No Ogm

Ogm, quante parole a sproposito

Le campagne a favore degli organismi geneticamente modificati si alimentano di falsa informazione o di mancata informazione da chi avrebbe titolo per darla. Ci risiamo, riaffiora la voce secondo la quale anche in Italia dovrebbe essere liberalizzata la coltivazione degli OGM.

Qualcuno invoca a gran voce un referendum popolare. Qualcuno invoca a gran voce la libertà di coltivare quello che gli pare. Si dice: “se gli altri li possono seminare, converrebbe anche a noi”.
Insomma una gran confusione. Il vero problema è che le persone non sanno bene cosa siano questi OGM, hanno idee vaghe e confuse, ripetono slogan sentiti in televisione; in trasmissioni nelle quali alcuni studenti di biotecnologie, cervelletti poco più che ventenni, sono stati abilmente istruiti e reclutati per reclamizzare i vantaggi delle coltivazioni transgeniche. Gli fanno dire, in buona fede, poveri illusi, fesserie e falsità che purtroppo fanno presa sulle menti deboli, sulla massa di coloro che ormai hanno perso l’abitudine a pensare con la propria testa.
Una gran pena. E un grave rischio. Già, perché se questa idea dovesse passare davvero, i primi a pagare la conseguenze sarebbero proprio gli agricoltori. Vi siete chiesti perché nessun agronomo indipendente è favorevole agli OGM? A parlare in favore sono sempre solo i genetisti, ossia coloro che con gli OGM ci campano. Sono tempi duri per tutti.
Nel mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame, un numero che non e’ mai calato dal 1990-1992 anche se sono aumentate le superfici coltivate con organismi geneticamente modificati (Ogm) che superano i 120 milioni di ettari in 23 paesi.
Calcolando che il 21% delle coltivazioni destinate ai mangimi animali proviene dal Sud del mondo, che un terzo dei cereali coltivati nei paesi poveri, anziché sfamare la gente, sfama gli animali che daranno carne ai paesi ricchi, e che una distribuzione equa delle risorse alimentari porterebbe cibo là dove si soffre e si muore per fame, verrebbe da pensare che forse la soluzione della fame nel mondo non è così impossibile da realizzare. Anche senza Ogm. Secondo uno studio dell’Università del Sussex, le biotecnologie sono destinate a fallire in un continente come l’Africa, perché “non offrono soluzione ai fenomeni di corruzione, abbassamento dei prezzi, disparità dei terreni coltivabili, differenze di reddito e conflitti armati, le vere cause della disastrosa situazione africana”. 
In India il cotone Ogm – anche se non si mangia – ha alimentato la speranza dei contadini di produrre di più e guadagnare di conseguenza. Ma dei 1.550 kg di resa per acro promessi dalla multinazionale proprietaria dei semi, non c’è traccia: i contadini indiani sono riusciti a ottenere in media 200 kg di cotone per acro ovvero circa l’85% in meno di quello che è stato loro promesso. Purtroppo però le sementi gm sono state piantate, e quindi gli agricoltori le devono pagare. Il che non è affatto facile, tanto che molti contadini, stremati dall’esiguità dei raccolti (di gran lunga inferiori a quelli del cotone tradizionale) “tirano ulteriormente la cinghia”, e alcuni sono arrivati al punto di suicidarsi. Sembra che in India, gli Ogm, la fame, più che altro l’abbiano portata, e non eliminata.
L’accesso alla terra e alle sue risorse, l’accesso al credito, al mercato, e la pace continuano a restare l’unica vera soluzione alla fame nel mondo. Gli OGM e i loro brevetti, hanno la logica opposta: quella di aumentare la dipendenza dei paesi poveri da quelli ricchi. Il tipo di dipendenza che va a braccetto con la fame.
Una recente ricerca dell’Universita’ del Kansas realizzata dal Professor B. Gordon del dipartimento di agronomia ha dimostrato dopo tre anni di sperimentazione che la soia geneticamente modificata per resistere al diserbante Roundup, produce il 10 per cento in meno rispetto a quella convenzionale. Si è quindi evidenziata una minore produttivita’ del prodotto Ogm anche nei paesi sviluppati. Questo fatto dovrebbe essere tenuto in considerazione anche dai coltivatori Europei, che in alcuni casi si lasciano abbagliare dalle multinazionali e pensano di ottenere profitti dalla liberalizzazione di queste colture.
Ma come recita un detto romagnolo: per le oche non viene mai sera.
E non basta.
A coloro che sostengono l’assurda diminuzione dell’uso di pesticidi, ricordo che la coltivazione di ogm ha portato ad un massiccio rialzo nell’utilizzo di pesticidi nei principali paesi produttori di colture geneticamente modificate.
Gli ogm commercializzati attualmente hanno aumentato globalmente l’uso di pesticidi tossici invece di diminuirlo. In particolare l’uso del diserbante RoundUp (glifosato) è aumentato con l’uso della soia Roundup Ready resistente al glifosato, che è la pianta gm più coltivata al mondo. Secondo uno studio di un’Agenzia governativa brasiliana del 2007 l’uso del glifosato è aumentato del 79,6 % dal 2000 al 2005, molto più velocemente rispetto all’espansione della superficie coltivata a soia RR.
Inoltre in Argentina nel 2007 un’infestante resistente al glifosato, chiamata erba di Johnson, ha infestato 120 000 ha. Si stima che, per risolvere il problema, occorrerà usare 25 milioni di litri di erbicidi diversi dal glifosato. Dopo più di un decennio di coltivazione di piante gm, più del 70 % delle superfici piantate ad OGM sono concentrate in due soli paesi, gli Stati Uniti e l’Argentina. Oggi, le piante gm non hanno affatto ridotto la fame e la povertà in Africa o altrove. Secondo N. Bassey, coordinatore di Friends of the Earth International per gli ogm in Nigeria: « L’industria biotecnologica dice agli Africani che noi abbiamo bisogno degli OGM per rispondere ai nostri bisogni alimentari. Ma come si fa a credere a tali affermazioni, quando la maggior parte degli ogm sono utilizzati per nutrire il bestiame dei paesi ricchi o per produrre agrocarburanti e, nel complesso, non hanno affatto un rendimento superiore rispetto alle colture convenzionali?». Il rapporto sfata le argomentazioni di chi sostiene che l’uso della soia Roundup Ready e del cotone Bt migliora le rese. Italiani: sveglia!

Biolcalenda gennaio 2014


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