Un futuro da pazzi

La modernità è una visione del mondo piuttosto decrepita, potremmo assegnarle più degli anni che ci separano dal 1492 sua nascita ufficiale. Il suo concepimento la precede di almeno cento anni.

Alla fine del XIII secolo,  alcuni uomini iniziano ad alienarsi (separarsi) dalla natura, ritenendola non più un bene godibile e gratuito, ma oggetto mercificabile se trasformato dall’industria. Il Denaro diventa "il bene" che indica il valore d’ogni cosa e se qualcosa non è mercificabile non ha valore.
Questa invenzione demoniaca ha permesso il diffondersi rapidissimo dell’individualismo egoistico, vera farsa dell’"Io sono", a cui è destinato l’uomo.
Sono molte le conquiste della modernità che il denaro ha imposto, oltre all’individualismo, pensiamo all’abolizione della schiavitù, il lavoro coatto sostituito dal salario, lo stimolo prodigioso all’ingenio umano per sostituire il lavoro con le macchine.

E’ della modernità il successo della visione meccanicistica del mondo, della natura e persino del corpo umano, cosa complicata sì, ma molto più controllabile della complessità, dei processi viventi, dei sentimenti e della dimensione spirituale dell’Io.
La modernità con la sua strumentale visione meccanicistica aborre tutti gli aspetti non collocabili in confini definiti, la cui spiegazione si trova al di fuori dell’oggetto d’indagine, perché per quanto desiderabile il fenomeno complesso, non è dell’oggetto, dunque non è mercificabile, quindi brevettabile, quindi di proprietà esclusiva.
La proiezione verso il futuro, la modernità la cerca continuamente: come controllare l’incontrollabile Energia Nucleare, con gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) cerca di brevettare i processi viventi, vendere surrogati psichici per la felicità degli infelici, con i paradisi artificiali o virtuali.
Il futuro che la modernità proietta nel futuro è molto scadente e può realizzarsi solo se gli uomini che hanno scoperto l’individualità, rinunciano ad evolvere ulteriormente verso un futuro di maggiore coscienza dell’Io, come è avvenuto, nonostante tutto, nella storia umana.

Se rimangono consumisti adoranti gli idoli della modernità, più simili voraci e desideranti umanoidi che producono scorie inutili, come le fantasticherie, fantascientifiche, futurtecnologiche, a cui la "televisione" (tele = lontano, visione) ci abitua. Un futuro senza un quid di speranza evolutiva verso la qualità dell’essere. Un futuro in cui la medicina è la malattia, perché se la progressione è puramente quantitativa, ci aspetta un futuro senza qualità dove dominano i surrogati della natura, della vita, dei sentimenti, ma soprattutto è abolita la libertà di essere uomini pensanti.

(Biolcalenda Marzo 2010)


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