I disturbi artro-reumatici (1)

I disturbi a carico dell'apparato locomotore non sono riconducibili tutti ad un'unica causa. Molti sono i fattori che possono determinare infiammazioni, gonfiori, rigidità, dolori, spesso in stretta correlazione tra loro, tanto da rendere difficoltoso l'inquadramento della patologia in una classe ben definita.

Pur sapendo che nella realtà quasi sempre coesistono contemporaneamente più affezioni, si ritiene comunque utile fare una distinzione tra le varie tipologie.

Non si può certamente avere la pretesa di enumerare tutti i possibili disturbi a carico dello scheletro, dei muscoli, dei legamenti e delle giunture ai quali l'uomo è andato incontro con il raggiungimento della stazione eretta e con la civilizzazione (1), tuttavia la suddivisione che verrà proposta è abbastanza completa e di una certa utilità, almeno nel quadro delle finalità di questi articoli.

REUMATISMO: questa parola, usata in senso generale, indica certi dolori che colpiscono qua e là; viene spesso usata in senso non specifico. Se è usata in modo più specifico indica un disturbo derivato da un'infezione (tonsillite da streptococco, scarlattina).

ARTRITE: indica un fatto infiammatorio acuto (per esempio alle mani) che lascia deformazioni più o meno grandi e può anche essere molto grave. In questo caso le cause sono da individuare in uno squilibrio profondo che coinvolge il sistema immunitario. Questa affezione si ripete evolvendo purtroppo in modo sempre più grave, viene anche indicata con l'acronimo PCE (2).

ARTROSI: è legata all'usura delle varie parti dell'apparato osteoarticolare e quindi dipende in gran parte dall'età. Non si può parlare di artrosi in soggetti molto giovani.

OSTEOPOROSI: è la perdita della densità delle ossa, che diventano fragili e anche dolorose. Ciò accade con maggior frequenza in età avanzata, ma per la donna il fenomeno spesso comincia con la menopausa.

DECALCIFICAZIONI DEI SOGGETTI GIOVANI: alcuni bambini e ragazzi sono demineralizati ed hanno l'ossatura gracile. Questo è dovuto ad un deficit del metabolismo osseo e alla costituzione.

GOTTA: è la conseguenza di dismeta-bolismi dell'acido urico (uricemia).

Alcune di queste affezioni, come già detto possono coesistere es: artrosi-artrite, gotta-artrite (artrite gottosa) e talvolta essere aggravate da TRAUMATISMI, che a loro volta possono anche essere causa predisponente per l'insorgenza di altre patologie (per es: l'artrite).

Quali i rimedi naturali per combattere questi disturbi?

Molte sono le strategie fitoterapiche e non fitoterapiche utili per ridurre i dolori e le infiammazioni varie.

Si deve tener presente, però che in questo campo è difficile ottenere risultati definitivi e che l'utilizzo contemporaneo e mirato di più tecniche pone in essere utili sinergismi che consentono di ottenere i migliori risultati.

In primo luogo si dovrà tenere in considerazione l'ALIMENTAZIONE, non solo per la gotta che è una patologia di tipo metabolico, ma in generale per tute le affezioni di cui ci stiamo occupando.

La riduzione dell'ECCESSO DI PESO sarà un primo necessario passo da fare per sgravare l'apparato osteoarticolare da carichi eccessivi (3). Se questo problema non c'è, non si dovranno fare drastiche riduzioni dell'apporto di cibo, ma sarà necessario sostituire il più possibile l'APPORTO DI PROTEINE ANIMALI CON QUELLE VEGETALI. Per la gotta andranno comunque controllate e razionate anche queste ultime.

Un discorso a sè va fatto per il PESCE. Secondo alcuni studiosi questo alimento va addirittura consigliato. Essi ritengono che particolari grassi chiamati omega-3, contenuti specialmente in certi pesci grassi contribuiscano validamente a bloccare l'eccessiva produzione di sostanze come le PROSTAGLANDINE e i LEUCOTRIENI, che quando sono in eccesso innescano processi morbosi come la formazione di coaguli, l'infiammazione e certe reazioni immunitarie. Le particolari strutture degli acidi w-3 sembrano in grado di bloccare le prostaglandine a continuare la loro azione negativa. Va precisato che i pesci d'allevamento nutriti con mangime hanno la stessa conformazone degli animali terricoli i cui grassi sono denominati w-6 (4). L'alimentazione con la prevalenza di questi grassi, tipica delle diete occidentali dei paesi ricchi, stimola un'iperproduzione di prostaglandine e leucotrieni, provocando una moltitudine di reazioni chimiche che si manifestano sotto forma di svariate malattie.

Quando invece nella dieta sono presenti più acidi grassi w-3, questi raggiungono le membrane cellulari fissandosi nei siti delle prostaglandine, frenando il comportamento anomalo di queste.

In pratica, mentre i grassi w-6 accelerano le varie patologie legate alle prostaglandine e ai leucotrieni, i grassi w-3 frenano i vari fenomeni nocivi, in particolare il processo infiammatorio (5) comportandosi in modo simile all'aspirina. A dire il vero le prostaglandine e i leucotrieni sono i prodotti secondari di un acido grasso chiamato ACIDO ARACHIDONICO, da cui derivano per azione enzimatica.

Si ricorda che i pesci più ricchi di acidi grassi w-3 sono lo sgombro, la trota di lago, il tonno, il salmone, l'acciuga e il pesce azzurro, sempre che non siano alimentati dall'uomo.

 

Note:

(1) Anche gli animali domestici, soffrono spesso di disturbi artro-reumatici

(2) Poliartrite cronica evolutiva

(3) Possono essere utili varie piante, fra cui il Fucus V. ma indispensabile sarà la riduzione del cibo e l'adeguata attività fisica

(4) w-3 e w-6 sono catene di acidi grassi in cui l'ultimo doppio legame si trova rispettivamente sul terzo e sesto atomo di carbonio a partire dalla fine della catena. w è l'ultima lettera dell'alfabeto greco, cioè la fine dello stesso, da cui meno tre e meno sei o più semplicemente w-3 e w-6.

(5) Questi grassi sono contenuti anche in alcune piante: Enotera, borragine, ribes, rosa mosqueta


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