Ignoro?

Nel pieno della rivoluzione informatica, che ci inonda di informazioni d’ogni genere e provenienza, che ci illude di conoscere tutto e contemporaneamente, è facile, molto facile, giocare a nascondere le cose importanti tra quelle fasulle, dire che l’informazione è trasparente quando la nebbia è fitta.

Usare una massa imponente di notizie tra loro diverse, spesso contraddittorie, mettere opinioni personalissime ed estemporanee tra  elaborazioni sistematiche che hanno richiesto giorni e giorni di lavoro, di confronti rigorosi, è un sistema usatissimo per negare ciò che si afferma o non si vuol far notare.

In altri termini potremmo dire che l’enorme massa di “sapere” che il sistema informatico mette a nostra disposizione crea ignoranza, della peggiore: “So di sapere, ma non so cosa”. Infinita lontananza dalla socratica saggezza del: “So di non sapere”.

Lo spappolamento di ogni cultura autoctona porta a fenomeni di ignoranza planetaria, in cui predomina l’arroganza di poter dire e fare qualsiasi cosa perché tanto ogni cosa si equivale, ciò che conta sono i “minuti percettivi” che creano la differenza. Una menzogna assoluta se ripetuta ossessivamente in modo che i consumatori percettori la assimilino di più di altre informazioni, vere, ma poco assimilate, diventa la chiave per interpretare la realtà e quindi determinante per indirizzare i comportamenti.

E’ questo il famoso potere dell’informazione? Si dice che chi ha le informazioni domina il mondo, ma è proprio così? Forse quando la conoscenza richiedeva tempi a essa dedicati, quindi risorse e attitudini personali era vero. Il distinguere il vero dal falso, equivaleva a distinguere ciò che era importante, determinante da ciò che era secondario o insignificante, pur nella massa delle ripetizioni.

Oggi è più corretto dire che chi controlla i mezzi di informazione domina il mondo, in quanto chi ha la facoltà di usare una notizia più volte, ripetuta per più minuti di un’altra, determina maggiore consenso, indirizza la percezione delle realtà, determinerà ricadute economiche e politiche. Anche il cittadino critico, colto, con una abitudine alla disciplina del pensiero dovrà fare i conti con la sua percezione deformata dai mezzi d’informazione.

Quanto meno disilluderei che il tempo abbreviato che gli strumenti informatici potenzialmente determinano, viene annullato dalla necessità di vedere attraverso la nebbia, lo smog informatico.

Un grande e difficile lavoro ci attende nel prossimo futuro: far riemergere la percezione della realtà, tra una massa di percezioni, comode come la ricchezza, facili come il divertimento, affascinanti come favole, attraenti come sirene, ma spurie, utili all’ignoranza.


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