Cronache vacanziere

Tornando a casa, sull’autostrada verso Milano, ci viene voglia di una pizza e allora perchĂ© no? Alla prima area di servizio ci fermiamo. L’insegna “Chef Express” ci induce a credere che forniremo al nostro stomaco viaggiatore un po’ di materiale sano. In fondo, ci diciamo, anche se “express” che cosa ci vuole a fare una pizza decente? Sbagliamo.

Da dietro la vetrina fa mostra di sè un trancio che, se a prima vista poteva sembrare invitante, al palato si rivela essere una sorta di gomma da masticare tristemente cosparsa di pessimo pomodoro (troppo sale nel pomodoro e troppo poco nella pasta) e guarnita qui e là da brandelli di formaggio filante (altro che mozzarella!) decisamente appartenente alla categoria dei formaggi fusi. Che tristezza! E che rabbia constatare che uno dei nostri alimenti tipici sia così malmenato e offeso senza ritegno. Il prezzo? 3,50 € per un trancio. Un furto, se si pensa alla pochezza degli ingredienti. E che dire della birra? Altri 3,50 € per una bottiglietta da 33 cl di Heineken (anche se, una volta usciti constatiamo che sullo scontrino fiscale risulta che abbiamo acquistato una Becks. Si saranno sbagliati? Sono ciechi? Mah!). Ora mettetevi nella testa di un turista. Che figura ci facciamo? Quella dei mentecatti. Diciamocelo francamente, queste stazioni di servizio sono un vero disastro, non c’è un filo d’ombra, non c’è un albero decente, ti tocca parcheggiare sotto un sole che ti fonde il cervello, mangi da schifo e in più ti pelano. Davvero un bel successo per il Paese che vede il turismo come una delle maggiori fonti di reddito nazionale! Meglio tirare dritto e non subire questo ricatto, perché di ricatto si tratta: se vuoi è così, tanto se hai sete o fame ci sono solo loro. Lì ti devi fermare. Date retta portatevi anche l’acqua da casa ed evitate di prendere fregature in luoghi che non sono per nulla confortevoli. Ma le avete viste le aree di servizio francesi? Ci potresti passare le vacanze, tanto sono accoglienti, ombrose, spaziose (ne abbiamo trovata una che aveva perfino un percorso benessere sotto gli alberi!), pulite e ricche di servizi. Povera Italia, gretta e meschina, povera nel cervello, e per questo motivo povera anche nel portafoglio. Il nostro Paese dovrebbe essere un giardino, un luogo di delizie del palato, un luogo in cui la gente di tutto il mondo fa la fila per andare a passare le vacanze. E invece…………….
 
LATO A: ALTA VAL DI SUSA, FERRAGOSTO 2011 Salbertrand è un ridente paesino dell’alta Val di Susa. Paese Occitano da cui partono bellissime passeggiate, merita di essere visitato anche per la chiesetta (una pala d’altare magnifica) e, per i buongustai, per l’unico bar ristorante del luogo. Si chiama “due bandiere” ed è situato nella piazza principale. Il proprietario, Silvano, è un ottimo cuoco e la mattina troverete brioches ai frutti di bosco davvero divine (ditegli che vi manda Marina e domani ve le farà trovare tiepide al punto giusto per colazione. Una vera delizia! Poco distante c’è il campo sportivo con il parco giochi per i bambini, in una bella radura vicino alla Dora Riparia, con una fontanella che disseta anche il cuore. Ogni mattina và e ogni sera torna dal pascolo un pastore che spinge la sua vacca di razza piemontese (ovviamente!) verso casa, anche se non ho mai capito dove sia questa casa. Il pastore attraversa la radura e passa molto vicino al parco giochi. Un bambino, direi 10-11 anni, lascia l’altalena e corre incontro alla vacca, che bruca l’erba tranquilla. Non l’avesse mai fatto! La madre grida e accorre protettiva, cingendolo con le braccia e allontanandolo dal “mostro”. Quando vedo queste scene mi preoccupo davvero. La mia anima grida, e io non posso fare a meno di riproporvi questa mia considerazione: CHE MONDO SARA’ IL NOSTRO, SE LE MADRI INSEGNANO AI FIGLI AD AVERE PAURA DI UNA VACCA? Non sto scherzando, se riflettete un momento vi accorgerete che non si tratta di un’affermazione umoristica, la situazione è davvero grave.
 
LATO B: MILANO, UN GIORNO QUALSIASI E’ il colmo vedere le madri stringere la mano del figlio e avvicinarlo a sé quando alla mattina porto il mio cagnolino (grande come un volpino) a fare i suoi bisogni. Le vedo a volte con gli occhi sbarrati, terrorizzate, che stritolano la mano del loro pargoletto e lo tirano a sè. Penso che questo sia assurdo, e ingiusto, perché così facendo quel bambino crescerà con la paura dei cani. Capite? Le madri insegnano ai figli la paura. NON VA BENE. Come possiamo sperare in un mondo migliore con queste premesse? Ogni tanto incontro una signora che accompagna il figlio all’asilo, sul passeggino. E allora mi si allarga il cuore, perchè ogni volta il bambino vuole dare un biscottino al mio cane. Allora gli metto in mano due o tre biscottini e lui glie li dà. Il cagnolino li mangia, gli lecca la manina e poi ognuno per la sua strada, ciao cagnolino! La madre un giorno mi dice: “Ma lo sa che mio figlio tocca solo il suo cane? “. Allora io penso: Forse abbiamo SPERANZA.

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