Stefano Montanari - editoriale La Biolca

Siamo matti?

Quasi tutte le religioni tra Mediterraneo e Medio Oriente condividono l’idea secondo cui, se la divinità del caso intende mandare alla rovina un popolo, lo fa impazzire.
Mi pare che siamo sulla buona strada.

A fine marzo l’IEA (International Energy Agency) ha reso noti i dati sulla quantità di anidride carbonica presente in atmosfera nel 2018. Per i più distratti ricordo che si tratta del gas “di scarico” delle cellule, un gas che, rappresentando lo scarto principe del metabolismo, è un rifiuto.
Chi provasse a mettere la testa in un sacchetto di plastica ben chiuso intorno al collo forse non farebbe in tempo ad accorgersene perché il viaggio da questa valle di lacrime precederebbe quasi certamente quella consapevolezza.

Dai dati ufficiali apprendiamo che l’anno scorso abbiamo superato per produzione di CO2 il 2017 con un distacco di 33 miliardi abbondanti di tonnellate, con questo ritornando a valori di un’atmosfera risalente a più o meno 75 milioni di anni fa quando il Pianeta era butterato da un quantità di vulcani particolarmente vivaci.

Ma, a differenza di allora, l’atmosfera di oggi contiene un cocktail d’inquinanti, dagli ossidi d’azoto al monossido di carbonio passando per l’anidride solforosa in compagnia di diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili, micro- e nanopolveri e alcune migliaia di altre sostanze non gradite all’organismo. A questo punto occorre ricordare un concetto di tossicologia spesso dimenticato: in quella disciplina uno più uno fa più di due, con ciò intendendo che l’effetto tossico di due veleni è superiore alla somma aritmetica degli effetti tossici di ognuno. Quando gli addendi sono migliaia, è impossibile indovinare la somma.

La cosa curiosa è che quanto ho riportato in estrema sintesi è ampiamente conosciuto a livello scientifico, eppure si fa finta di niente. La pazzia di origine divina?
La domanda di energia, un’energia troppo spesso sprecata, è in crescita, una crescita verticale soprattutto in Cina, India e Stati Uniti, e, invece di rivolgersi a fonti che siano le meno impattanti possibile (non esistono fonti “pulite” reali al di là di pretese pubblicitarie), dai già più che malsani oli pesanti si ritorna addirittura al carbone, cioè ad un combustibile responsabile di un’infinità di morti. Chi ha dubbi o poca memoria, rivada al disastro londinese del 1952. Una follia, certamente, ma c’è di più: dispositivi scientificamente improponibili come i filtri antiparticolato per i motori Diesel a causa dei quali CO2 e particelle sono destinate inevitabilmente ad entrare sempre di più nell’aria sono addirittura obbligatori per legge. A questo si aggiungono gl’inceneritori di rifiuti, ognuno dei quali brucia centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti organici e, come se non bastasse, si aggiungono pure le centrali chiamate “a biomasse”, impianti per i quali la legge afferma che in quel “bio” possono tranquillamente esserci rifiuti urbani, comprendendo perfino i vecchi pneumatici fuori uso. Il tutto con l’ovvia conseguenza di avanzare a grandi falcate nei record d’inquinamento globale. Globale sì, perché da un certo punto di vista l’atmosfera terrestre non è diversa dalla vaschetta dei pesci rossi: se ci si lasciano cadere alcune gocce di veleno, in breve si avvelena tutta l’acqua. Insomma, la Terra non è poi così grande, e la continua distruzione di boschi e foreste trasformatrici di CO2 in ossigeno, anche se magari a migliaia di chilometri da noi, comporta in definitiva le stesse conseguenze a noi e a chi in quel verde abita. Basta osservare le immagini da satellite delle selve sudamericane oggi e confrontarle con quelle di qualche anno fa. La stessa cosa vale per il Sudest asiatico dove ogni giorno si disbosca per lasciare spazio alle coltivazioni di palma da olio, peraltro un alimento non proprio dei più raccomandabili.

È evidente che una popolazione di 7 miliardi e mezzo d’individui come siamo noi, per di più in crescita esponenziale, non può essere tollerata dal Pianeta, soprattutto se lo si priva dei suoi meccanismi di “autodepurazione”.

Siamo matti? Temo di sì.


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