Come controllare la proliferazione della gramigna (Cynodon dactylon)

Come controllare la proliferazione della gramigna

La Gramigna, o Dente di cane, è senza dubbio una delle infestanti più conosciute e temute dagli agricoltori di tutto il Mondo. Questa specie (Cynodon dactylon) è presente in Europa, Asia, Africa e America del Nord arrivando ad occupare almeno un terzo della superficie terrestre.
Il nome deriva dal greco “kyon” = cane e “odùs” = dente, per via dei rizomi e degli stoloni che hanno forma simile agli incisivi di cane (è conosciuta anche come Erba canina).

La sua diffusione, così ampia e vasta, ci fa capire da subito che si tratta di una pianta molto particolare. Si tratta di una specie dotata di notevole vigoria e forza vegetativa che le consentono di proliferare anche in condizioni avverse o difficili da sostenere per altri vegetali.
È in grado di tollerare vari tipi di stress come siccità, caldo torrido e freddo intenso, e sopporta bene anche condizioni di ristagno idrico, compattamento e asfissia. Inoltre resiste bene anche al calpestio ed al pascolo degli animali. Manifesta notevoli capacità rigenerative. Si propaga e riproduce per via vegetativa attraverso il rizoma (radice) e mediante semi.

Aristotele sosteneva che “la Natura non fa niente di inutile” e per questo dovremmo chiederci perché Madre Natura ha generato questa specie per poi diffonderla in ogni angolo del Pianeta.

Ma, più in generale, dovremmo chiederci quale sia la funzione della vegetazione spontanea nell’economia naturale e quale sia il compito che questa assolve all’interno dell’ecosistema.

Di seguito citiamo in breve solo alcune delle funzioni più importanti operate dalla flora spontanea:

  • La presenza di flora spontanea riduce l’effetto dilavante e lisciviante delle piogge proteggendo la fertilità del terreno. Soprattutto i terreni in pendenza (terreni nudi, privi di copertura vegetale) sono soggetti a forte erosione provocata da intense piogge. Anche il vento forte può determinare fenomeni di erosione del suolo.
  • I vegetali producono biomassa essenziale e fondamentale per il mantenimento della vita nel terreno. Produzione di sostanza organica, anello determinante nel ciclo dei nutrienti.
  • In natura la presenza della flora spontanea nei terreni estrinseca fertilità riportando al riequilibrio organico e minerale (per secoli con la tecnica del maggese, oggi reintrodotto con il set-aside e le colture di copertura). Le radici contribuiscono alla riduzione del compattamento del suolo favorendo drenaggio e aerazione.
  • La copertura vegetale garantisce il mantenimento dell’attività biologica del suolo (microflora batterica). Le radici producono essudati (zuccheri, amminoacidi, enzimi, vitamine etc.) che servono come base alimentare per molti organismi.
  • Riduzione del danno dovuto a passaggi frequenti delle macchine agricole.
  • Una buona gestione del manto erboso, o di aree delimitate adiacenti alle colture, può favorire la presenza di insetti impollinatori e di altri insetti utili.
  • Fitofagi in sistemi colturali perenni: è stato chiarito come i frutteti con inerbimento permanente sono attaccati in misura minore rispetto a frutteti non inerbiti (Altieri e Schmidt, 1985).

Dunque per cambiare il punto di vista sulla Gramigna potremmo dire che la Natura aveva bisogno di un operatore affidabile e sicuro per poter garantire queste funzioni anche in condizioni difficili (o estreme) proprio per sostenere sempre e assicurare i processi vitali e la vita nel suo insieme.
A questo punto è doveroso citare una frase sempre attuale di Francois-René de Chateubriand (1768-1848): “la foresta precede l’uomo, il deserto lo insegue”.

Lo sviluppo della flora infestante rappresenta di fatto il primo passo che la Natura mette in opera per ripristinare gli equilibri naturali (dobbiamo pensare che il primo gesto agricolo è rappresentato dal disboscamento, tramite il quale si va ad alterare una condizione di equilibrio particolare e di maturità dell’ecosistema). Dunque la formazione di piante pioniere all’interno di un terreno dissodato e lavorato rappresenta il primo tassello per poter ripristinare un equilibrio ecologico.
L’affermazione delle erbe infestanti è il primissimo stadio di un processo evolutivo dell’ecosistema che arriverà (nel tempo, senza un intervento umano) al massimo grado di stabilità e maturità tramite la formazione di boschi e foreste. Di fatto le “erbacce” sono i precursori del bosco. Si tratta di piante pioniere che in agricoltura vengono definite erbe infestanti per via dell’azione di disturbo e competizione nei confronti delle colture. Qui si pone il problema.

Inoltre la Gramigna fa parte di quelle piante che vengono utilizzate nella bonifica di terreni contaminati (fitorimediazione o biodepurazione) per assorbire agenti inquinanti o per metabolizzare e degradare i contaminanti in forme non inquinanti. Diciamo che la Gramigna assolve il proprio compito fin troppo bene…

Questa specie trova impiego anche a livello erboristico (fitoterapia) come ottimo diuretico e depurativo. Già Dioscoride ne consigliava l’uso, mentre Plinio ne suggeriva l’utilizzo anche per problemi di calcoli urinari. Da sola o miscelata con altre erbe risulta utile anche per altre problematiche.
La parte utilizzata è la radice (rizoma). Il momento più indicato per la sua raccolta è l’autunno, epoca durante la quale avviene l’accumulo di sostanze nutritive all’interno dell’apparato radicale.
Ovviamente la si può raccogliere anche in altri periodi dell’anno, con benefici minori ma pur sempre apprezzabili. Come per tutte le erbe raccolte per uso erboristico, fitoterapico e alimentare è necessario effettuare la raccolta in siti che non siano contaminati da veleni e agenti chimici nocivi. La radice potrà anche essere essiccata per la conservazione.
Fresca oppure essiccata la si potrà utilizzare per la preparazione di decotti e tisane (per dosaggi e preparazioni consultare testi specialistici affidabili o, ancora meglio, personale qualificato e competente)*.

Occorre prestare attenzione nel riconoscimento poiché può essere facilmente confusa con Digitaria sanguinalis, altra specie appartenente alla stessa famiglia botanica.

* Si tratta di informazioni generiche e indicative che non devono sostituire prescrizioni e diagnosi individuali operate da personale specializzato competente e qualificato. Occorre prestare molta attenzione nel riconoscimento, nella classificazione, nella raccolta e nell’uso delle piante spontanee.

Si declina ogni responsabilità per eventuali danni dovuti ad un uso improprio di rimedi fitoterapici casalinghi.


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