L’uso del caolino in agricoltura

Tra i vari rimedi naturali utilizzabili in agricoltura per prevenire problemi o patologie varie figurano le cosiddette “polveri di roccia”. Tra queste vi è un tipo particolare di argilla, dal colore biancastro tendente all’argenteo, denominataCaolino perché composta prevalentemente da caolinite (un minerale silicatico appartenente alle argille).

Il Caolino impiegato in agricoltura viene macinato meccanicamente (micronizzazione) in modo da ottenere una polvere di consistenza molto fine (polvere bagnabile) che permette una copertura uniforme e omogenea della vegetazione. Va dunque utilizzato in sospensione acquosa in dosaggio che può variare dai 2,5 ai 4 kg per 100 litri d’acqua.

Si tratta di un prodotto assolutamente naturale che svolge un’azione di tipo meccanico andando a ricoprire la superficie di orticole e frutticole proteggendole da colpi di calore o bruciature provocate dai raggi solari durante la stagione estiva (riflettendo la luce solare e ombreggiando i tessuti vegetali).
Al tempo stesso il Caolino svolge un’azione fisica indiretta in grado di contrastare lo sviluppo di insetti nocivi e malattie fungine.

La sua applicazione va ripetuta ogni 20/25 giorni circa, in base alle circostanze, durante tutto il periodo critico, in via preventiva. La vegetazione deve essere ricoperta in maniera uniforme e completa. Le piogge ed il vento forte possono determinare la rimozione della polvere di Caolino, per cui è necessario monitorare la tenuta del prodotto ed eventualmente occorrerà ripetere la sua applicazione (quando viene meno il colore biancastro è necessario ripetere il trattamento). Lo si può miscelare normalmente anche con altri prodotti ad eccezione di Poltiglia bordolese e Polisolfuri (è comunque buona norma verificare sempre e comunque la compatibilità della polvere di Caolino con gli altri mezzi tecnici reperibili in commercio).

Risulta particolarmente utile nella prevenzione della Mosca dell’Ulivo (Bactrocera oleae) creando una barriera fisica che impedisce alla Mosca adulta di deporre grazie a diversi meccanismi d’azione. Il principale riguarda l’alterazione cromatica della vegetazione che rende più difficile il riconoscimento e l’individuazione del frutto da parte di questo fitofago. Anche nel caso dell’Ulivo vi sono altresì effetti positivi di protezione da irraggiamento solare grazie alla sottile pellicola riflettente formata dal Caolino sulle foglie.
Inoltre è stato dimostrato che l’impiego del Caolino diminuisce la temperatura delle foglie di 2,5°C (circa) riducendo lo stress termico, favorendo dunque la normale funzione fotosintetica.

Oltre che sull’Ulivo, viene utilizzato normalmente su Vite e su Pomodoro con ottimi risultati.

Grazie al caolino si ottiene una vegetazione più rigogliosa e lussureggiante evitando stress da caldo eccessivo. È importante che l’attrezzatura utilizzata per questa operazione sia valida ed efficiente.

La pellicola protettiva generata dalla polvere di Caolino risulta valida anche per contrastare la Mosca della frutta, la Mosca del Noce, il Cinipide del Castagno, la Psilla del Pero ed altri fitofagi.

Il caolino è formato in prevalenza da minerali silicatici delle argille e questo può influire positivamente, per quanto riguarda le applicazioni fogliari, sul metabolismo della pianta e sulla qualità della linfa. Si tratta di una tipologia di roccia (clastica o detritica coerente) derivante dal feldspato. Può essere miscelato a decotto di Equiseto ed estratto concentrato di semi di Pompelmo per una maggiore azione anti-micotica e antibatterica.
È possibile integrare questa miscela con microrganismi naturali (tipo EMa), oppure può essere eventualmente miscelato al macerato di Quassia amara come insettifugo.
Nella miscelazione con altri prodotti, il Caolino deve essere inserito per primo nella soluzione.

L’efficacia di questo rimedio, come di altri, è condizionata dall’andamento climatico che può caratterizzare ogni singola annata. A tal proposito è fondamentale, sempre e comunque, applicare una sana agronomia complessiva di base ad iniziare dalla creazione di quello che Rudolf Steiner definì “organismo agricolo” (oggi definito anche agroecosistema), favorendo dunque gli equilibri ambientali e la vitalità del suolo.


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