Identità perduta: dieta mediterranea

Secondo l’antropologia, le civiltà cominciarono quando le attività umane iniziarono a differenziarsi e la divisione del lavoro diventò una necessità. Prima maschi e femmine, giovani e vecchi avevano tutti le stessa attività. Attività non molto diverse dagli animali nel loro ciclo biologico. Mangiare era l’attività che occupava la quasi totalità della vita, non lasciando spazio che per poche e periodiche attività complementari.

L’agricoltura, quindi, è stata determinante perché rendeva disponibili risorse alimentari per l’intera comunità impegnando a tempo pieno solo una parte dei suoi componenti. Quando gli uomini scoprirono le tecniche di coltivazione dei cereali e dei legumi e altri ortaggi, l’abbondanza determinò una crescita della popolazione che, come conseguenza, determinòlo sviluppo delle grandi civiltàche lasciarono tracce indelebili nella storia. La cosiddetta “Dieta Mediterranea” ha rappresentato la base alimentare e la vera risorsa economica che spiega perchéattorno al bacino del “Mare Nostrum” si sono succedute nei secoli il maggior numero di civiltà
Il sistema alimentare mediterraneo, ma tipico di gran parte delle zone temperate del pianeta, ha resistito sostanzialmente intatto fino alla metà del secolo scorso, permettendo nel 1945 al dottor Keys di scoprirla con indagini scientifiche e individuarla come la migliore dieta per il mantenimento della salute umana (nel ’45 in Calabria non esistevano malattie degenerative e l’età reale era tra le più alte del mondo). La fine della seconda Guerra Mondiale portò notevoli cambiamenti nelle popolazioni che adottarono la cultura alimentare dei vincitori, per cui la “Dieta Anglosassone” soppianto quella mediterranea. Termini nuovi come  “bistecca” o “rosbif” rappresentarono il cibo per eccellenza, il cibo dei ricchi, dei vincitori, rendendo poveri e sconfitti i cibi della millenaria tradizione mediterranea.
Quello che avvenne negli anni successivi, che ha portato alla perdita dell’identità culturale e quindi alimentare, è stato l’enorme successo dell’industria alimentare che, con criteri simili agli altri manufatti, offriva cibo artificiale, precotto, confezionato e sostenuto da una sistematica propaganda che rendeva “fuori branco”, fuori moda chiunque non si adeguasse al consumismo alimentare di massa. Un esempio è il pomodoro, che era ritenuto velenoso per tutto l’800.
Le varietà rosse (e non dorate) iniziarono a circolare agli inizi del ‘900 provenendo dal Nord America. L’industria conserviera negli anni trenta lo propose come salsa e poi lo fece diventare un simbolo della dieta mediterranea, come altri preparati industriali che non solo non hanno nulla di mediterraneo, ma sono così “industrializzati” da rappresentare un vero rischio per la salute.

(Febbraio 2011)

 


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