Tumore al seno: consumare soia riduce mortalità e recidive

Consumare soia riduce il rischio di morte e di recidive nelle donne colpite da cancro al seno. Questa relazione è spesso oggetto di affermazioni contrastanti.

Eppure da almeno una decina d’anni sono disponibili studi che suggeriscono l’utilità del consumo di soia anche per ridurre il rischio di recidiva del cancro.

Nel 2009, ad esempio, è stato pubblicato uno studio su Journal of American Medical Association (Jama 2009;302(22):2437-2443) che ha finalmente fatto chiarezza sulle proprietà anticancerogene degli isoflavoni di soia. Elevati consumi di soia sono apparsi associati a una minore incidenza di mortalità e di recidive. Risultati positivi che sono stati confermati anche da un controllo effettuato dopo quattro anni.

Da notare che questa correlazione è risultata evidente per tutti i tipi di tumore del seno e valida sia nelle donne trattate che in quelle non trattate con tamoxifene, un farmaco prescritto quando il tumore del seno è composto da cellule sensibili alla stimolazione degli ormoni estrogeni.

È dunque chiaro che i fagioli di soia, il tofu (“formaggio” di soia), il tempeh (panetti di fagioli di soia fermentata) e il miso (una pasta scura prodotta dalla lunga fermentazione della soia, molto simile ai nostri estratti per brodo) dovrebbero entrare pian piano nella nostra dieta giornaliera. Anche se si tratta di prodotti che effettivamente non sono presenti nella tradizione alimentare europea (sono diffusi però da migliaia di anni in Cina e in Giappone e, d’altra parte, nemmeno patate, pomodori, mais e zucche erano sulle nostre tavole prima del 1600), il loro impiego in cucina è assai facile e, sapendoci fare, anche con risultati gastronomicamente pregevoli.


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