Paura

La gente ha paura. Quante volte abbiamo sentito quest’affermazione generica, non verificabile, comunicata dopo qualche avvenimento tragico? Chi interpreta la paura, spesso è chi la diffonde per trarne vantaggio. Per capire chi può avere un interesse nel diffondere la paura dobbiamo risalire al significato contenuto nella stessa parola.

"Paura" dal latino ‘pavura’ o ‘Pavere’ (aver paura) declinazione di ‘pavire’ (battere il terreno per livellarlo) o pavimento. L’aver paura è dunque la conseguenza dall’essere battuto e livellato, schiacciato. La paura, infatti, è sempre funzionale al potere, quando tende verso semplificazioni  non democratiche. La democrazia (Demos ‘popolo’ Krateo ‘esercitare il potere’) è una delle realizzazioni umane della massima complessità equivalente alla creazione del mondo, in cui l’uomo si può identificare con "Olos" l’intero, il popolo.

Mentre il "Tiranno" esclude la democrazia esercitando il "terrore" (il potere imposto con la violenza), la democrazia contiene il "Dittatore" (colui che vorrebbe "dettare" le sue regole) per cui ha, al suo interno, il potenziale nemico. Ogni singolo individuo è un potenziale nemico della democrazia. Quando non ha una dose sufficiente di coraggio (cor, cordis ‘cuore’), quando la paura rende la sua umanità vile (di poco valore), diventa un codardo, si arma: soprattutto di odio, d’ignoranza, non vuole sapere dell’altro.

Il vigliacco riduce, semplifica a poca cosa la sua coscienza, ma gonfia a dismisura la sua aggressività fino alla paranoia, per cui non esiste limite agli strumenti di morte che dovrebbero garantire la sua tranquillità tombale. Una società che ha paura è una comunità ammalata e, se non si cura, rischia la morte. I sintomi sono già evidenti: scompare la gioia, la dolcezza del sorriso sostituito dalla contrattura mascellare, l’ironia e la satira viste come propaganda del nemico.

Si diffonde l’insofferenza verso disabili, deboli, marginali e la difesa violenta del proprio egoismo come diritto extralegale, come dire, la legge vale per gli altri non per noi. Eppure la cura dalla paura è semplice ci vuole coraggio, non eroismo come tentano di farci credere per mortificarci, non fegato, ma cuore. Detto in altre parole dobbiamo amare il nostro prossimo, la paura si vince quando comprendiamo cosa significa "porgere l’altra guancia". Non dobbiamo rimanere schiacciati sul pavimento, ma per quanto battuti risollevarci, abbracciare chi non conosciamo, diventare "popolo" con lui.

Crescendo la democrazia cresce in noi la coscienza d’essere una parte di un tutto più grande fino ad abbracciare anche il dittatore e rendendolo uno di noi, insegnandogli ad essere innocuo, ma felice.

(Biolcalenda Dicembre 08)


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