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Nocciolo

Corylum avellana;  Famiglia Betulacee
I Romani chiamavano il nocciolo abellana – dal nome della città di Abella i cui ruderi esistono ancora nei pressi di Avella, in provincia di Avellino – probabilmente perché la zona era ricca di questi alberi.

Il termine è stato adottato in botanica dove il nocciolo è detto Corylus avellana. Corylus, deriva dal greco còrys, che significa casco perché la nocciola è racchiusa in una brattea verde che somiglia a un casco. Plinio lo chiamava Nux pontica, sostenendo che l’albero era arrivato in Asia e in Grecia dal Ponto.
Nella tradizione popolare il nocciolo è una pianta fatate come riportato dalla favola di Cenerentola, in Romeo e Giulietta di William Shakespeare. D’altronde ancora adesso i rabdomanti lo usano per individuare vene d’acqua.

La nocciola è una drupa di forma oblunga o sferica. Ha un pericarpo legnoso nel quale è racchiuso il frutto. Le nocciole, come le mandorle, le noci e i pinoli, si possono mangiare anche fresche, però generalmente vengono consumate allo stato secco, si conservano facilmente.
Le nocciole, come tutta la frutta oleosa, possono definirsi alimento nutriente ed energetico e possono sostituire, con notevoli vantaggi la carne. La frutta oleosa apporta all’organismo quantità di sostanze grasse ed azotate esenti da tossine, quali: cadaverina, creatina, creatinina e colesterolo il quale viene sostituito dal fitosterolo ( non tossico). Inoltre in questi alimenti è presente la lecitina, sostanza ricca di fosforo, alimento nutriente ed energetico.
Pur ricca di grassi ed energetica, la nocciola è facilmente digeribile dimostrandosi particolarmente adatta all’alimentazione dei bambini, alle donne in gravidanza, agli anziani; per il suo apporto di minerali ritarda la senescenza. E’ indicata nel diabete, al tubercoloso, nelle affezioni renali, nella nefrite e per la presenza dei suoi oli, svolge un’azione vermifuga.nocciolo2


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