Energia dal Sole

 
È vero, e, in aggiunta, il Sole non costa niente, lo hanno tutti ed è, in termini pratici, inesauribile, ma è altrettanto vero che ben poco si fa in termini di ricerca e di applicazione tecnologica per catturare in modo efficiente questo diluvio di energia. I motivi che ci spingono a snobbare tanta grazia sono tanti e, a ben guardare, nessuno di questi può vantare una qualsiasi nobiltà.

Non è raro che, per giustificare l’ennesima prova della follia propria del genere umano, chi ricava quattrini dalla sunnominata follia affitti sedicenti scienziati pronti ad affermare che il Sole come fonte energetica è un’illusione, dimentichi, se non altro, del fatto che le astronavi lanciate per viaggi di anni nel cosmo o le macchinette che scrutano la superficie dei corpi celesti funzionano solo grazie a quell’energia. E, magari, dimentichi pure del fatto che i gerani nel balcone di casa loro vivono proprio sfruttando ciò che loro, che quei fiori li innaffiano, negano a pagamento. Sia come sia, noi continuiamo imperterriti a succhiare dalla Terra petrolio, gas naturali, uranio e il mai morto carbone, incuranti di come la logica più elementare ci ammonisca sulla loro finitezza e di come sia impossibile fingere di non conoscere la loro capacità inquinante non di rado irreversibile. Il carbone, ho detto.
Quasi accantonato dopo la strage che, con le sue polveri e i suoi gas da combustione, provocò nel dicembre del 1952 a Londra, in realtà continuò a sopravvivere qua e là. E uno dei luoghi di sopravvivenza fu – e per ora resta – Alexandria, la città sul fiume Potomac che rappresenta lo sbocco verso il mare per la capitale degli Stati Uniti. Laggiù esiste dal 1949 un’immane centrale che, stando a dati ormai inconfutabili diffusi da Sierra Club, è responsabile di tutta una serie di malattie che affliggono non solo i 400.000 residenti della città – e questo, come dovunque, con particolare riguardo ai bambini – ma pure quelli di Washington. Anzi, il dossier afferma che quell’impianto è il maggior responsabile dell’inquinamento da polveri nella Capitale. Come ancora oggi accade, nel valutare le malattie derivanti da questo tipo d’inquinamento si tiene conto principalmente di quelle di natura respiratoria e, ben che vada, di quelle cardiache. Di fatto è ormai chiaro alla scienza medica di punta che le polveri sono responsabili di molto di più, comprendendo nella lista non poche forme di cancro extrapolmonare, malattie della riproduzione come sterilità maschile, aborti e malformazioni fetali, e perfino affezioni apparentemente insospettabili come il diabete quando le particelle vadano a concentrarsi nel pancreas. Comunque sia, dal punto di vista sanitario quella centrale ha rappresentato per oltre sessant’anni una fonte micidiale di veleni.
A partire dal 2003 i cittadini hanno messo in atto una protesta sempre più basata sui fatti, fatti che comprendevano anche le enormi spese sanitarie e quelle legate ai giorni di lavoro persi per malattie derivanti da quella presenza. Così, finalmente, ora i gestori non ce l’hanno fatta più a difendersi e per l’ottobre 2012 l’impianto sarà smantellato. Parallelamente il sindaco di New York Michael Bloomberg ha annunciato una donazione da 50 milioni di Dollari per combattere la minaccia dell’inquinamento da carbone. Da noi? Beh, l’Italia è un paese piuttosto originale e, da un certo punto di vista, molto più aperto di altri. Da noi non solo sopravvivono centrali a carbone a pochi metri dalle case e perfino a ridosso di luoghi di villeggiatura come quella della Tirreno Power a Savona (in via di ampliamento con la benedizione congiunta di Pdl e Pd) o novità come quella dell’ENEL a Civitavecchia, ma ce ne sono in fieri altre come, ad esempio, quelle calabresi o quella chiacchieratissima di Polesine Camerini nel Parco del Delta del Po. Da noi, aperti come siamo, il carbone è “pulito” ed è un toccasana per ambiente e salute oltre, che, va da sé, per il portafoglio. Da noi il carbone non è nemmeno radioattivo come, invece, è nel resto del mondo oscurantista.
Da noi il carbone, bruciando, non produce nemmeno anidride carbonica. Da noi il carbone è inesauribile e, se le stime del 2001 davano le riserve planetarie finite entro 240 anni per essere ritoccate a 119 anni nel 2010 e a 50-60 entro un decennio nel caso in cui si utilizzasse la risorsa con questo ritmo, a noi non importa un fico secco. Denaro? Quanto costa il carbone? Pochissimo. Noi lo andiamo a recuperare in Cina dove i minatori, in cambio di poco più di un’elemosina, lavorano in condizioni da far rabbrividire, rischiando, e a volte lasciandoci, la vita. Costa pochissimo perché la Comunità Europea continua a pompare miliardi di Euro per mantenere in piedi un business per pochi. Costa pochissimo perché non si calcolano le spese sociali e sanitarie che entrano in gioco e costa pochissimo perché non si tiene conto delle multe che dovremo pagare per il mancato rispetto dei trattati attraverso i quali ci siamo impegnati a diminuire la produzione dei gas serra che andiamo, invece, vertiginosamente aumentando.
Tanto per avere un’idea, un chilowattora prodotto da carbone genera oltre 700 grammi di anidride carbonica, gas serra per eccellenza e, comunque, irrespirabile, contro i 500 del mix termoelettrico italiano. Insomma, come accade per altri aspetti della nostra vita quotidiana, i conti si fanno solo con gli addendi che servono a tranquillizzare il popol bue che, poi, è quello che salda i conti. Ancora una volta il sostegno maggiore a tecnologie scientificamente condannabili è assicurato dall’ignoranza in cui è accuratamente tenuto il grande pubblico che, fino a che non ha la coscienza di essere toccato pesantemente sulla pelle, è pronto a prestar fede a qualsiasi assurdità purché la sua tranquillità non sia turbata.
Come diceva Adolf Hitler, un popolo ignorante è una pacchia per chi sia chiamato a governarlo e forse non è un caso se la nostra scuola, università in primis, non è di grande qualità.

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