Il compost – prima parte

Tramite la pratica del compostaggio si va ad emulare la natura esaltando i benefìci legati ai cicli biologici essenziali. Si va ad esaltare quello che viene definito “ciclo del detrito” il quale rappresenta un anello fondamentale per la vita sulla Terra.

Ma un cumulo ben allestito, grazie al calore generato al suo interno e grazie ai processi di trasformazione che lo contraddistinguono (decomposizione e ri-sintesi), offre benefìci che vanno ben oltre il semplice reintegro di sostanza organica nel terreno poiché le caratteristiche finali di cui dispone questa matrice organica sono notevoli, e permettono di vivificare il suolo e di nutrirlo in maniera ottimale.

Ovviamente il processo di compostaggio dovrà essere realizzato al meglio ed occorrerà utilizzare i preparati biodinamici da cumulo. Il compostaggio permette la trasformazione dei residui organici in humus e quindi la loro evoluzione verso aggregati stabili e più complessi.
Trattandosi di una matrice già elaborata e stabile, potrà essere assimilata dal terreno in maniera immediata e senza alcuno sforzo con un effetto più durevole nel tempo rispetto a fertilizzanti non umificati.

Una validissima alternativa al compost è rappresentata dall’humus di lombrico: il prodotto di un processo di compostaggio all’interno del quale è stata esaltata l’attività e l’azione del lombrico, il quale viene messo nelle migliori condizioni per poter operare e per insediarsi stabilmente in grande quantità all’interno di questa massa organica.

Va da sé che l’origine della materia prima debba essere esente da agenti nocivi di varia natura. Questi composti dispongono di una importante biomassa microbica utile alla fertilità ed alla vitalità del suolo. La forma migliore di composto è quella derivante da letame bovino mescolato a paglia (il tutto ben trasformato, maturo al punto giusto e con il giusto grado di umidità).
Ovviamente saranno comunque utili e validi anche altri tipi di materiali di partenza.

Si riportano di seguito alcune considerazioni sull’uso del compost elaborate da uno dei più importanti ricercatori e, al tempo stesso, agricoltore biodinamico.
Si tratta di valutazioni operate da Ehrenfried Pfeiffer in merito ai quantitativi di compost da utilizzare nella pratica della concimazione.

Va detto che queste informazioni possono essere solo indicative poiché le caratteristiche del compost variano in base a quantità e tipologia delle materie prime (tipologia e provenienza del letame, tipologia di residui vegetali) e loro proporzioni.
Altro fattore influente è il grado di maturazione del compost. Le moderne scienze agrarie basano la concimazione sui bisogni apparenti delle colture espressi in NPK (azoto, fosforo, potassio). Ma ciò rappresenta solo un aspetto della questione.
Nel caso del compost, oltre alla valutazione di NPK, occorre valutarne il diverso comportamento rispetto ai concimi industriali. Oltre ai benefici per la vita e la struttura del terreno occorre considerare la gradualità nel rilascio degli elementi nutritivi da parte del compost (e di tutte le sostanze che dispongano di struttura umica/colloidale).
Dunque oltre ad ottenere risultati più duraturi e stabili per la fertilità del terreno, si evitano anche fenomeni di eccesso di vigoria nello sviluppo delle colture. Quest’ultimo dato risulta fondamentale per la salute delle piante (vigoria non è da confondere con vitalità). La vigoria è associata ad un’abbondanza di nutrienti, soprattutto azotati, finalizzata ad incrementare le rese. Mentre la vitalità è conseguente ad una condizione di equilibrio e armonia nello sviluppo della pianta derivante dalla qualità del suolo e da una corretta ed equilibrata nutrizione. Ciò va a migliorare e rinforzare i meccanismi di autodifesa del vegetale.

Nella moderna agricoltura industriale invece si vanno ad utilizzare notevoli quantità di sostanze azotate prontamente disponibili, e le radici non hanno necessità di approfondirsi per cercare il nutrimento e soprattutto per realizzare simbiosi con micorrize e mondo batterico (la mancanza di profondità nello sviluppo radicale è una delle cause che ha determinato l’assenza di sostanza organica e struttura negli strati più profondi del suolo). Mentre l’uso del compost va proprio a favorire le simbiosi organiche e lo scambio tra pianta e suolo (scambio bidirezionale) fin negli strati più profondi anche grazie al preparato 500K.

Per quanto riguarda quantità e proporzioni Pfeiffer suggerisce l’impiego di 300 quintali per ettaro di compost vegetale (cioè costituito da residui vegetali vari). Questo quantitativo viene indicato per colture esigenti che si trovino in terreni di medio impasto.
Le analisi da lui effettuate evidenziano per questo tipo di compost una percentuale di azoto dello 0,5. Stesso valore sia per il fosforo (0,5%) che per il potassio (0,5%). In questo caso ci si riferisce ad un compost con un contenuto di umidità pari o superiore al 50%.

Invece per un compost misto, ottenuto da residui vegetali e letame bovino fresco, Pfeiffer indica un quantitativo di 200 quintali ad ettaro per colture che necessitano di una discreta disponibilità di nutrienti (in terreni che non siano sabbiosi). Per questo tipo di compost, costituito da residui vegetali e letame fresco, il dosaggio scende a 100 quintali per ettaro nel caso di colture poco esigenti e terreni fertili.

Mentre per il letame bovino compostato asciutto (con presenza di acqua uguale o inferiore al 20%) vengono indicati 100 quintali per ettaro, in ogni tipologia di suolo, per colture che siano esigenti. Per questo tipo di compost (tendenzialmente più asciutto) la proporzione di azoto rilevata è del 2%. Stesso valore per fosforo (2%) e potassio (2%).
Per letame compostato s’intende sempre letame con presenza di paglia. Ovviamente nei terreni molto fertili questi dosaggi potranno diminuire.

Un buon compost maturo al punto giusto deve risultare umido. Se al tatto risulta umido significa che vi è circa il 50% di acqua. Se invece risulta asciutto significa che il contenuto di acqua è circa del 20-30%, mentre se risulta polveroso significa che questo valore si aggira intorno al 15%.

Questi dati dipendono direttamente dal grado di mineralizzazione e dal grado di maturazione del compost. E dunque Pfeiffer ci ricorda che il grado di maturazione del compost influisce non solo sulla percentuale di umidità ma anche sul contenuto di sostanza organica.
Compost molto maturi e vecchi subiscono un calo di umidità e di sostanza organica (il processo di mineralizzazione determina la dispersione di carbonio sotto forma di CO2). Per il compost molto maturo e vecchio, se si vogliono ottenere risultati tangibili, è possibile aumentare i dosaggi anche di molto proprio perché il quantitativo di sostanza organica è inferiore rispetto ad un compost che sia invece maturo al punto giusto.

Per quanto riguarda le percentuali di azoto, o di altri nutrienti, queste variano anche in base alle caratteristiche del materiale di partenza. Nel caso delle deiezioni animali vi saranno le percentuali maggiori di azoto nel letame prodotto da volatili. Nella foto vi è un cumulo realizzato manualmente e ricoperto con paglia.

La forma stabile di un compost ben trasformato (humus) rende meno problematica la scelta del momento per il suo impiego. Il periodo più indicato per la distribuzione del compost rimane comunque l’autunno. Una volta distribuito dovrà essere parzialmente interrato, se possibile. Ciò permetterà di ottimizzarne la funzione. Epoca alternativa ma pur sempre valida per ottimizzare l’impiego del compost è la fine dell’inverno (tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera).

Su prati stabili e superfici non lavorate (cotico erboso, inerbimento, pascolo, prato stabile) si potranno evitare lavorazioni per l’interramento a patto che si distribuisca il compost tassativamente nella stagione autunnale. Si tratta di tempistiche finalizzate al miglioramento del suolo e delle sue necessità.
Nella moderna agronomia invece, per quanto riguarda la pratica della concimazione e le tempistiche annesse, si tiene conto quasi esclusivamente delle esigenze della pianta in sé partendo da altri presupposti (uso di sali solubili e nutrienti prontamente disponibili).

Il titolo dei principali elementi nutritivi varia e oscilla in base al tipo di sostanze presenti all’interno del cumulo: azoto da 0,7 a 2,4 – fosforo da 0,4 a 2 – potassio da 0,5 a 1,4 – magnesio da 0,8 a 2,1 – calcio da 6 a 15.


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