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I fiori selvatici per la prevenzione – terza parte

Come valorizzare i fiori spontanei per l’equilibrio e la stabilità dell’ecosistema. Crucifere, Leguminose e altre specie vegetali svolgono un’importante funzione ai fini del mantenimento della fauna utile e degli equilibri naturali. Queste e altre erbe possono essere impiegate, in base alla zona ed al clima, come ad esempio specie appartenenti al genere Allium, Brassica, Campanula, Carduus, Echinops, Helianthus, Lupinus ecc.

Mentre specie come Eupatorium cannabinum (Canapa acquatica) potrebbero essere molto utili e far parte della lista, ma necessitano di umidità. La posizione ideale per questa specie sarebbe in prossimità di luoghi umidi, fossati e corsi d’acqua. Produce buone quantità di nettare durante il periodo estivo, in grado di nutrire api e altri insetti utili.

Fra queste specie vi sono piante annuali, biennali e perenni. Questa diversità è auspicabile per garantire un periodo di fioritura più prolungato possibile. Queste erbe possono essere seminate in pieno campo, ma è possibile anche il trapianto. I periodi migliori per la semina o per il trapianto sono, indicativamente, l’autunno e la primavera. I fattori che limitano o che invece favoriscono la germinazione sono molteplici. Vi sono molte specie spontanee i cui semi, per poter germinare, devono subire l’azione del freddo al fine di rimuovere il fenomeno della dormienza del seme. Con la semina autunnale (o di fine inverno) è possibile rimuovere la dormienza favorendo la germinazione.

Le specie biennali a germinazione autunnale che attraversano la stagione fredda allo stadio di rosette basali (foglie disposte alla base della pianta, a formare un cerchio appiattito sul suolo) svilupperanno la fioritura al meglio.

Va sottolineata, inoltre, la notevole scalarità nella germinazione delle specie spontanee. Questa difformità nella nascita dei semi rappresenta una strategia biologica di sopravvivenza della specie.

Per beneficiare dell’azione predatoria da parte degli insetti utili è fondamentale che queste piante crescano in prossimità delle coltivazioni. Queste ed altre essenze potranno essere utilizzate anche per valorizzare aree marginali.

A seconda del contesto si potranno effettuare sfalci (con altezza di taglio dai 7 ai 9 cm circa) dopo il periodo di fioritura.

Si potrà favorire la formazione del seme evitando di fare lo sfalcio di una parte del “prato” o della zona inerbita, soprattutto per annuali e biennali. Ma le “strategie” possono essere diverse e variabili, anche in base al tipo di erbe presenti o degli obiettivi.

Altra specie utilizzabile, ad esempio, all’interno di un orto potrebbe essere Origanum vulgare (Origano comune) favorendone la fioritura. Sempre all’interno dell’orto si potrà semplicemente far fiorire alcune piante appartenenti alla famiglia delle Ombrellifere (o Apiacee) oppure delle Crucifere (o Brassicacee) per poter attirare e nutrire numerosi insetti; ad esempio Carote oppure Cavoli. La vicinanza con le piante coltivate è determinante.

Anche con essenze da sovescio,grazie alla presenza di piante nettarifere,sarà possibile incrementare il numero di organismi utili, purché se ne favorisca la fioritura. Oltre ai ben noti vantaggi agronomici, il sovescio rappresenta anche una importante infrastruttura ecologica. Tramite casi di studio ed esperienze varie è stata evidenziata la funzione positiva del Favino (Vicia faba minor), del Grano saraceno (Fagopyrum esculentum), dell’Alisso (Alyssum spp.) e della Veccia (Vicia spp.), oltre alla già citata Facelia. Si tratta di un micro-habitat in grado di salvaguardare la biodiversità.

Anche se occorrerà valutare ogni singola casistica in base al tipo di coltura ed al contesto nel quale si opera, va riconosciuta la funzione positiva di queste e di altre specie vegetali (in modo particolare Crucifere e Leguminose) ai fini del mantenimento della fauna utile e degli equilibri naturali.

Le Leguminose trovano spazio non solo all’interno dei sovesci, ma anche in altri ambiti: erbaio (annuali), prato (poliennali), pascolo (poliennali o annuali autoriseminanti), foraggio. In base alla zona di coltivazione possono essere utilizzati vari Trifogli (Trifolium spp.), Lupinella (Onobrychis viciifolia), Sulla (Hedysarum coronarium – questa specie si sviluppa al meglio in ambiente mediterraneo su terreni argillosi, e necessita del rizobio specifico simbionte), Veccia (Vicia spp.), Meliloto (Melilotus spp.), Fieno greco (Trigonella foenum-graecum) o altre ancora, e possono essere impiegate in purezza oppure in miscugli. Va considerato il ruolo degli insetti nell’ambiente e, soprattutto, va considerata l’importanza del mantenimento degli equilibri preda/predatore, fitofagi/antagonisti naturali, attuando azioni non distruttive. Anche il sovescio può creare quella diversità di habitat che favorisce la complessità ecologica del paesaggio, così come una striscia inerbita/fiorita. Vengono a crearsi utili comunità vegetali e animali conseguenza di un’alleanza tra uomo e natura, senza dubbio un tassello importante nella prevenzione di squilibri e patologie (ciò permette una pluralità di meccanismi di controllo sugli organismi dannosi). L’uso delle essenze da sovescio per attirare e nutrire organismi utili prevede una gestione diversa dal sovescio classico. Nel primo caso si otterrà un pascolo per api o altri insetti utili, oltre che zona rifugio. Mentre nel secondo caso, sovescio classico, l’obiettivo sarà il miglioramento del terreno e l’apporto di sostanza organica al suolo. Ovviamente le due cose sono comunque contingenti, ma la scelta delle tempistiche, delle specie utilizzate e delle modalità operative potranno incidere maggiormente su di un aspetto o sull’altro.

Il comune denominatore sarà sempre l’uso delle piante per il miglioramento dell’ambiente e degli equilibri naturali.

Eventuali valutazioni sull’efficacia di queste pratiche devono tenere conto delle diverse scale di osservazione, monitorando un ambiente agrario a livello di campo, di azienda e di territorio. Anche la gestione di questa vegetazione (fasce inerbite/fiorite), e di eventuali sfalci, dovrà essere svolta nel rispetto degli organismi utili e delle loro necessità rispettando tempistiche opportune. Il numero di sfalci dovrà essere limitato (al massimo 2-3 all’anno) scegliendo l’epoca più appropriata in relazione agli insetti presenti. Sono da preferire sfalci alternati evitando interventi su piante in fioritura.

La valorizzazione ed il mantenimento della biodiversità devono poter essere applicati su vasta scala, in modo da interessare l’intero paesaggio agrario, con ricadute positive sul piano sociale, ambientale e produttivo, arrivando anche a contrastare l’erosione genetica.

Arbusti, alberi, siepi e fasce boscate, a seconda della scala operativa, potranno fungere da corridoi ecologici diventando un patrimonio sul quale investire.

Questa vegetazione svolge anche la funzione di filtro, migliorando la qualità dell’aria e dell’ambiente. La copertura vegetale del suolo contrasta efficacemente la perdita di fertilità e contribuisce al sequestro degli elementi nutritivi (anche della CO2). Che si tratti di inerbimento, di fasce inerbite all’interno di un campo coltivato (fasce della larghezza indicativa di 1 metro o 2, a seconda dei casi), che si tratti di siepi o di alberature, queste “infrastrutture” dispongono di una notevole valenza ecologica. E l’utilità di queste consociazioni è veramente a 360°. (per il riconoscimento delle erbe consultare il sito www.actaplantarum.org)


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