La tisana di corteccia di salice (Salix spp.)

La tisana di corteccia di salice (Salix spp.)

La tisana di corteccia di Salice può rappresentare un valido coadiuvante nella prevenzione delle patologie fungine. La ragioni che hanno portato alla scelta dei Salici sono dovute alle loro particolari qualità.

Il Dott. Jean Marie Pelt (1933-2015), botanico e farmacologo francese, all’interno di una sua pubblicazione si domanda perché i Salici, che solitamente hanno i piedi nell’acqua, non soffrono di “reumatismi”.

Cita poi i motivi di questa particolarità: “Nel secolo XVIII un inglese, un certo Stone, ha fatto questo ragionamento molto acuto: il Salice cresce nelle regioni paludose, ma non prende mai la febbre (nel senso che non si ammala mai per via di micosi o batteriosi).
Deve dunque possedere una sostanza medicamentosa che lo rende immune. Ora, se nasconde questa sostanza, non può che nasconderla nella corteccia, perché è la corteccia che lo protegge.
L’inglese allora si fece una tisana di corteccia di Salice e constatò che era davvero efficace contro la febbre. Il 2 Giugno del 1763 inviò un resoconto alla Royal Society di Londra. Più tardi, nel 1829, un farmacista francese di nome Leroux, si disse: se quell’inglese ha avuto buoni risultati, è che nel Salice ci deve essere qualcosa… E, da un estratto di corteccia di Salice riuscì ad isolare questo qualcosa, una polvere che chiamò salicina. Infine, nel 1853, il tedesco Karl Gerhardt, sottopose questo prodotto ad un trattamento. E inventò il più importante di tutti i medicamenti: l’acido acetilsalicilico, successivamente poi chiamato aspirina. Poco dopo, nel 1899 un altro tedesco, Adolf von Bayer, lo mise in commercio”.

In epoca recente qualcuno si è chiesto anche se questa pianta, così utile nella cura di un organismo complesso e articolato come quello umano, possa avere ugualmente una funzione positiva sui vegetali. E soprattutto nella prevenzione delle malattie fungine il cui ambiente di sviluppo è determinato proprio da umidità persistente e ristagno idrico.
Utilizzare dunque gli stessi meccanismi (acido salicilico e polifenoli) che impediscono ai Salici di ammalarsi anche in ambienti umidi. Per allestire questo rimedio sarebbe opportuno utilizzare la corteccia di rami giovani (rami annuali) raccolta tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, in anticipo sulla fase di germogliamento.
La raccolta va effettuata preferibilmente al mattino in giorni di luce/calore.

La corteccia essiccata può essere utilizzata in dose di 250 grammi per infusione in 30 litri d’acqua a 80°C (acqua con pH di 6,2). La durata dell’infusione deve essere di 2 ore.
Terminata questa fase si diluisce il tutto con acqua arrivando a 90 litri totali; dunque ai 30 litri di infuso se ne aggiungono 60 di acqua, sempre con pH 6,2. Eventuali correzioni di pH vanno effettuate utilizzando aceto biologico, succo di limone biologico oppure acido citrico (formulato ammesso in agr. biologica).
Questa è soltanto una delle varie modalità che si possono utilizzare per allestire la tisana di Salice; si potrebbero altresì impiegare anche i giovani rami (dunque non solo la corteccia).

Attività di ricerca e studio sull’efficacia della tisana di Salice mostrano una produzione endogena di metaboliti secondari con conseguente incremento delle naturali autodifese delle colture.
La validità di questo rimedio (come di altri rimedi naturali) dipende dalla pressione della malattia.
Occorre sempre ribadire che l’efficacia di trattamenti naturali e rimedi vari è determinata in buona parte anche da tecniche agronomiche e pratiche colturali. Inoltre tempismo e scelta del momento opportuno per il trattamento sono anch’essi fattori di rilievo per un buon risultato finale.

L’essiccazione della corteccia è funzionale alla sua miglior conservazione e deve essere svolta correttamente. Caldo, secco e ventilato sono fattori determinanti per una corretta essiccazione, inoltre non si dovranno raggiungere temperature superiori ai 28-30°C.
Da evitare in fase di essiccazione anche l’esposizione diretta ai raggi solari.
Il dosaggio complessivo per i trattamenti varia in base alle dimensioni delle piante ed anche in base all’efficienza degli irroratori (solitamente si indicano 500 litri per ettaro).
Anche il numero di interventi e la frequenza variano in base alla pressione del patogeno, ed occorrono sempre interventi preventivi. Con 20 mm di pioggia la copertura della pianta viene dilavata (questo dato vale per ogni tipo di trattamento fogliare).
L’efficacia di questo rimedio può essere incrementata attraverso la miscelazione con altri antifungini o sostanze corroboranti.

È interessante notare che la presenza dei Salici risulta vantaggiosa per api e altri insetti utili poiché questo genere (Salix spp.) produce nettare e polline all’inizio della primavera.
Queste piante sono responsabili anche della produzione di melata, e per questo motivo sono molto visitate e apprezzate da apoidei e altri insetti (la melata di Salice è poco diffusa in Italia).
Si tratta dunque di una vera e propria pianta nutrice.


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