Burger vegetali

Credo non ci siano italiani che non sappiano almeno dell’esistenza dei burger vegetali.
Coloro che li hanno assaggiati sono sicuramente una minoranza, ma la tendenza dei consumi è in aumento e la varietà dei prodotti in commercio pure. Con vistose differenze qualitative tra l’uno e l’altro.

Ad esempio, la maggior parte delle polpette vegetali è prodotta a partire dalla soia. Tuttavia un conto è utilizzare il tofu (eccellente derivato tradizionale della soia) e un altro le proteine della soia “testurizzate” (granulati o bocconcini), una sorta di sottoprodotto del processo di separazione dell’olio dal seme.
Valide anche le ricette che utilizzano ceci, piselli e lenticchie, convertendo alla produzione industriale ricette che sono tradizionali non solo nella classica cucina vegetariana. La componente grassa è spesso olio di girasole, ma anche di colza, di cocco (più ricco di grassi saturi) e, raramente, l’extravergine d’oliva. Molte ricette prevedono anche la presenza di verdure (cipolla, pomodoro, sedano, prezzemolo), di spezie, di additivi compattanti, di immancabili aromi e conservanti.
Tutti ingredienti indispensabili per agguantare l’obiettivo di proporre un prodotto che assomigli il più possibile a un hamburger di carne. Un vero e proprio ossimoro: a chi vuole ridurre o eliminare la carne dal piatto viene proposto un alimento che si sforza di assomigliarle il più possibile!

Non vi sembrerebbe meglio, anche dal punto di vista ecologico-ambientale consumare cereali e legumi tal quali, oppure preparare da sé crocchette o polpettoni con ceci o lenticchie?


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