Il tesoro nascosto - Claudio Tomaello

Il tesoro nascosto

Per tanto tempo ho cercato in ogni dove risposte alle grandi domande che mi abitavano (chi sono? qual è il senso della mia vita? quali valori voglio coltivare? come affrontare le difficoltà che incontro lungo il cammino?), ma mai avrei pensato di trovarle nelle storie che mi raccontavano da bambino. Le fiabe, in genere, sono sempre state considerate delle storielle, piuttosto strane, a volte belle altre volte addirittura truci, nate dalla mente fantasiosa di chissà chi e utili per far addormentare i bambini, e questa è stata la loro fortuna perché ha permesso a loro di attraversare abbastanza incolumi interi millenni, popoli e civiltà per arrivare fino a noi.
Il loro linguaggio semplice, a volte anche piuttosto riduttivo e banale agli occhi di un adulto, è il velo che ha coperto, proteggendola, la vera natura di questi racconti.
Le fiabe, infatti, sono dei veri e propri testi sacri, celati agli occhi di chi non sa vedere.
Dentro queste storie si nascondono inestimabili tesori di Sapienza; velati dietro la parvenza di avventure fantasiose, ci sono preziose indicazioni per la nostra vita quotidiana e risposte alle nostre grandi domande, che attendono menti che le sappiano riconoscere, cuori che le sappiano sentire, muscoli che le vogliano poi mettere in atto.
Per potere vivere la sacralità delle fiabe, sono necessarie alcune chiavi di lettura. In questo articolo ne approfondiamo due.
La prima √® che esse non sono racconti esterni a noi. Quando leggiamo una fiaba, non stiamo leggendo una storia; stiamo guardando in uno specchio: siamo noi stessi, infatti, il tesoro a noi pi√Ļ nascosto.
Le fiabe, in fondo, sono monotematiche perché parlano sempre e solo di un unico soggetto: noi.
Lo fanno utilizzando diversi personaggi che Рed è questa la seconda chiave di lettura Рrappresentano le nostre diverse parti. Le fiabe, quindi, non sono altro che una scenografia della nostra interiorità; danno un volto al nostro Io (il protagonista), alla nostra Coscienza (la principessa), al nostro Avversario interiore (la strega).
D’ora in poi, quindi, quando leggeremo di una principessa addormentata sotto un incantesimo, sapremo che essa è in realtà la nostra Coscienza e che quella storia ci mostrerà quale parte di noi coltivare e quali prove superare per poterla risvegliare.
Le fiabe, quindi, celano un tesoro, che è uguale per tutti e per tutti diverso: noi stessi.

Per calare quanto scritto finora in un esempio concreto, riprendiamo la fiaba di Cappuccetto Rosso che abbiamo trattato nel precedente articolo. Adesso abbiamo degli elementi in pi√Ļ per comprendere questa storia, ora sappiamo che tutti i personaggi sono parti di noi.
E allora improvvisamente il velo che celava la storia si può alzare e davanti ai nostri occhi si aprono nuove prospettive, nuovi tesori da cogliere.
Ne condivido qui alcuni, con la fondamentale precisazione che le fiabe, come tutti i testi sacri, non smettono mai di rivelarsi e quindi non esauriscono mai la loro capacità di mostrarci aspetti sempre nuovi.
Cappuccetto Rosso pu√≤ essere vista come il nostro Io che, all’inizio √® sotto la protezione dell’Autorit√† materna ma che, a un certo punto, se vuole crescere deve uscire dal sentiero gi√† tracciato e fare esperienza. La madre √® l’istanza che ci protegge e ci d√† le regole. Ma, a un certo punto della vita arriva il momento in cui il Bosco ti chiama, in cui ti rendi conto che, se percorri una strada gi√† segnata, non arriverai mai in nessun posto nuovo e che il tesoro che ti aspetta non √® nella casa sicura ma al di l√† del bosco. √ą questo il momento in cui arriva il lupo, che √® quella parte di noi che ci spinge fuori dal mondo conosciuto e sicuro. Trasgredire √® un passaggio fondamentale per la crescita, ma √® necessario anche imparare a dare dei limiti alle proprie passioni, ovvero a coltivare il cacciatore, che √® la parte complementare al lupo.
Crescere significa sentire di volta in volta sentire a quale delle due parti dare spazio.
E se per caso sbagliamo? Nessuna paura, ci sussurrano le fiabe, perchè errare è una grande occasione di crescita. Ma di questo parleremo la prossima volta.


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