Vaccini e religione - Biolcalenda marzo 2019

Vaccini e religione

Me ne rendo conto ogni giorno di più, io ho una dote innata: sono antipatico. Lo sono a chi “conta”. Da almeno un paio di decenni sono malvisto dal cosiddetto Potere, e questo a causa delle ricerche portate poco saggiamente avanti con somma fatica e superando mille ostacoli, miracolosamente sopravvissuto ad ogni attacco, non escluso quello fisico.

All’inizio furono gli armamenti all’uranio impoverito, poi ci furono gl’inceneritori di rifiuti, i filtri antiparticolato, le centrali elettriche ad oli pesanti e a carbone, le centrali a biomasse e perfino le padelle antiaderenti. Tutta roba che non fa bene alla salute e non per colpa mia. La mia unica sì ma imperdonabile colpa, visto che così è percepita, è di aver ficcato il naso in quelle più o meno ricche miniere di quattrini e di aver rilevato con la freddezza ingenua della scienza un po’ di cose che non potevano andare.

Poi c’è la goccia che fa traboccare il vaso: i vaccini. Da anni mia moglie ed io li analizziamo trovandoli sempre pesantemente inquinati da micro- e nanopolveri, cioè minuscolissimi corpi estranei capaci di provocare una lunga serie di malattie che vanno da tante forme di cancro a problemi come l’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale fino a provocare aborti, malformazioni fetali e l’arrivo in questo mondo di bambini già malati di cancro.
Tutto dimostrato al di là di ogni possibile dubbio. Mentre scrivo queste note sta partendo la relazione su di un vaccino che ci arriva dall’Estonia e pure quello si è rivelato sporco come gli altri che ci sono arrivati da Francia e Svizzera oltre a quelli, naturalmente, distribuiti i Italia.

Da un certo punto di vista, mal comune, mezzo gaudio.

Dei nostri risultati, risultati ottenuti su decine di prodotti diversi e ricavati per anni, abbiamo dovutamente informato le autoritĂ , e questo almeno a partire dal 2011.
Il risultato è sempre stato zero se si eccettuano le attenzioni non proprio gradevoli che il regime ci ha dedicato: dalla proibizione di accesso a spazi istituzionali già concessi e sbarrati all’ultimo momento a curiose visite poi dichiarate illegittime fino a “luminari” (virgolette) mediatici che non perdono occasione per infamarci. Occorre sottolineare che mai si è dimostrato che le nostre analisi sono inesatte e che nessuno si è mai prestato ad un confronto con le poche e chiare regole della scienza. Ipse dixit e tanto basta.

Da uomo di mondo ormai vecchio e, dunque, mio malgrado carico d’inevitabile esperienza, nulla di tutto ciò mi stupisce. Dove, invece, mi ritrovo qualcosa che ammetto di non aspettarmi è nell’atteggiamento di Santa Romana Chiesa. Chiarisco subito che non sono credente, che rispetto tutte le religioni e che sono cosciente del fatto che aderire ad una qualunque di esse è un fatto privato e volontario come lo è l’iscrizione ad un club. Credo, però, che quando ci s’iscrive sia indispensabile accettare il regolamento e secondo quello comportarsi. Altrimenti, si fa altro.

Ma che c’entra questo con le nostre ricerche? E qui entrano in scena, a sorpresa, i vaccini.

Vuole il caso che da decenni non pochi di quei prodotti si ottengano utilizzando tessuti prelevati da feti umani. Come è ovvio, quei tessuti devono essere sani e, dunque, occorre che siano abortiti dei feti perfetti: cosa che si verifica da decenni e che è serenamente dichiarata dalle aziende farmaceutiche. Ciò che, direi necessariamente, avviene è che i feti sono forniti da donne che un paio di volte l’anno, entro il terzo mese di gravidanza, abortiscono a pagamento feti sani.

Una ditta si occupa della faccenda quotando il “fetal cadaverous specimen” (campione cadaverico fetale, se si traduce alla lettera) tra i 340 e i 550 dollari USA (sono aggiornato solo al 2015) a seconda dell’età della merce. Varicella, morbillo, rosolia, poliomielite e parotite sono alcune delle malattie per le quali i feti sono impiegati nella fabbricazione dei vaccini.

Dal mio punto di vista, quello puramente scientifico, posso solo dire che si tratta di follia pura, se non altro a causa di intrusioni di DNA indebito, e io mi fermo qui anche se ci si potrebbe scrivere un tomo voluminoso. Ma, seppure fuori delle mie competenze e tuttavia a rigore di coerenza, mi pare di ricordare che l’aborto volontario sia un peccato mortale per la Chiesa e, magari, se c’è il lucro di mezzo le cose non migliorino.
Aggiungo che, ad oggi, sempre stando alla Chiesa Cattolica, l’aborto può anche essere perdonato (previo pentimento) e tuttavia la scomunica latae sententiae resta a carico della madre mancata e di chiunque abbia favorito la pratica (codice di diritto canonico n. 1398), e questo fino ad eventuale cancellazione della pena con le modalità previste.
La logica, allora, vorrebbe che le autoritĂ  religiose che giudicano quel peccato come preclusione ad essere ammessi alle beatitudini eterne facessero sentire la loro voce e, quanto meno, informassero i fedeli. A meno che la Chiesa non sponsorizzi un peccato mortale.

Ciò che accade è che quelle autorità tacciono e, in alcune circostanze, tentano d’impedire che si sappia qualcosa che non solo dovrebbe allertarli ma che è nozione disponibile per chiunque, essendo dichiarata dai produttori stessi dei vaccini.

Individuare il perché di questo atteggiamento così ambiguo è cosa che non mi compete, ma i fatti sono questi e non si discute: cristianesimo alla mano, chi si vaccina non va in paradiso o, se non altro, avrà qualche problema varcando la soglia dell’oltretomba.

Ma la Chiesa non è da sola. I colleghi ebrei e musulmani non si trovano in una situazione diversa. Chi, infatti, si prendesse il disturbo di leggere le schede tecniche dei vaccini scoprirebbe che la gelatina di maiale è correntemente usata per stabilizzare il prodotto. Da quanto so, il maiale è un animale impuro per ebrei (es. Levitico) e musulmani (sura 5, Al Ma’ida) e, per questo, nulla che venga da quell’animale può entrare nel corpo umano a pena di commettere un peccato grave. Nessuno ha un’idea indiscutibile a proposito del perché di quella proibizione e non sarò certo io, perfetto incompetente, ad entrare nella questione. Resta, tuttavia, il fatto.

E, allora, perché mai non c’è un rabbino o un imam che sollevi la questione dei vaccini?
Ora, gravato dalla mia antipatia e della mia totale mancanza di elasticità, mi chiedo se essere un’autorità religiosa non aggravi il peccato. In fondo, nel calcio, quando il capitano della squadra viene sanzionato paga doppio.


One comment on “Vaccini e religione

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    Cristian on

    Sentire poi preti “manager” di scuole paritarie sostenere la causa dei vaccini e quindi sostenere la stessa scienza che nega l’esistenza di Dio in quanto non tangibile o scientificamente dimostrabile è patetico. Ancora più triste è constatare quanto circo si faccia per l’accoglienza di rifugiati in ambiente parrocchiale e quanto si taccia sull’esclusione di bambini dallo stesso ambiente.

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