Il prezioso valore del letame

Il prezioso valore del letame – prima parte

L’uso del letame sancisce un legame ecologico tra animali, piante e uomo per il quale l’agricoltura diviene sostenibile.

Tra i vari tipi di letame utilizzabili come base fertilizzante quello bovino è senza dubbio il più idoneo (sempre e comunque ben compostato). L’uso del letame sancisce un legame ecologico tra animali, piante e uomo per il quale l’agricoltura diviene sostenibile. Tramite questo legame vi è il massimo grado di riciclo senza che vi siano prodotti “di scarto” da dover smaltire.

Quello che solitamente si indica con il termine letame rappresenta la mescolanza delle deiezioni solide e liquide degli animali unite alla lettiera. La lettiera è quello strato di materiale, presente all’interno della stalla, al di sopra del quale gli animali possono riposare e fare anche i propri bisogni. Fermo restando che la forma migliore di allevamento è sempre e comunque quella libera, cioè con possibilità per l’animale di poter accedere liberamente al pascolo esterno (prato).
Le dimensioni e l’architettura della stalla, così come l’estensione del pascolo e la disponibilità di foraggio, devono essere tali da garantire le migliori condizioni per il benessere dell’animale. Risulta importante anche la disponibilità di zone ombreggiate (alberature) all’interno dello stesso pascolo.

La lettiera fungerebbe da giaciglio riparato soffice e morbido per il momento del riposo (all’interno della stalla) e serve a garantire un ambiente migliore, riparato e più confortevole per l’animale.
Può garantire isolamento termico ed evita la formazione di lesioni agli arti. Nel caso dei bovini il miglior materiale per la realizzazione della lettiera, ed anche il più utilizzato, rimane la paglia. Questo materiale risulta valido anche e soprattutto da un punto di vista sanitario.
Vengono utilizzati anche altri materiali, ad esempio trucioli di legno, non solo per i bovini ma in particolar modo per altre specie. Tra i vari tipi di letame utilizzabili come base fertilizzante quello bovino è senza dubbio il più idoneo (sempre e comunque ben compostato). L’uso del letame sancisce un legame ecologico tra animali, piante e uomo per il quale l’agricoltura diviene sostenibile. Tramite questo legame vi è il massimo grado di riciclo senza che vi siano prodotti “di scarto” da dover smaltire. Prodotti “di scarto” che possono essere di origine animale e/o vegetale.
Il tutto si trasforma in una risorsa di inestimabile valore funzionale al mantenimento della fertilità organica del suolo.

Le caratteristiche dei vari letami possono differire anche di molto sulla base della specie animale da cui deriva (bovino, equino, ovino, avicolo etc.) oltre che sulla base del tipo di lettiera che potrà essere costituita da paglia di cereali, trucioli di legno, stocchi di mais o altri materiali vegetali.
Oltre alla paglia, nella preparazione del letto per le vacche risulta particolarmente valido l’uso di foglie di castagno oppure di faggio. Ma purtroppo oggi nella maggior parte dei casi si è persa la capacità di preparare una valida lettiera, presupposto determinante per poi ottenere un letame dalle caratteristiche uniche.

Il mix costituito da letame + paglia rappresenta il miglior materiale di partenza per ottenere un compost biodinamico ideale. Questa amalgama tra materia vegetale e deiezioni animali che si forma nella lettiera a seguito del calpestio genera uno straordinario insieme eterogeneo e ricco. Successivamente, quello che sarà il compostaggio tramite cumuli (con aggiunta dei preparati biodinamici) andrà a costituire una pratica centrale per la vitalità dei suoli ed il benessere delle piante. Il suo impiego va sempre e comunque commisurato e calibrato sulle reali esigenze di suolo e colture; per alcune colture, per vari motivi, può non essere necessario. Ciò significa che occorre valutare volta per volta le reali necessità ed i bisogni di una data coltivazione anche ricorrendo, se necessario, ad un cumulo costituito da soli residui vegetali (100% vegetale).
Uno dei vantaggi del compostaggio è legato al fatto che le forme azotate più aggressive (ammoniaca) vengono meno. Ciò impedisce che le piante vengano danneggiate oppure che ne venga compromesso il corretto metabolismo.

Detto questo dobbiamo comunque considerare il letame una matrice di straordinaria importanza per via delle funzioni che svolge su diversi aspetti della fertilità del suolo:

  • Fisica
  • Microbiologica
  • Chimica

Basti pensare che il termine “letame” deriva dal latino laetus che significa “lieto” (in origine “fertile“) e da laetare che indica “concimare”. Dunque rendere lieto il terreno attraverso questo tipo di sostanza. Rendere lieto è anche sinonimo di allietare e rallegrare.
Questi termini devono indurre una riflessione sul senso e sulla funzione del letame all’interno dell’economia naturale (o economia biologica).

Nelle moderne stalle, purtroppo prive di lettiera vegetale, le deiezioni sono costituite da liquami (acqua, feci, urine) difficili da valorizzare e gestire in maniera opportuna. Negli allevamenti moderni, venendo meno la materia organica vegetale, diventa molto più complicata l’ottimizzazione di questo insieme per un suo riciclo ideale; le deiezioni solide e liquide degli animali vengono rimosse utilizzando acqua in modo da ripulire le pavimentazioni delle stalle. Da qui si forma un liquame che non contiene alcuna sostanza di origine vegetale (cellulosa, lignina). Dai liquami tali e quali non si potrà generare humus.

Nel mix costituito da letame + lettiera vegetale troviamo sostanza organica, azoto, fosforo, potassio, mesoelementi, microelementi, carbonati ed elementi minerali semplici. Tutto ciò di cui hanno bisogno terreno e piante per una sinergia ed uno sviluppo armonici.
Ma la questione centrale riguarda sempre la capacità di trasformazione in humus da parte di questa matrice ed il suo sostegno alla vita microbica (ed alla vitalità del suolo nel suo insieme).

Ovviamente vi saranno differenze anche molto marcate tra i vari letami in base al tipo di animale e di lettiera.

Ma oltre a questi dati è importante anche una comprensione che vada in profondità in merito alla natura dell’animale, poiché ogni specie è caratterizzata da una particolare tendenza, da attitudini e da un temperamento ben definito. Ogni specie ha un proprio “carattere” ed un metabolismo che determina le caratteristiche del letame (e dunque del concime) nel quale si ritrova l’impronta di una data indole.
Per comprendere meglio questo processo dobbiamo chiederci quali siano i requisiti di una particolare specie ed analizzarne qualità, proprietà e requisiti. Un animale come il cavallo, ad esempio, denota una certa sensibilità ed una nervosità che lo portano ad essere anche molto reattivo e focoso (in certi casi quasi indomabile); dunque l’accostamento con il calore e l’elemento fuoco vien da sé. Questa affinità viene impressa in quello che è il prodotto del suo metabolismo (letame), che risulta in grado di sviluppare calore maggiore rispetto agli altri.
È risaputo che il letame di cavallo genera un calore elevato in tempi rapidi. Il suo impiego risulterà idoneo per piante “da frutto” e sarà maggiormente indicato al Nord, dove l’azione solare (elemento fuoco) è meno intensa. Ovviamente, come già ribadito più volte, bisognerà adattare le varie pratiche alla propria condizione reale evitando di agire in maniera dogmatica e schematica.

Per contro troviamo nel maiale, e nel cinghiale, una relazione particolare con l’elemento terra e le radici; questi animali scavano continuamente nel terreno alla ricerca di radici, tuberi o funghi da poter mangiare (ovviamente si nutrono anche di altro).
Amano il contatto con il terreno. Anche l’odore pungente delle deiezioni del suino denota una certa mineralità. E quindi un concime ottenuto dalle deiezioni del maiale sarà idoneo per sostenere le funzioni dell’apparato radicale (elemento terra/radici).


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