Fine della conoscenza

Antropologicamente la curiosità innata nell'uomo, assumendo caratteristiche non solo negative, ha portato ad un'evoluzione positiva. Tanto che noi oggi consideriamo "la conoscenza" la massima espressione dell'intelligenza umana.

La parola ‘cognoscere' dal latino, composta da cum ‘con' e (g)noscere di origine indoeuropeo, ci rimanda alla Gnoseologia (dal greco: gnosis), la filosofia del rapporto tra soggetto e oggetto, tra pensiero ed essere, quindi ad un sapere che va oltre il semplice accumulo di nozioni, ma diventa esperienza del fenomeno attivato dall'atto del pensare a sé. Evocazione del socratico "Conosci te stesso" esortazione all'uomo a rientrare in sé stesso per cogliere il suo vero essere e fonte di ogni sapienza.

Se l'uomo, però, è uno scimmione evoluto per adattamento all'ambiente, come una certa divulgazione scientifica ci spinge a credere, dovremmo considerare che è nell'ambiente che sta la fonte della conoscenza e non nell'essere umano, perché allora solo l'uomo sembra consapevole di sé e non la natura.

D'altra parte è evidente come la natura sia superiore all'uomo per consistenza e solidità, vitalità e memoria, sensibilità e diversificazione, persino espressione. Immagini, suoni, odori, movimenti quando sono manifestazioni della natura surclassano ogni icona, parole, sudore o lavoro umano. L'evidenza non è più un dato su cui l'uomo massa può basare la propria percezione, sostituita dalla realtà virtuale, che modifica i desideri uniformandoli ai prodotti industriali vendibili, che si sostituiscono, in una monotonia globale, alla diversificazione vivente di piante e animali, anch'essi clonati per essere merce.

Perdiamo la memoria della conoscenza, quel sapere cosciente di sé che le generazioni hanno tramandato per una memorizzazione meccanica e di sintesi chimica, senza qualità, senza scelta, tutta uguale in una catalogazione di dettagli insignificanti, ma tutti determinanti. Pover'uomo dovremmo dire, che fine miserabile; eppure no, non possiamo definirlo "povero" perché la sua ricchezza non è mai stata così micidiale e definita tutto ciò che tocca lo trasforma in denaro.

Come nel mito di "Creso" che trasformava tutto ciò che toccava in oro e quindi morì di fame, così gran parte dell'umanità attuale non è più in grado di conoscere, non ricordando più che il suo essere antico era ed è parte della natura è la coscienza di quella. La separazione è avvenuta e se non sapremo guarire dall'alienazione tornando a conoscere noi stessi entriamo nella fine dell'evoluzione, fine della natura e dell'uomo curioso, quindi fine della conoscenza.


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