L’editoriale di aprile 2014

Innocuo

L’uso abituale della parola √® blando, leggero e soffice, quasi sinonimo di inefficace, inutile. Andando a cercare l’origine della parola troviamo, con sorpresa, che – “non fare male”  – deriva dal latino “innocuus”,

in (negativo) nocuus (nocivo), derivante da “nex”  = uccidere, dal greco “n√©kes” = morte o “necare”, “adnecare”  (annegare, l’uccidere per eccellenza).

Evoca il comandamento biblico “non uccidere”, estendendosi alla “non violenza”, al non nuocere con  pensieri, parole e azioni, di antica tradizione mistica, ma profondamente connessa con l’evoluzione della coscienza umana.

L’essere innocui √® un obiettivo difficile da raggiungere, e spesso √® usata a sproposito quando l’usiamo per una cosa manufatta, per un vegetale, un animale o umano. Non esiste un oggetto tecnologico, grande o piccolo, semplice o complicato realmente innocuo. Ad esempio come si pu√≤ definire innocuo un martello? Oggetto antico, conosciuto da tutti, ma ideologicamente impostato per colpire con forza oltre la capacit√† della mano umana, pu√≤ uccidere. Potremmo dire che quando viene affermato che una cosa, artificiale o naturale, √® “innocua” si afferma una menzogna.

Vale questo anche per il mondo vegetale che rappresenta il massimo della forza vitale del pianeta, per noi √® importante conoscere se √® commestibile o no, ma non se √® innocuo. Se indaghiamo oltre l’apparenza immediata scopriamo come i processi viventi siano il risultato di una indefessa lotta che si avvale della morte per vivere. Il mondo animale che si sostiene sul vegetale non si pu√≤ definire innocuo (il Toro), tanto meno nell’emblematico felino (il Leone) o nel rappresentante degli uccelli (l’Aquila). 

Il massimo di complessit√† dell’innocuit√† la raggiungiamo con l’uomo. Nell’uomo √® possibile la mimesi angelica, il lupo che si fa agnello, l’inganno dell’innocuo che raggira gli dei, come Odisseo, appartiene alla storia. Eppure continuiamo ad ingannarci definendo innocui i nostri simili, forse per un desiderio di quieto vivere o per una facile illusione di potenza.

Difficilmente attribuiamo a noi stessi la definizione di innocuo. “Io voglio essere innocuo”, sarebbe un’affermazione troppo impegnativa, pi√Ļ facile sarebbe: “…voglio apparire innocuo”, come il cavallo sotto le mura di Troia. Comunque difficilmente l’uomo appare innocuo quando manifesta intelligenza, anzi la capacit√† di capire e pensare dei nostri simili ci rende inquieti, ne abbiamo paura, spesso capita lo stesso fenomeno che succede attorno ad un ricco potente, che si circonda di “utili idioti”. Ci rivolgiamo a chi riteniamo pi√Ļ intelligente con apparente innocuit√† fingendosi “tonti”, tecnica da “furfante” (fante servo, fur cacciato).

Manifestare con onest√† il suo stato di relativa ignoranza dovrebbe essere lo sforzo di ogni umano che cerca di capire l’universo che lo circonda. Essere innocuo, cio√® “non far male” a nessun essere, √® un ideale di perfezione che forse raggiungeremo, ma intanto cerchiamo di essere onesti. Essere innocui come Gandhi, Mandela o Madre Teresa sarebbe una buona contraddizione.

Biolcalenda aprile 2014


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