Antibiotici

Nel mio primo articolo su Biocalenda, del Marzo 1997, scrivevo: “Come mai tutti hanno paura del cortisone, ma nessuno ha paura degli antibiotici?” Forse perché il cortisone è sempre mentalmente associato a malattie gravi ed invalidanti.

Il cortisone è un ormone che si produce nella corteccia delle nostre ghiandole surrenali, quindi è una sostanza già presente nel nostro organismo, anche se quello usato in terapia è riprodotto chimicamente.

Cortisone deriva dal latino cortex-corticis, corteccia ed è un termine ingleseamericano. Antibiotico, deriva dal greco anti che significa contro, e biotikos, relativo alla vita. “Contro la vita”. Già il nome dovrebbe preoccuparci.

L’antibiotico, invece, è diventato talmente parte delle terapie prescritte, da essere visto come un salvavita. Questo perché, secondo la cultura popolare ed anche medica, l’antibiotico ha debellato alcune infezioni gravi, per esempio la tubercolosi, ancor oggi ricordata dai nostri genitori e nonni come una delle più spaventose malattie del secolo scorso, sostituita ai nostri giorni come paura inconscia dall’AIDS.

Sappiamo che l’abuso d’antibiotici ha portato alla nascita di ceppi microbici resistenti. Questi batteri possono impunemente vivere e riprodursi per le mutazioni genetiche avvenute. Le mutazioni sono responsabili dei meccanismi microbici di difesa, come la possibilità di eliminare l’antibiotico, la riparazione del batterio alterato e il blocco dell’azione dell’antibiotico sulla parete batterica.

I batteri sono in grado di trasferire le proprie mutazioni ad altri, anche di specie diverse. Le malattie infettive, che fino a dieci anni fa erano al quinto posto tra le cause di morte, dalla fine degli anni novanta a tutt’oggi, sono diventate la terza causa di patologie con esito letale.

Ci sono vari studi di Centri Microbio-logici su quest’argomento, che comprovano la sempre maggiore resistenza dei batteri agli antibiotici in special modo nei confronti delle infezioni delle alte e basse vie respiratorie. Sono purtroppo prescritti antibiotici anche per le malattie virali ed influenzali “per evitare la sovrinfezione batterica”, ma proprio per questo la situazione è peggiorata. Sono anche utilizzati nell’alimentazione animale, per agevolare la crescita e per evitare le infezioni negli allevamenti con gran numero d’animali.

Sono inoltre utilizzati in agricoltura per prevenire malattie batteriche delle piante, per la difesa delle colture e per la conservazione del legname. Oltretutto, l’alimento considerato completo e quindi più usato, il latte, che ha sostanze utili quali i fosfolipidi, contiene anche la lactenina e l’acido rumenico che sono entrambi nocivi per la flora batterica intestinale per la loro attività antibiotica.

Ingeriamo così antibiotici non solo quando ci curiamo, ma anche quando mangiamo. Teniamo ancora presente il fatto che l’antibiotico uccide i batteri saprofiti intestinali, che non solo ci difendono dai microbi, dai funghi (candida) e dai virus, ma sono produttori di vitamine del complesso “B”, utili per il metabolismo dell’intero organismo.

Se l’intestino funziona male, avremo una insufficienza del sistema immunitario della mucosa intestinale con sintomi che possono compromettere, oltre lo stesso intestino, anche la mucosa respiratoria, con riniti allergiche, tonsilliti, bronchiti, polmoniti, asme; la cute con pruriti, orticarie, acne, foruncoli, eczemi, psoriasi; la mucosa uro-genitale con frequenti cistiti, uretriti e vaginiti.


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