gioia e dolore ma che, se educato correttamente può diventare una presenza quotidiana gioiosa per l’anima di tutti noi.

(Biolcalenda – Ottobre 07)


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